Il Cile falsificato: intervista senza intervistato a Maurizio Chierici sul suo libro “Il presidente deve morire”

Il presidente deve morireIl Cile falsificato: intervista senza intervistato a Maurizio Chierici sul suo libro Il presidente deve morire.

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di Andrea B. Nardi

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L’odio cieco verso gli Usa, meno ideologico che nevrotico, porta alcuni individui ad alimentare menzogne, propagandare calunnie, falsificare la storia. Spesso a distanza anche di decenni. È quanto pare essere accaduto con questo libro di Maurizio Chierici, il quale, certo contando sulla generale memoria corta del pubblico, pretendeva di riscrivere a modo suo i fatti drammatici del Cile di oltre quarant’anni fa. Noi volevamo intervistarlo non solo per smentirlo ma soprattutto per sentire le sue ragioni. Purtroppo, dopo un iniziale assenso, l’autore, dopo aver letto le nostre domande, si è reso latitante senza mai concedere l’intervista. Ecco le domande che gli avevamo inviato.

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– Questo suo libro è un reportage storico o un romanzo di fantasia?

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– Il titolo e il sottotitolo accusano spettacolarmente Nixon e Kissinger d’aver tentato di uccidere Allende: all’interno del libro, però, non appare nessun documento, argomentazione, indagine, né tantomeno prova di quanto annunciato nel titolo. Naturalmente Nixon e Kissinger non hanno mai fatto uccidere nessuno. Non le pare che questo approccio sia fuorviante e indegno di una seria indagine giornalistica?

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– Nell’incipit si afferma che nuovi elementi atti a sostenere le accuse contro la presidenza Nixon siano emersi dalla derubricazione operata da Clinton su alcuni documenti segreti della Casa Bianca. In realtà nel libro non viene citato nemmeno uno di questi documenti, la loro collocazione, dove siano registrati, il loro titolo, protocollo, riferimenti, ecc. Come mai? Sono forse inventati?

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– Il testo è infarcito di virgolettati in italiano che vorrebbero farne presumere l’autenticità: a parte l’irregolarità redazionale di virgolettare traduzioni in luogo di originali, ma soprattutto non viene specificato mai a quale documento il virgolettato appartenga, quale ne sia la fonte, chi lo abbia tradotto e come sia il testo originale. Si tratta quindi di virgolettati di fantasia?

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– Tutto il suo intreccio prende le mosse dai famosi articoli di Jack Anderson pubblicati il 21 e il 22 marzo 1972 in cui si riferiva di conversazioni telefoniche tra i manager dell’ITT e un membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale. L’ITT sarebbe stata disposta a stanziare alcuni fondi per sostenere gli oppositori elettorali di Allende. Già all’epoca venne accertato dallo stesso Anderson che la Casa Bianca, e Kissinger in prima persona, declinarono l’offerta, e la cosa si risolse in niente. Perché lei tralascia di dirlo?

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– Coi medesimi intenti complottistici lei cita allusivamente anche la Pepsi-Cola, ma, come si sa, l’unica attinenza riguarda l’ospitalità offerta il 14 settembre 1970 da Don Kendall, uno dei direttori della Pepsi, ad Augustin Edwards, direttore del quotidiano El Mercurio, uno dei più stimati giornali cileni, avversario politico di Allende, in quei giorni in visita a Washington. Nixon e Kissinger incontrarono entrambi e ovviamente non poterono non allarmarsi per le notizie provenienti dal Cile. Quali sono i suoi elementi concreti per definire la Pepsi-Cola mandante della fine di Allende?

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– Buona parte del libro intesse un elogio della politica di Allende, piangendone la fine da martire sotto i colpi golpistici della potenza imperialista americana. Ciò, come si sa, è un palese falso storico. Allende perseguì una politica economica, finanziaria, sociale, talmente catastrofica, nonostante gli aiuti umanitari statunitensi e le sovvenzioni sovietiche, che in meno di tre anni ridusse il Cile sul lastrico. La popolazione cilena, esasperata e vessata dal regime totalitario di Allende, nel 1973 vide aumentare il costo della vita del 238%, a causa dell’inflazione incoraggiata dal governo per espropriare le classi medie. Era il caos, gli scioperi coinvolgevano studenti, insegnanti, minatori, operai, impiegati: si fermò il 100% dei trasporti, il 97% del commercio, l’80% dei settori professionali e l’85% delle cooperative contadine. Allende cadde a causa della sua incapacità di governo accecata da un delirio ideologico, non certo per il risibile embargo americano. Perché lei non ne accenna?

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– Un altro elemento caratterizzante la dittatura di Allende fu il ricorso a squadracce violente per provocare disordini, chiudere i giornali d’opposizione, occupare ed espropriare illegalmente fabbriche e aziende agricole, e favorire l’ingresso in Cile di mercenari cubani e sovietici. Famoso, fra gli altri, l’imbarazzante caso delle tonnellate di armi clandestine, definite da Allende opere d’arte, di cui venne provata la destinazione avverso gli oppositori politici. Anche di questo il libro tace, come mai?

