Daniele Bollea, “A mio padre Giovanni Bollea”

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Al culmine di “L’anima ricorda” (Edizioni Mondo Fluttuante, 2014), grande libro di Daniele Bollea passato quasi completamente inosservato, sintesi inedita di poesia e scienza da far tremare, sono queste quattro poesie al padre, Giovanni Bollea, grande personaggio della nostra cultura contemporanea, non tanto per aver inventato la neuropsichiatria infantile, quanto per la forza e la calma delle sue parole, per la grandezza della sua anima.
E qui Daniele ce lo riporta intero, in questa camminata in montagna, lui bambino, mano nella mano col padre, dentro la vita e al di là della vita, “liberi dalla paura che risuona / tra ciò che è stato e ciò che sarà”.
E questa via antica e nuova che s’apre, tra terra e cielo, questo mondo antico e sempre nuovo, questo mondo “pronto a mutare”, che va incontro al bambino e vuole giocare con lui, vuole creae e mutare con lui, da pari a pari. Perchè generalmente vediamo il mondo come qualcosa di dato, e noi determinati da lui, che dobbiamo anche combattere con lui, per liberarci dalle sue pastoie. Vediamo un mondo, una natura troppo grande, enorme, immutabile, e invece è bambina pure lei : “tu sei piccino ma puoi amarla tanto / e lei si avvicinerà”.

                                                                                                                   Claudio Damiani

A mio padre Giovanni Bollea

1 Basta per l’amicizia

In un sentiero d’ alta montagna
parlavamo con dei compagni di via,
e io sottovoce; perché usiamo il tu?
Vedi Daniele: basta per l’amicizia
un pezzo di strada insieme
e vedere quel che l’altro vede
e sentire quel che l’altro sente.
Sui 3 mila poi, un ghiaione, un nevaio,
un passo, e già si diventa amici.
Bambino che ancora non sei nato
che Dio ti mandi un padre come il mio,
nato col sogno di far felice il mondo.
Quando mi prendeva per mano
c’eravamo solo io e lui,
liberi dalla paura che risuona
tra ciò che è stato e ciò che sarà.
Io e lui e quella consueta
ma sempre nuova via che si estende
tra le valli ignorate del presente,
dove l’amore avvalora il mondo.
Con voce calma rispondeva
a tutte le mie domande,
e intanto senza accorgermene
mi ritrovavo indosso
un mondo cucito su misura,
e una grande voglia di viverci dentro.

*
2 La visita

I bambini non sono che adulti
con cui non é facile comunicare,
fa loro arrivare un messaggio chiaro
e antichi sapienti ti risponderanno.
Ma a volte non rispondono più,
la creatura è finita
nel cunicolo di un pozzo
dove nulla e nessuno la raggiungerà.
La madre odia il mostro
che ne ha preso il posto
e il padre è senza fiato.
Dalla terrazza ho spiato
papà visitare famiglie come questa;
ascoltava ma già era a caccia
del bambino finito nel pozzo.
Con occhi calmi e carichi d’amore,
sondava il cunicolo offrendo pace e asilo;
beni perduti per chi desta terrore.
Gli occhi fanno domande e si dichiarano,
e in un istante si dicono tante cose;
sfuggono, ti inchiodano, ti lasciano entrare
poi, una volta cadute le difese,
sorridono felici di scoprirsi tanto eguali
e una danza inizia come un gioco.
L’accordo è fatto; la sonda è arrivata
e i sapienti rispondono
ai messaggi che arrivano dal mondo.
Il bambino è emerso
lavora con dei cubi rossi:
sorriso e lacrime sul volto della madre
e il padre torna a respirare.
Allora papà cedeva le redini del gioco
ad altri occhi carichi d’amore
e un onorevole destino prescriveva loro:
quali compagni di un arduo cammino.
Da una bolgia senza via di scampo
a una seppure erta via il salto è tanto.

*

3 L’esempio

Guida alpina nei dirupi del dolore, forse
non sei riuscito a far felice il mondo
ma la via che hai percorso è quella giusta:
la via in cui conoscenza avanza e avanza amore
Ti inoltravi nell’ignoto, senza altra guida
che la tua fede nella vita.
Così avanzavi deciso
qualunque fosse l’esito immediato.
Se non conoscevi soluzione la invocavi
con tutto il tuo sapere raccolto insieme
come mani giunte in una preghiera
ed eccola arrivare, nuova di zecca
lì nel presente dove tutto alberga,
lì nel presente dove il “tutto” crea;
dono di fede della dea fortuna
al mio impeccabile psichiatra montanaro,
al mio sapiente medico primitivo.
Nessuno sa la strada che fa per arrivare:
la soluzione emerge come ogni cosa
che è, ma ancora non c’è.
Verrà dal futuro e avrà
valigie piene di novità,
donate dai problemi
per farsi perdonare
le doglie del creare.
Cari problemi
che ci opprimete
e fecondate insieme
voi ci date la forza
per evolvere e trovare
campi nuovi in cui poterlo fare.
Di questi miracoli è cosparsa
la via in cui conoscenza avanza
e avanza amore, chi la percorre
ritrova la fede persa che fu nostra
nel cuor della foresta.

