Come sbarazzarsi del debito pubblico. Per sempre.

debito_pubblicodi Andrea B. Nardi

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Esiste un modo semplicissimo per eliminare in radice il tragico problema del debito pubblico. Questa soluzione è propugnata da innumerevoli scuole economiche contemporanee e del passato, e suffragata da esempi storici concreti. Eccola:

Quando lo Stato ha bisogno di denaro per le proprie spese, lo stampa.

Ossia, quando lo Stato ha bisogno di denaro per le proprie spese, lo deve stampare da sé, invece di farselo stampare da una banca centrale privata (Banca d’Italia, BCE, FED) o di farselo imprestare da un istituto finanziario privato.

 

Sembra sbalorditiva l’immediatezza di questa soluzione, eppure proprio la sua logica assoluta ne impedisce la presa di coscienza da parte dei cittadini, assuefatti dalle falsità delle tesi dominanti. Vi sono intere biblioteche di testi scientifici e studi accademici pubblicati che danno contezza esaustiva e articolata di ogni aspetto economico e politico di questa teoria, confutando a una a una ogni obiezione.

 

Attualmente, nella maggior parte dei paesi e in tutti quelli occidentali, quando lo Stato ha bisogno di denaro, è costretto o a chiedere maggiori tasse o a farselo imprestare dalle banche (che sono tutte – TUTTE – private), creando in questo modo il debito pubblico.

 

Allora la Banca Centrale (privata, nonostante, per esempio in Italia, sia stabilito dalla Costituzione che debba essere pubblica) stampa il denaro occorrente e lo cede allo Stato in cambio di titoli. Nella UE questa azione è ora demandata alla BCE (sempre una banca privata). I titoli da risparmio acquistati dai cittadini privati sono una percentuale minima del debito pubblico.

Questa operazione è totalmente e assolutamente assurda. Infatti, non solo la Banca Centrale (privata) chiede un interesse su questo prestito, ma addirittura iscrive questa cessione di moneta come debito dello Stato nei confronti di sé stessa al valore nominale, non al costo reale di tipografia. In pratica, ogni moneta da 1 euro viene addebitata per 1 euro, invece che, poniamo, 10 centesimi fra metallo e lavorazione, e ogni banconota da 100 euro viene addebitata a 100 euro invece che a 1 centesimo di costo di stampa tipografica.

Come se un tipografo che stampasse i biglietti dello stadio, il cui prezzo al pubblico per l’ingresso fosse 20 euro, emettesse allo società di gestione dello stadio una fattura di 20 euro a biglietto, invece del costo di tipografia.

A questo si aggiunge l’interesse che viene chiesto allo Stato, e, nel caso il denaro venga imprestato non dalle banche centrali ma dagli istituti finanziari speculativi, tale interesse raggiunge valori da usura.

 

In questo modo il debito pubblico si gonfia esponenzialmente e irrazionalmente.

Se lo Stato interrompesse questa pratica demenziale, stampandosi direttamente da sé il denaro occorrente, non esisterebbe debito pubblico.

 

Precisiamo subito alcuni punti fondamentali:

 

– Le banche centrali non stampano il denaro in base a chissà quale controvalore metafisico o reale cui esso dovrebbe corrispondere o attenersi. Non è più così da quando il denaro ha rinunciato alla sua convertibilità in oro (in Italia, per esempio, dal 1935; negli Usa dal 1971).

Le banche centrali stampano denaro dal nulla: questo denaro non costa loro nulla. Solitamente non viene neppure stampato.

 

– Stampare denaro non crea automaticamente inflazione, e lo vediamo ogni giorno, dato che anche in questo momento il denaro occorrente viene stampato creandolo dal nulla, solo che adesso lo stampano le banche centrali private invece degli Stati, facendoselo pagare senza motivo dagli Stati stessi, cioè dai cittadini. Se lo Stato stampasse da sé il denaro occorrente, non costerebbe nulla a nessuno e non esisterebbe debito pubblico.

 

– Questo sistema è sempre stato assurdo, un regalo incivile alle banche private, e ha assunto proporzioni intollerabili da quando non è nemmeno più la banca centrale privata a stampare e prestare il denaro allo Stato dietro un interesse basso, per quanto non dovuto; ma è diventato spaventoso nel momento in cui (in Italia nel 1981) si è stabilito che non debba essere più la banca centrale a prestare denaro al singolo Stato, ma gli istituti finanziari speculativi, dietro interessi da strozzinaggio, mentre oggi la Banca Centrale Europea (privata) debba essere la sola a stampare denaro, ingigantendo i debiti pubblici degli Stati senza alcun motivo (il motivo, in realtà c’è eccome: le banche private da sempre lucrano esattamente su questo).

 

– In verità, lo Stato Italiano, per esempio, al di fuori del risparmio dei privati cittadini, non avrebbe mai nemmeno avuto bisogno di vendere titoli sul mercato finanziario speculativo per finanziarsi, poiché dal 1992 al 2008 ha sempre avuto un avanzo primario, ossia, al netto degli interessi, ha sempre intascato più tasse di quanto ha speso: quindi aveva abbastanza soldi per pagare tutti i suoi dipendenti pubblici, comprare i prodotti che gli occorrevano, fare i lavori che necessitavano. Mettere sul mercato titoli a debito è stato solo e soltanto un espediente per far guadagnare le banche e gli istituti finanziari internazionali, che sono gli unici mandanti e sostenitori di questo sistema usuraio.