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– All’epoca del Watergate, varie furono le commissioni anti-Nixon che indagarono su eventuali coinvolgimenti della Casa Bianca nella caduta di Allende, ma tutte ne accertarono senza ombra di dubbio la totale estraneità. Il golpe cileno del 1973 fu concepito e attuato esclusivamente dai militari cileni su pressione popolare interna, così come la linea della Cia fu di non coinvolgimento anche precedentemente alla salita al potere di Allende. La cospirazione del generale cileno Viaux nel 1970 ricevette il preciso ordine di desistere proprio dalla sede Cia di Santiago su istruzione di Kissinger, ma a dispetto di ciò il generale agì per proprio conto e all’insaputa degli americani; il secondo tentativo di golpe di un gruppetto di maldestri militari cileni che il 19 ottobre 1970 chiesero in prestito alla Cia tre (!) fucili non raggiunse nemmeno mai la luce. Ogni indagine giudiziaria e senatoriale stabilì che la Casa Bianca non dette mai appoggio, assistenza, né approvazione a questi complotti, delle cui azioni seguenti era all’oscuro. Quali elementi probatori ha lei per sostenere il contrario?

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– Nonostante la ovvia rabbia di Nixon per la presa di potere in Sudamerica di un altro acerrimo nemico degli Usa (come Allende non perdeva occasione di definirsi), il Cile non rientrò mai nelle priorità dell’amministrazione Nixon, troppo impegnata su altri contemporanei fronti di gravi crisi, dal Vietnam, al Medio Oriente, a Cienfuegos. La linea politica di Kissinger diramata a tutti gli istituti interessati fu la celebre direttiva atteggiamento freddo ma corretto. Lei ha prove di altro tenore?

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– A pagina 43 lei definisce il Comitato dei Quaranta una (s)pecie di fantasma, ammantandone una struttura clandestina fuori legge del governo Usa per operazioni criminali oltre confine: tutto ciò è smentito dalla realtà. Il Comitato dei Quaranta era legale e legittimo, composto dai vicesegretari del dipartimento di Stato e della Difesa, dal direttore della Cia, dal capo di Stato Maggiore interforze, dall’assistente presidenziale per gli affari della Sicurezza Nazionale, e dal Ministro della Giustizia. Suo compito era sovrintendere alle normali operazioni di spionaggio. Tutti i documenti riguardanti il Comitato dei Quaranta furono resi pubblici già dalla Commissione Church. Perché lei insinua il contrario e su quali prove?

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– Nel libro si insiste sulla responsabilità americana riguardo ai fantasmagorici finanziamenti che avrebbero portato al rovesciamento di Allende. Nel 1963-64 Kennedy e Johnson stanziarono 3 milioni di dollari per le campagne politiche di Frei, e durante il governo Frei si arrivò a un miliardo di dollari. Con Nixon furono 135.000 i dollari stanziati nel marzo 1970 per la propaganda politica anti-Allende con volantini, pubblicità e manifesti, e 250.000 dollari il 14 settembre per supportare il candidato Alessandri. In seguito all’elezione di Allende, la Casa Bianca stanziò 3.88 milioni di dollari nel 1971 per sostenere i partiti politici e i media minacciati di estinzione a causa delle violenze del regime di Allende, e altri 2.54 milioni nel 1972 in vista delle elezioni del 1976. Secondo lei questi finanziamenti americani concessi alla propaganda elettorale di partiti e giornali oppositori di Allende furono sufficienti a far capitolare il regime? Non le sembra che se fosse stato tanto semplice allora nella storia non sarebbero esistiti regimi nemici degli Usa? In realtà, non le pare legittimo che gli Usa abbiano sovvenzionato i partiti politici amici, così come veniva fatto dall’Urss per i propri, e nella fattispecie verso Allende che auspicava un socialismo marxista totale?

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– Lei imputa agli Usa l’aver provocato la feroce crisi economica cilena con un embargo. Dimentica però che, al contrario, l’amministrazione Nixon mantenne gli aiuti umanitari al Cile, non applicò l’emendamento Hickenlooper nonostante l’esproprio senza indennizzo ai danni di imprese americane effettuato dal governo Allende, diede corso a forniture militari richieste dai generali fedeli ad Allende sperando nella politica della porta aperta. Al contrario, Allende proclamò le note moratorie dei debiti esteri non onorando i debiti contratti, mentre proclamava l’assurda teoria d’aver diritto a sussidi americani per svolgere la sua politica anti-americana. Nel 1972 il Cile si accordò con le banche americane per rifinanziare trecento milioni di dollari del debito estero; da qui vennero concessi ulteriori prestiti al Cile dalle banche Usa per un totale di trecento milioni di dollari con cui coprire il passivo del debito pubblico per gli anni 1972-74. Si potrebbe continuare. Davvero lei crede che furono gli Usa a provocare il disastro economico del Cile?

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– A pagina 34 lei definisce Kissinger impegnato a nascondere sotto i cerotti la disfatta del Vietnam. Non le sembra più corretto affermare che tale disfatta fosse da attribuire alle amministrazioni Kennedy e Johnson, e a Kissinger e Nixon andasse invece il merito d’aver rotto il blocco sovietico-cinese, portando alla fine il conflitto vietnamita e instaurando nuove relazioni geopolitiche con la Cina?

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– Molto in piccolo sulla copertina appare l’ambigua dicitura Romanzo nella storia. Non ritiene che scrivere di fantasia su un argomento tanto delicato, politicamente e storicamente, senza rendere esplicita la sua non aderenza alla verità, renda un pessimo servizio all’informazione e alla cultura in genere, specie per un giornalista accreditato al Corriere della Sera come lei?

Il presidente deve morire – Come Nixon, Kissinger e la Pepsi Cola hanno organizzato la fine di Allende, di Maurizio Chierici, Edizioni Anordest, 2013, pp. 128, euro 12,90.

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