Il tremore della terra di Enrico Barbieri. Esordio poetico di un attore

Barbieri

*

non per questo poveri e indecenti
occuperemo stanze nuove io e te
questuanti senza passato, soli
e gelosi l’uno dell’altra, la terra
sarà crollata dove l’inverno torna
e ritorna col suo sorriso mite
a gelare le pareti ammuffite
e la tua danza allegra dietro porte
chiuse dalla mia ambizione ignorante
guarda: torna la pioggia sulle case
da noi i colori erano diversi
come le braci nel tuo iride destro
e le fosse nella valle del tuo braccio
e l’abbraccio dalla tua schiena
il ricordo frena il freddo dell’acqua
insieme, e c’era il tuo ballare
spensierato dove milioni di verbi
cristallini come il tuo esserci, ombra
mia ombra che sa di quello che sarò
mia ombra che detesta il risveglio
mia ombra che rivela le colline
il ritorno da una frana che cancella
quella salita fertile, quei calori
quei baci senza il dolore di nascere
quell’umana presenza di un amore
questa cosa che è importante, tu
andata, vibrando, andata…Voi
anche senza la voce di una giuria
al di là del mio muro di quercia, so
che il mio sentiero è poco docile
e da qualche parte, un’amica aspetta
tra le doline e i tuoni, prima che sia
il buio dei un ventre enfiato
il termine di tutto quello che ho pensato.

*

sono nato scalciando nel ventre
da una costola a questo momento
tra anime in sussulto
un giorno mi daranno morte
tra aquiloni e ciarpame inutile
ritornerò essere in fermento
solo nell’amniotico grido
di mia madre nel concepimento.

*
quanto desidero il bang dell’inizio
muto consenso di fiamme insieme
colpo a salve che dilata lo spazio
minerale dopo minerale inerte
e poi noi a gridare, nel buio solenne.

*

esserci a volte mi ripugna
come il giurare qualcosa
ma fa lo stesso
mentiamo indefinibili
a noi tutti, fa lo stesso
spero che non scoprano
cure invidiabili
la vita deve avere una sentenza
e non fa lo stesso
se l’inganno si protrae in eterno

*

torniamo
prima che le Mura Spagnole
svaniscano ridotte a strati
di pietre, silicio, polvere.

Il treno affossa il gesto
di scalare tra il muschio
e i chiodi.

Verbi di mattoni esplosi
pance gonfie
umide di trecento anni.

Torniamo
prima che il treno sia
riflesso dell’ombra
che insieme traspiriamo

*

tempo bastante, replica
tradotta al frutto neutro
insieme valichiamo
la baia grigia dell’ascissa
che spezza violenta
questo mondo silenzioso
da un altro disteso
tra rami e radici buone

le risacche suonano assurde
e non ci sono uomini ancora
se tocchi il cielo riverbera
una luce monda di dolore
la tua schiena come sabbia
calda sotto ventricoli di sole.

*

perdere il desiderio
come l’albero piange la sua resina
la rete del creato tirata su di noi
che sanguiniamo
la gabbia s’insinua nella mattanza

*

la noia che porta ad uccidere
è la stessa che ti fa pregare
nella straziante monotonia padana
balneare soluzione di oppio
e zanzare cattive come piranha
uomini che zonzolano dondolando
bavette alla bocca, bar cinesi
un bianchetto a un euro e macchinette
ovunque come il suono della vittoria
uccidere è il minimo sicuro
se questa è ipotesi sacrale di esistenza
là dove pochi dormono sicuri
incunabulati dentro villette reclusorio
tutte infernalmente uguali, tombe
prima delle tombe, prima della morte
viene il caldo padano delle schierate
villette della morte.

Enrico Barbieri è nato a Pavia nel 1976. Attore, ha studiato alla Paolo Grassi di Milano, ma vive recitando in spot per la tv. Nel 2014 ha esordito come poeta grazie a Gianmario Lucini, con Il Tremore della Terra (CFR Edizioni).

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