54. La superbia

da qui

L’assurdo è che vorremmo avere dalla non verità gli stessi effetti e benefici della verità. Poi ci sentiamo ingannati dalla vita e, invece d’ammettere d’aver deviato, diciamo di non credere più in niente. Assecondando la superbia, l’uomo afferma e difende una propria verità, invece di riceverla. Nel simbolo della creazione, illustrato nel libro della Genesi, s’illude, tentato dal serpente, di diventare come Dio: non con la sua grazia – “io ho detto: voi siete dèi” (Sal 82,6) – ma facendosi arbitro del bene e del male. Un delirio di onnipotenza, dietro cui s’intravedono carenze affettive, complessi d’inferiorità, problemi irrisolti che spingono a cercare compensazioni e surrogati. La persona deve sempre dimostrare qualcosa: il suo valore, la superiorità su famigliari, amici, colleghi di lavoro, che non sono mai compagni, ma rivali; la competizione scalza la condivisione e la svuota dal di dentro. In questo modo, è impossibile la crescita: le dinamiche interiori si cristallizzano in un gelido e infecondo narcisismo. Neanche l’amore può sbocciare, perché l’altro non è il fine a cui guardare, superando se stessi, ma uno strumento asservito ai propri scopi. La sclerosi della vitalità si traduce in solitudine, in cecità interiore, in una indifferenza nei confronti degli altri e di se stessi. Ostentando perfezione, il superbo non fa che denunciare il proprio bisogno di ricevere conferme, mendicando un’accoglienza che a queste condizioni non può avere. Tipico dei nostri tempi è sentirsi isolati all’interno di una folla, in cui ognuno afferma se stesso disinteressandosi degli altri. Persino il rapporto con Dio si trasforma in proiezione di manie di grandezza e illusioni di autosufficienza. Della fede non resta che una spiritualità ostentata e una sorda e sordida abitudine alla competizione ed al confronto. Così facendo, si smarrisce il significato comunionale della Chiesa, ridotta a una giostra infernale in cui ciascuno deve vincere sull’altro. Antidoti alla superbia, nella tradizione ecclesiale, sono la direzione spirituale, l’obbedienza e l’umiltà: tre modi per aprirsi all’altro. Quell’altro che il superbo vorrebbe cancellare.

11 pensieri su “54. La superbia

  1. “Quell’altro che il superbo vorrebbe cancellare.”
    allora, oltre questo scritto che ci illumina, imparerò da mio marito!
    A te che nessuno ha mai imparato ad ascoltare leggendo nel profondo del tuo cuore davvero “puro”!

    L’elemosina, è quella cosa per la quale, la persona, muore a poco a poco.

    ernestina,
    lungo il cammino!

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  2. Sul lavoro

    Quello che più mi resta delle esperienze di lavoro è il gusto del viaggio, dell’avventura insieme, dell’esserci l’uno per l’altro. Ho sempre creduto che lavorare bene per sé e per l’altro, che mettere luce e fiducia sia, comunque, una forma di amore, un modo per far presente all’ altro che ci sei e gli vuoi bene. E’ ciò che riempie e dà significato anche ai momenti più complessi e critici, quando qualche demone è lì in agguato per rovinare tutto.
    Mi piace ricordare in questo giorno speciale per don Fabrizio, cui mando un grande augurio di buon compleanno, quanto questo blog mi sia di guida e sostegno anche nella mia vita lavorativa.

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  3. LA SUPERBIA è il peccato dell’angelo nel Paradiso, ed è il peccato dell’uomo nel giardino terrestre come non fosse loro bastata la visione di Dio e la gloria delle sue celesti dimore.

    L’UMILTA’ è Gesù, Verbo divino, i cui infiniti attributi sono la sua essenza e che pure si rende esemplare nell’ umiltà e mitezza, e lo è in verità, Colui che si “spoglia della sua gloria per farsi simile agli uomini” invitandoli ad imparare da Lui, mite ed umile di cuore.
    Il più alto elogio dell’umiltà di Cristo, è in S.Paolo, Fil.2,6-11.

    Ai tuoi piedi, SS. umanità di Gesù, si fermi in umiltà il mio desiderare e il mio amare, per non essere sacrilega, accostando il Santo.

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  4. IMPARATE DA ME
    “Imparate da me; non a fabbricare il mondo, non a creare tutto il vissibile e l’invisibile, non a fare miracoli in questo mondo, nè a risuscitare i morti, ma ad essere -miti e umili di cuore-”
    (S.Agostino)

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  5. Quasi ogni uno di noi si crede intelligente, sapiente, superiore di tutto e tutti, onnipotente. Si crediamo bravi, buoni e giusti e puntiamo il dito verso altri dicendo- questo sbaglia perché non è come me. Noi giudichiamo altri, altri giudicano noi. E il cerchio gira. Quasi nessuno esce fuori dal cerchio per vedere con un altro sguardo la verità, la verità della realtà.

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  6. @ Pam,
    ti capisco, ma più di me mio marito che ama il suo lavoro, forse più della sua vita! condividere con amore il proprio sapere è tutto…. ma quel demone, che ogni tanto si fa vivo ad un certo punto ti spegne anche la passione!
    Penso ai giovani vicini che non hanno voglia di combattere per il loro futuro, e questa è la cosa che fa più male, se anche loro perdono la speranza, è davvero la fine.
    Io confido comunque e sempre in questo Dio buono che ci prende per mano e ci fa resistere.
    Un abbraccio a te cara ,lontana, e un augurio a tutti noi che si riesca di nuovo ad alzare gli occhi al cielo per guardare le stelle!

    ernestina.

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  7. Ultimo libro che sto leggendo, basato sempre sul esperimenti spirituali, dimostra che dentro di noi stanno due personalità- buono e cattivo.
    Nel primi esperimenti si presentano angeli di satana che raccontano come dopo la sua sconfitta sono fuggiti qua sulla Terra, e poi si sono nascosti dentro esseri viventi sulla Terra (non ho controllato se questo conferma anche Genesi), e loro proclamano che sono padroni qua sulla Terra, solo che approfondire la Verità si scopre che loro sono solo padroni di oscurità esteriore.
    E dipende solo da noi sul quale Verità si vogliamo fermare- questa esterna o approfondire la Verità dove sta la luce per noi.

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  8. Non aver bisogno degli altri, per orgoglio, mania di grandezza, superiorità etc., o fingerla quell’indipendenza per rabbia, la risposta inutile alle avversità vissute e accumulate , una corazza fredda, riparo dal mondo. In entrambi i casi la strada verso la solitudine. C’è tanta fragilità, davanti alla quale spesso ci si sente inutili.

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