*

4 Fede primitiva

Cara e consueta ma sempre
nuova via che ti estendi
tra le valli inesplorate del presente.
Fu lì che mi ritrovai indosso
un mondo cucito su misura
e una gran voglia di viverci dentro.
Eravamo all’aperto, la caccia conclusa
e tu allora mi lasciasti la mano.
Tutto splendeva d’infinito il mondo consueto,
diverso eppure più reale e vivo,
tanto che unii la mia all’anima del mondo
e arsi di fede primitiva
lì al cospetto di una realtà divina
libera di evolvere con noi su quella via
eppure pronta a mutare,
a creare ponti verso nuovi mondi
pur di continuare il suo cammino
di rivolo che scorre ove è pendio.
Lei che fu fisica, chimica, biologia,
linguaggio, cultura, umanità
ora si accompagna al mio papà
sopra una cresta d’onda dell’evoluzione,
un lembo estremo dell’Universo che avanza,
solo curando un bimbo in una stanza
o inebriandolo di cosmica beltà.
Bambino che ancora non sei nato
che Dio ti mandi un padre come il mio,
nato col sogno di far felice il mondo.
Lui ti direbbe per voce mia:
la natura è il mondo e anche te,
tu sei piccino ma puoi amarla tanto
e lei si avvicinerà;
ti sentirai allora bene nella tua pelle,
e lei si rivestirà della tua vita
che è la natura più vicina a te.
Per via diventerete buoni amici,
suoi saranno i doni della buona sorte,.
perché anche te, senza saperlo,
la fai felice, la fai più forte.


bollea

Daniele Bollea
“Nasco nel novembre 1945, a guerra finita, da Giovanni Bollea e Renata Jesi. In famiglia conobbi molti artisti e scienziati. Presto mi sono sentito pittore e scultore incoraggiato da Mirko e Marino Marini amici di famiglia, la poesia l’ho appresa da mio fratello che ammiravo e temevo, per me era un reduce di guerra; la sera prima di andare a letto recitava Omero, Eliot,.. poi giù botte che sapevano di guerra, forse per via di queste ultime mi sono tenuto lontano dalla poesia malgrado una bellissima lezione di Umberto Saba tutta per me.  La scienza mi veniva da papà e dagli amici e parenti di mamma fisici e matematici. La religione dal misticismo di mia madre che mi raccontava che ero nato con l’ annunciazione, cosa di quei tempi, pare, non così rara tra le madri ebreedi quei tempi. Tutta la mia vita l’ ho dedicata a ricucire una idea di mondo insopportabilmente spaccata in due, per fare questo dovevo prima possedere la cultura dei miei tempi per potermi porre i problemi di sempre sulla vita e la morte, possibile che un primitivo lo potesse fare e io no, che la cultura ci allontanasse dall’essere colti? Adolescente trovai, in questo, il sostegno di Enzo Monferrini e di Ennio Flaiano così preoccupato dal progressivo affermarsi di tanti imbecilli specializzati ma corsi il rischio e studiai fisica. Fui Astrofisico con qualche successo ma quando fu chiaro che la creazione continua, che l’autoorganizzazione è possibile che l’Universo non è prevedibile, che non siamo più costretti a cercare altrove libertà cosa che aveva condizionato l’arte per secoli e spezzato in due la cultura, entrai in crisi e non volli più continuare, tanto più che avrei dovuto vivere la mia crisi all’estero e che l’astrofisica se la sarebbe cavata benissimo anche senza di me e inoltre che il riflesso culturale di quanto avveniva non interessava nessuno. La crisi duro tre anni, avevo moglie e figli e fui dato per perso finché non mi misi a dipingere e detti uno sbocco all’immaginazione. Lo sapevo fare benissimo anche se da tanto non lo facevo; così rapidamente avanzai di galleria in galleria e d Si viveva, allora, un ritorno alla pittura e fu un periodo felice. Ero alla biennale nell’82 e nelle maggiori fiere, ma nell’86 dai musei giunsero sul mercato artisti già blasonati con quotazioni altissime, la selezione era stata fatta altrove, capii di non aver capito niente del sistema dell’ arte e che capirlo richiedeva una specializzazione a parte, continuai a dipingere ma non a professarmi pittore; una idea di mondo nuova forse non poteva passare di li. Durante una malattia che mi impediva di dipingere scrissi diverse poesie, Valentino Zeichen e Gregorio Scalise le collaudarono e me le fecero pubblicare, seppure con un infelice titolo (“Fammi veder le stelle” Campanotto editore 1993). La seconda raccolta la pubblicai nel 2000( “Prendere terra”. I Quaderni del battello ebbro, Bologna, con prefazione di Claudio Damiani,) la terza nel 2008 (” Lathe biosas-Vivi nascostamente”, Galata edizioni Genova, con prefazione di Massimo Morasso) Un itinerario il mio, trasversale alle professioni dettato dalla necessità di formulare una idea di mondo dotata del nitore della scienza ma capace, come il mito, di accogliere in una maestosa cornice la vicenda umana. La cornice : un Universo non schiavo di leggi ma libero di seguire i suoi principi primi mosso da profonde spinte, un Universo vivo che si muove nell’imprevedibile come noi e che ovunque sorga un problema avanza creando soluzioni. Dalla scienza proviene il linguaggio e le nuove metafore con cui ritrovare ed esprimere le verità spirituali di sempre, per questo la poesia è l’ arte che meglio può tentare questo passo”.


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