 

– Il valore del denaro non deve essere rapportato ad altro che al lavoro per cui viene dato come compenso. In una società auspicabile e perfettamente realizzabile, lo Stato chiede lavoro ai cittadini (servizi e prodotti) e in cambio dà loro un quantitativo equo e proporzionale di denaro come compenso, cosicché essi possano a loro volta usarlo per avere da altri cittadini un lavoro (servizi e prodotti). Questo denaro deve essere prodotto dallo Stato dal nulla, senza alcun onere per lo Stato stesso, che è sovrano e quindi legittimato a stampare denaro per i suoi cittadini e per sé medesimo.

 

– La quantità di denaro da crearsi andrebbe commisurata a quello necessario per gli investimenti produttivi, e la sua copertura economica sarebbe data appunto dai beni e dai servizi conseguenti a questi investimenti (ciò che chiamiamo “lavoro”).

 

– Questa soluzione non cade dalla luna, ma è stata storicamente già adottata con successo varie volte da alcuni paesi. Gli Stati Uniti d’America nacquero e prosperarono sino a diventare una potenza mondiale stampandosi in proprio il denaro necessario per le spese pubbliche per oltre un secolo (fino a quando i banchieri americani si arrogarono tali privilegi e insensatamente i politici glieli concessero); l’isola di Guernsey dal 1816 a tutt’oggi  stampa da sé il denaro occorrente; la Germania nazista divenne ricchissima e rigogliosa con questo sistema, tanto che dopo la sconfitta, alla fine della guerra, non aveva un marco di debito pubblico, mentre gli Usa e alleati si ritrovarono con debiti pubblici stellari; il presidente Lincoln lo fece, e anche Kennedy adottò questa soluzione facendo stampare dallo Stato il denaro occorrente alle spese pubbliche; alcuni paesi arabi lo fanno e lo ha fatto l’Impero Saraceno, così come la Cina Mandarina.

 

– Il debito pubblico e le imposte non esisterebbero se lo Stato non donasse alle banche private i redditi di questo sistema (signoraggio). Non ci sarebbe bisogno di tasse, perché lo Stato pagherebbe le proprie spese con il denaro stampato da sé, il cui valore è pari al lavoro di cui è compenso.

 

– Tutto ciò sarebbe compatibile con un’Unione Europea seria e democratica, dove un organismo di controllo verificasse il conio della corretta moneta necessaria ai singoli Stati, al di fuori di ogni ingerenza delle banche private.

 

Siamo a disposizione per documentare questa tesi con testi, incontri, interviste, bibliografia.

Si prega di darne la massima diffusione al fine di creare un movimento politico e sociale internazionale di ribellione al sistema del debito pubblico fomentato dalle banche private, e patrocinando invece un sistema di Stati sovrani nell’emissione da sé medesimi della propria moneta.

 

Qui si tratta di abbattere i pilastri ingiusti e antidemocratici dell’odierna struttura economica e politica, tramite una rivoluzione incruenta ma radicale, in funzione di una società finalmente civile e umana.

Ricordiamoci che il Medioevo ha protratto per oltre mille anni privilegi e soprusi inconcepibili, eppure in ciò è stato difeso da classi intellettuali, religiose, e ovviamente di potere, che ne predicavano l’immutabilità. Più vicino a noi, anche l’apartheid ha subito la stessa difesa a oltranza, e ugualmente, per esempio, i mancati diritti di voto alle donne o altro. Fino a che, mutate le coscienze tramite la conoscenza, oggi appaiono organismi sociali evidentemente oscurantistici e anacronistici. Siamo sicuri che un giorno anche il sistema del debito pubblico e dell’attuale tassazione verranno considerati illegittimi, così come la criminale gestione del potere di governo da parte delle banche private, nonostante adesso le teorie a essi contrarie saranno boicottate e derise da chi ha interesse al mantenimento dello status quo.

 

Andrea B. Nardi

Un pensiero su “Come sbarazzarsi del debito pubblico. Per sempre.

  1. Il problema risiede nella scelta del principio che lo Stato dovrebbe adottare per distribuire tra i cittadini il denaro che stampa per azzerare il debito pubblico. Una regola potrebbe essere quella secondo la quale ogni 50 anni lo Stato stampa un importo di moneta pari al debito accumulato e detto importo lo distribuisca in parti uguali ad ogni cittadino, neonati compresi. Nella situazione odierna ad ogni cittadino toccherebbero circa 30.000 Euro (debito attuale 1500 miliardi diviso 50 milioni di cittadini). Ogni famiglia avrebbe in media 150.000 euro e l’economia, in una nazione piena di risorse come la nostra, si che esploderebbe! Tra l’altro i cittadini depositerebbero questi soldi in banca e queste si ricapitalizzerebbero automaticamente per fare il vero lavoro che gli compete. Tra l’altro in questo modo lo Stato eviterebbe di regalare soldi alle banche in modo diretto, cosa che non va giù al cittadino.

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