52. La giustizia

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Le facoltà di cui abbiamo parlato – intelligenza, libertà, volontà – sono strumenti di cui disponiamo per scoprire e gestire i valori e gli attributi dell’essere umano, le dimensioni della nostra natura, che riflettono l’immagine di Dio, per il credente. Bello, buono e vero sono generatori di bisogni e aspettative che vanno riconosciuti e perseguiti, se si vuole giungere all’individuazione della propria unicità come essere nel mondo. Da questa concezione emerge il dato di una grande dignità e il rispetto assoluto che si deve, per principio, a ogni persona: siamo, per essenza, una realtà bella, buona e vera (“tov meod”, dice la Bibbia: “una cosa molto buona”, Gen 1,31) che è un dovere riconoscere anche a chi non riesce ad adeguarvisi, compiendo delle scelte sbagliate. Questo è giustizia, per don Mario: l’unico criterio che consente una corretta convivenza. Il valore della persona è inalienabile, e accoglierlo non rientra in un ambito di amore – che è un passo in più, possibile a partire da questo livello basilare -, ma nell’ambito del giusto.
L’analisi transazionale trasmette il concetto in modo semplice, affermando che le relazioni si dovrebbero basare su un assunto: “Io sono ok, tu sei ok”; ciò che non va è un problema da risolvere e affrontare, mai una mancanza di valore.
Il concetto di giustizia, dunque, non trova radice nelle leggi positive, perché queste dipendono dalle singole culture: ciò che ieri era giusto, oggi può apparire senza senso. La giustizia autentica non può essere instabile e parziale, ma si fonda su valori universali.
Il riconoscimento della dignità non dipende dai talenti e dal successo, è al di sopra di risorse e risultati, e per questo motivo favorisce un’armonia nella diversità degli ideali e delle prassi.
Diventa decisivo, in questa prospettiva, educare alla giustizia, alla presa di coscienza di ciò che definisce la persona. Don Mario invitava gli uditori ad essere coerenti: “trattatevi bene!”, usava dire. Se il comportamento è affermazione di ciò che è scritto in noi, è impossibile affermare “ti stimo, ti rispetto” e dopo insultare o agire con violenza. L’unità dell’essere richiede convinzioni che coincidano coi fatti.
Gli insegnamenti di don Mario sono attuali: tanto più in un mondo che rinnega i valori universali e per questo precipita nel vortice dell’odio, nella bieca esaltazione del non essere.

11 pensieri su “52. La giustizia

  1. Non so se interpreto bene, ma per essere “coerenti” al problema del male, della sofferenza,al grido del dolore innocente, non c’è risposta. Non si può rispondere con le parole, ma solo condividendo totalmente, il male e la sofferenza degli uomini.

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  2. LA GIUSTIZIA
    Tu l’Essere, divino riflesso nelle creature.
    Tu la Bellezza splendente negli uomini.
    Tu l’Amore, scintilla nell’umanità “bella, buona e vera” che non vedo per la mia cecità, per la mia ignoranza, per la mia sviata volontà, Tu che pure fai tenda in ogni creatura, perfezionatore dei figli dell’uomo, tesoro nascosto da scovare disseminato nell’umanità, splendore che stupisce nell’ identità personale di ciascuno: “valore inalienabile che è un dovere riconoscere..e che accoglierlo non rientra in un ambito di amore..ma nell’ambito del giusto”, misconoscenza che esige una redenzione.
    Dov’ è la mia giustizia? e il mio “sentire su Dio in bontà”?
    L’umanità, sindone del tuo essere divino, deturpata, ferita, lebbrosa, cerca Te, Amore intemerato, dal cui costato squarciato, segreto giardino dello Spirito, hai riversato sui figli dell’uomo torrenti d’amore inarrestabili.

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  3. @ Fabrizio
    Grazie per il tuo servizio alle anime, questo far rientrare in sè per scrutare l’interiore, per strappare dalla mediocrità, dall’inganno dell’acquiescenza e ferirsi per guarire, per entrare nella Verità.

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  4. In una antica preghiera della liturgia ambrosiana i fedeli chiedono a Dio : ” Dona sempre al tuo popolo pastori che inquietino la falsa pace delle coscienze”. L’appello alla coscienza crea sempre una certa apprensione, noi possiamo fare nostra questa orazione e chiedere l’aiuto a saper intercedere, per unire, per pacificare ogni sorta di conflitto ,, per poter resistere anche se devo pagare di persona, per perseverare anche se rimango solo e mi sento abbandonato, per aver fiducia soltanto nella potenza di Dio, senza calpestare le esigenze della giustizia, senza odiare, giudicare, senza mostrarsi indifferenti.

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  5. Trattatevi bene: due parole così semplici e così belle. Una calamita per sostenersi uno con l’altro nell’avventura complessa della vita, dove la mancanza di profondità e ciò che le ruota intorno passa spesso per cosa sempre più banale. La semplicità, dunque, per imparare a ri-trovare il sogno nascosto, quel Bene al quale, in fondo, ciascuno aspira.

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