I LIBRI DEGLI ALTRI n.108

Guido Guidi Guerrera, Avatar Beauty ProjectSalvate (almeno) la faccia. Guido Guidi Guerrera, Avatar Beauty Project, Baiso (Reggio Emilia), Verdechiaro Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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La fisiognomica è un’arte antica e che nasce dallo sviluppo della riflessione filosofica sul rapporto tra corpo e anima. I tratti del volto (soprattutto il riflesso dello sguardo e il taglio della bocca) sono tra le forme espressive che caratterizzano il corpo umano e lo rendono unico e indistinguibile rispetto a quello di tutti gli altri esseri umani.

Il primo ad accorgersene è stato, ovviamente, Aristotele e, dopo di lui, allo stesso modo se ne sono interessati alcuni scrittori della tarda antichità greca e latina come Tolomeo e Manilio e, infine, lo hanno fatto autori dell’epoca del Rinascimento trionfante come Agrippa di Nettesheim nel De Occulta Philosophia o Giambattista Della Porta nel suo splendido e ancora attuale De Humana Physiognomonia libri III o Gerolamo Cardano nella Metoposcopia del 1648 ne hanno esaltato gli aspetti esoterici collegandosi alle signaturae cosmiche presenti nell’universo sulla scia della loro lettura cristiana della Kabbalah.

Ma il percorso della fisionomica troverà il suo maggiore esponente in Johann Kaspar Lavater che in una lunga serie di testi (in massima parte contenuti nel suo Von der physiognomik del 1772-1774) cercherà di sintetizzare il destino degli uomini leggendolo nei segni caratteristici del loro volto1.

Sarà il primo di una lunga serie di autori in epoca moderna che troveranno nella mobile e cangiante fisionomia degli esseri umani la chiave di volta della loro personalità e della loro stessa costituzione soggettiva. Nel suo libro, Guido Guidi Guerrera ne esamina velocemente ma con seria attenzione l’attività confrontandosi con essi e non rifiutandone seccamente l’operato rifugiandosi nella classificazione indiscriminata di “pseudoscienza” o di ciarlataneria come è sovente accaduto.

Se è certamente ormai tramontato il sogno un po’ delirante (anche se condotto a termine con una severa procedura di tipo rigorosamente positivistico) di Cesare Lombroso di sconfiggere la criminalità e la sovversione politica affidandosi all’esame dei tratti del volto di coloro che ne erano (o forse ne sarebbero stati) gli artefici manifesti, resta il fatto che il volto costituisce pur sempre il biglietto di visita di ciascuno e la volontà di interpretarne il fato e gli sviluppi futuri resta sempre una forma di giudizio praticata continuamente anche se spesso in maniera inconsapevole.

Il paragone che tra il volto umano e le caratteristiche tipiche di certi animali (dal più prosaico maiale alla più nobile volpe, dall’atistocratico cavallo alla più disprezzata e comune gallina) viene continuamente fatto sta lì a confermarlo.

Ma, secondo Guerrera, è in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde che la letteratura e la fisionomica celebrano uno dei loro maggiori trionfi proprio nella sinergia tra descrizione fisica e analisi morale dei personaggi creati da Robert Louis Stevenson :

«E’ invece con uno scrittore come Stevenson che si compiono passi decisivi nella direzione di una personalità scissa, vivisezionata dalla penna del suo autore mentre sta avvenendo la trasformazione del volto. Ancora lo studio del viso in primo piano, ma del soggetto adesso si sottolinea non a caso anche l’andatura deturpata dallo zoppicare così attinente all’iconografia diabolica in cui sovente il maligno è ritratto con la mostruosità del piede caprino che lo rende “squilibrato”, e perciò incapace di una perfetta deambulazione. Hyde è il nascosto per antonomasia, il mostro rannicchiato nel cuore umano pronto a esplodere nella sua furia. Jekyll esibisce al contrario l’aria rassicurante dell’uomo di scienza, della persona perbene e affidabile. Entrano in scena ora uno, ora l’altro. […] Freud fa capolino dalle pagine di Stevenson, per questo la visione della maschera mostruosa di Hyde, dietro alla quale si potrebbe nascondere ognuno di noi, riesce a fare ancora paura»2.

Ma, nonostante la necessità della fisiognomica nella scrittura letteraria e la persistente fortuna di studi che la pongono al centro della loro ricerca sulla soggettività umana, la possibilità di leggere il carattere di uomini e/o donne nei segni e nelle deformazioni più o meno piacevoli della loro faccia, rischia di essere relegata nel mondo del passato o nel “paradiso” dei bibliofili e degli eruditi.

L’irruzione del mondo 2.0, quello della rete telematica e di Internet, nella vita quotidiana di ognuno fa sì che chi lo desidera potrà presentarsi sulla scena del set cibernetico con il volto ritoccato da Photoshop o addirittura con uno o più volti diversi spesso anni-luce dal proprio impersonando molteplici e sempre diversamente caratterizzati avatar.

Quello che nella mitologia indù rappresenta la personificazione materiale umana del corpo della divinità (nel libro sacro della Bhaghavad Gita, ad esempio, Krishna è l’avatar prediletto del dio Vishnu) è oggi alla portata di tutti e ognuno può approfittarne largamente.

Ciascuno degli abitanti della Terra, dunque, ha diritto al suo avatar e può aspirare all’immortalità nei giganteschi mega-archivi dei database della rete che avvolge il pianeta.

