I muscoli del capitano

da qui

Oggi vince chi urla di più. Lo sappiamo bene: è lo stile televisivo sdoganato da spettacoli di second’ordine spacciati per intellettuali, mentre l’unico oggetto certamente smarrito è il ben dell’intelletto. E’ una gara a chi la spara più grossa, in un mondo che si lascia convincere solo dai muscoli del capitano, per dirla con Francesco De Gregori. Sarebbe facile dimostrare, a più livelli, come il forte non sia chi grida più degli altri, ma chi è tanto autorevole da non voler prevalere a suon di decibel. Mi limito a una scena biblica, spesso inficiata dal solito traduttore-traditore. Nel capitolo 19 del Primo libro dei Re, Elia incontra Dio sul monte Oreb: Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto col mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna (CEI 2008). Dio non ha bisogno di urlare in uno studio televisivo o al Parlamento. Non è nel vento impetuoso né nel terremoto né nel fuoco. E nemmeno nel “sussurro di una brezza leggera”, come si legge nel testo che ho citato. Nella versione originale, troviamo questi termini: qol demamah daqqah, ossia voce di silenzio sottile. Pensate a un mondo così, anche solo per un attimo.

7 pensieri su “I muscoli del capitano

  1. Lo scontro sociale; Il capitano uomo forte e onnipotente (guarda i muscoli del capitano, tutti di plastica e di metano), il mozzo, seppur timidamente, avverte che scruta un pericolo nell’aria. Il capitano ha una risposta agghiacciante” Io non vedo niente – andiamo avanti tranquillamente”. Sappiamo come è andata a finire. Falsi miti ( progresso) Il lussuosissimo transatlantico, figlio del suo tempo, un inseme di nuove conquiste tecnologiche, prometteva grandi cose per il futuro. Sappiamo come è andata a finire.

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  2. L’altra sera pensavo al significato della parola considerare, “cum sidus”: ti tengo con le stelle.
    Penso, sempre per dirla alla De Gregori, al coraggio l’altruismo e la fantasìa, al mettere la propria vita con gli altri e per gli altri. Penso soprattutto all’ affidabilità, in qualche modo al sentire che c’è progetto nel cui cuore ci sono anche io, ci siamo noi. Sì, forse c’è davvero bisogno di mettersi in silenzio per sentire ciò di cui val davvero la pena fidarsi e affrontare il mare aperto.

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  3. Qualche giorni fa ho visto in TV come nel Parlamento deputati si stavano menando ( veramente le scene simile ho visto anche nel altri paesi), purtroppo. E mi veniva da dire: ecco! questo è l’intelligenza che rappresenta popolo nel mondo! Bel esempio!

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