51. La paura della verità

da qui

La verità esiste, diceva don Mario: come dargli torto? In realtà sono in molti, oggi, a contraddirlo, sostenendo la necessità di convertirsi a un relativismo implicito in ogni affermazione, all’impossibilità di stabilire con certezza scale di valori e priorità. Non c’è da stupirsi se l’effetto della frammentarietà, eletta a sistema di pensiero, sono angoscia e inconsistenza, che minano alla base l’aspirazione a trovare serenità e pace nella vita. A rinvenire, cioè, una verità che supera se stessi, e si radica al contempo nel profondo della propria identità.
How many roads must a man walk down/ Before you call him a man?, si chiedeva Bob Dylan. Quante strade dovrà percorrere un uomo, prima che lo possa dire uomo? Quanti labirinti affronterà, prima d’imbattersi in una via d’uscita? Rimane memorabile, in proposito, il racconto L’Orlando pazzo per amore di Italo Calvino – nel libro Il Castello dei destini incrociati -, in cui il paladino, rappresentato dal tarocco dell’Appeso, dichiara, con uno sguardo divenuto luminoso: Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge anche all’incontrario. Tutto è chiaro. Dobbiamo percorrere i vicoli infiniti dell’insensatezza, per scoprire che, alla fine, la via maestra non è accessibile alle mappe che il mondo ci propone. E’ un altro grande artista a ricordarcelo, Federico Garcia Lorca, nella poesia intitolata Questo è il prologo: il poeta Sabe que los senderos/ son todos imposibles,/ y por eso de noche/ va por ellos en calma (il poeta sa che i sentieri sono tutti impossibili, per questo li percorre nella notte, calmo). L’uomo, allora, non ricerca più qualcosa, ma qualcuno, a cui avverte di poter appartenere, anche se stenta a riconoscerlo. Nel vangelo è una dinamica palese: basti pensare alle chiamate dei discepoli, a episodi come quello di Zaccheo, alle tante guarigioni operate e non richieste. E’ la Verità che cerca l’uomo: a lui spetta, soprattutto, una risposta. E’ duro ammetterlo; lo si nota in alcune incongruenze della liturgia, come l’invocazione “ascoltaci, o Signore”: siamo noi che dobbiamo ascoltare, ridurci al silenzio, per cogliere la Verità che ci abita da sempre. Non a caso, l’uomo d’oggi è del silenzio stesso che ha paura: preferisce stordirsi coi rumori di un circo sempre all’opera e sempre più invadente, che lo illude di guadagnare in piacere e intensità, mentre lo svuota e lo degrada. L’uomo ha paura della verità, presenza silenziosa che lo attende fino all’ultimo, come risulta dai versi “inconsapevoli” di Clemente Rebora, precedenti la  sua sorprendente conversione: Dall’immagine tesa/ vigilo l’istante/ con imminenza di attesa –/e non aspetto nessuno:/ nell’ombra accesa/ spio il campanello/ che impercettibile spande/ un polline di suono –/ e non aspetto nessuno:/ fra quattro mura/ stupefatte di spazio/ più che un deserto/ non aspetto nessuno./ Ma deve venire,/ verrà, se resisto/ a sbocciare non visto,/ verrà d’improvviso,/ quando meno l’avverto./ Verrà quasi perdono/ di quanto fa morire,/ verrà a farmi certo/ del suo e mio tesoro,/ verrà come ristoro/ delle mie e sue pene,/ verrà, forse già viene/ il suo bisbiglio.

7 pensieri su “51. La paura della verità

  1. “La Verità ci abita”

    “Ridurci al silenzio, per cogliere la Verità che ci abita da sempre”,
    ignorando le altre inutili presenze, frastuono di frantumi accesi inutilmente alla tua ombra, Verità lucente, il più segreto dei miei segreti, che ” mi spingi nelle tue vie, che menano solo all’oscurità della tua notte, che a te solo è luce” e che pure soavemente beatifica senza parole, dolce “Verbo inespresso”!
    “Essere tua culla, tuo
    giaciglio; talamo
    di nozze
    fra terra e cielo”. (Turoldo)

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  2. Non aver paura, sono io..

    Non aver paura, sono io. Non senti
    che su te m’infrango con tutti i sensi?
    Ha messo ali il mio cuore
    e ora vola candido attorno al tuo viso.

    Non vedi la mia anima innanzi a te
    adorna di silenzio?
    E la mia preghiera di maggio
    non matura al tuo sguardo come su un albero?

    Se sogni, sono il tuo sogno
    ma se sei desto sono il tuo volere;
    padrone d’ogni splendore
    m’inarco, silenzio stellato,
    sulla bizzarra città del tempo.

    Rainer Maria Rilke

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  3. Restare in silenzio

    Ora conteremo fino a dodici
    e tutti resteremo fermi.
    Una volta tanto sulla faccia della terra,
    non parliamo in nessuna lingua;
    fermiamoci un istante,
    e non gesticoliamo tanto.

    Che strano momento sarebbe
    senza trambusto, senza motori;
    tutti ci troveremmo assieme
    in un improvvisa stravaganza.

    Nel mare freddo il pescatore
    non attenterebbe alle balene
    e l’uomo che raccoglie il sale
    non guarderebbe le sue mani offese.

    Coloro che preparano nuove guerre,
    guerre coi gas, guerre col fuoco,
    vittorie senza sopravvissuti,
    indosserebbero vesti pulite
    per camminare coi loro fratelli
    nell’ombra, senza far nulla.

    Ciò che desidero non va confuso
    con una totale inattività.
    È della vita che si tratta;….

    Se non fossimo così votati
    a tenere la nostra vita in moto
    e per una volta tanto non facessimo nulla,
    forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
    di non riuscire mai a capirci
    e di minacciarci con la morte.

    Forse la terra ci può insegnare,
    come quando tutto d’inverno sembra morto
    e dopo si dimostra vivo.

    Ora conterò fino a dodici
    e voi starete zitti e io andrò via.

    Pablo Neruda

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  4. verrà come ristoro/ delle mie e sue pene,/ lo auguro tanto ad una persona che mi sta accanto!
    La dignità di un uomo o donna che sia, quando viene calpestata tutta una vita è veramente difficile da sopportare e poi arrivano le malattie… lo specchio di un’anima sola contro.. …

    ernestina.
    grazie sempre a Dio che ci salva!

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  5. La verità aiuta riconoscere nostre debolezze, nostra imperfezione per migliorarsi. E proprio questo è il senso della nostra vita- andare sempre verso la Verità

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  6. Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi.

    M. Gramellini

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  7. La paura della verità. La paura che ci limita, abbiamo paura di cambiamenti, di sforzi per migliorarsi, si limitiamo allo sguardo soggettivo con falso immagine di noi stessi, o perché ci crediamo che questo è giusto o perché ci manca un orizzonte obbiettivo.

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