«La possibilità di crearsi un avatar con almeno una second life, la possibilità di centuplicare la propria immagine in foto che costellano i profili dei maggiori social network sono l’ennesima riprova di un prepotente desiderio di disidentificazione dal proprio sé quotidiano e dell’istintiva ricerca di una qualche forma di immortalità. La propria carne non più viziata dalle offese del tempo viene consegnata alla dimensione della sopravvivenza incorruttibile formato digitale. Qualcosa che richiama alla mente la maschera applicata al volto dei faraoni morti e le piramidi fatte apposta per preservare il corpo mummificato: usanze remote che hanno molto a che fare con certe pratiche del nostro tempo. La differenza sostanziale è che attraverso l’edificazione di un avatar si pensa di anticipare l’evento fatale e di essere arbitri personali della propria sopravvivenza a tempo indeterminato. Noi non ci saremo più e probabilmente tra molti secoli la nostra immagine circolerà ancora nel cyberspazio, così come avevamo deciso di farla conoscere in uno dei nostri quotidiani deliri. Chi saprà dire a quel punto chi era davvero una persona dai tratti ritoccati con Photoshop ?»3.

Guerrera non prende posizione al riguardo: da un lato, non esalta certamente le potenzialità di de-responsabilizzazione che questa nuova e inedita situazione presenta, dall’altro non crede neppure in un irrealistico ritorno al passato all’epoca della carta e penna per scrivere i propri testi e delle poste per inviare i propri messaggi altrove. Accetta, per così dire, la situazione così com’è, senza giudicarla apertamente. Ma il suo libro, però, non può sfuggire alle regole di ogni pamphlet che si rispetti (e il saggio di Guerrera è, in realtà, proprio questo) e il tono satirico che lo caratterizza dà il senso del distacco che caratterizza la prosa dello scrittore messinese.

Non si tratta di condannare i costumi di un’epoca “trista” ed esecrabile né esaltarne la forza e la novità rispetto a quella precedente ma di tenersene lontani, seguendo una propria, possibile strada e utilizzando le potenzialità del presente in modo da ricavarne ciò che ha di meglio e di praticabile.

Seguendo l’esempio di Louis Corman, un importante studioso francese attivo negli anni Trenta e autore di un trattato di fisiognomica integrata con la morfopsicologia in modo tale da contemperare le esigenze di entrambe fondendole con le discipline orientali di meditazione intrapsichica, lo studio dei movimenti e delle caratteristiche del volto può permettere di cogliere in esso la dimensione psicologica in cui il soggetto che ne è portatore si muove e conduce la propria esistenza.

La stessa esperienza si ritrova in un testo di Franco Battiato (di cui Guerrera è stato già due volte attento e compartecipe biografo ed esegeta), non a caso intitolato proprio Fisiognomica :

«Leggo dentro i tuoi occhi / da quante volte vivi / dal taglio della bocca / se sei disposto all’odio o all’indulgenza / nel tratto del tuo naso / se sei orgoglioso fiero oppure vile, / i drammi del tuo cuore / li leggo nelle mani / nelle loro falangi / dispendio o tirchieria. / Da come ridi e siedi / so come fai l’amore / quando ti arrabbi / se propendi all’astio o all’onestà / per cose che non sai e non intendi / se sei presuntuoso o umile, / negli archi delle unghie / se sei un puro un avido o un meschino…»4.

Forse nella fisiognomica, questa scienza antica probabilmente come il mondo risiede una saggezza che il culto degli avatar della Second Life in Internet o dei “ritocchi” della chirurgia estetica come “rattoppo” ai “danni” fatti dal tempo e dalla natura non potranno mai sostituire e che, tuttavia, finiranno per far perdere al genere umano.


NOTE

1 Questo ardito (quanto cristianissimo) tentativo di Lavater gli comporterà il disprezzo e la disistima di Jean-Christoph Lichtenberg che della sua opera scriverà che : “Se la fisiognomica diventerà un giorno quello che si aspetta Lavater, si impiccheranno bambini prima che abbiano compiuto imprese che meritano la forca!”.

2 G. G. GUERRERA, Avatar Beauty Project, Baiso (Reggio Emilia), Verdechiaro Edizioni, 2013, pp. 28-29.

3 G. G. GUERRERA, Avatar Beauty Project cit. , pp. 90-91.

4 G. G. GUERRERA, Avatar Beauty Project cit., p. 74. A Franco Battiato Guido Guerrera ha dedicato due testi di ricostruzione biografica : Franco Battiato. Un sufi e la sua musica, Firenze, Shakespeare and Company Florentia, 1994 e Battiato. Another Link, con prefazione di U. Broccoli, Baiso (Reggio Emilia), Verdechiaro Edizioni, 2006

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I libri degli altri è il titolo di una raccolta di lettere scritte da Italo Calvino tra il 1947 e il 1980 e relative all’editing e alla pubblicazione di quei libri in catalogo presso la casa editrice Einaudi in quegli anni che furono curati da lui stesso. Si tratta di uno scambio epistolare e di un dialogo culturale che lo scrittore intraprese con un numero notevolmente alto di intellettuali e scrittori non solo italiani e che va al di là delle pure vicende editoriali dei loro libri. Per questo motivo, intitolare una nuova rubrica in questo modo non vuole essere un atto di presunzione quanto di umiltà – rappresenta la volontà di individuare e di mettere in evidenza gli aspetti di novità presenti nella narrativa italiana di questi ultimi anni in modo da cercare di comprenderne e di coglierne aspetti e figure trascurate e non sufficientemente considerate dalla critica ufficiale e da quella giornalistica corrente. Si tratta di un compito ambizioso che, però, vale forse la pena di intraprendere proprio in vista della necessità di valutare il futuro di un genere che, se non va “incoraggiato” troppo (per dirla con Alfonso Berardinelli), va sicuramente considerato elemento fondamentale per la fondazione di una nuova cultura letteraria… (G.P)

 

 

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