56. Il coraggio della verità

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La paura o il coraggio della verità: un’altra scelta non procrastinabile. Saper guardarsi dentro è un dono che bisogna chiedere: a Dio se si è credenti; a se stessi se, per scelta o eredità, si viaggia su orizzonti puramente umani. Accettando l’immersione nel profondo, possiamo accedere a scenari decisivi, quelli della vera identità, gli unici capaci d’incidere sul corso degli eventi. E’ un appello a schierarci: per l’omologazione del pensiero unico – lo schema precostituito di chi gestisce un potere che ci aliena -, oppure per la libertà di diventare o essere se stessi, che implica ascolto e vigilanza, un’attitudine al silenzio ritenuta, da molti, insostenibile. Nel silenzio, infatti, emergono contemporaneamente luci e ombre, i sogni e i mostri da cui siamo abitati come stimoli o zavorre, motivazioni o impedimenti. Ciò che chiamano destino è il risultato della nostra opzione di agganciarci al carro di maestri improvvisati, pronti a spacciare per oracoli i loro specchietti per le allodole, o di cogliere la voce del Maestro interiore, che ci avvia verso trincee rischiose e al tempo stesso imprescindibili per conquistare spazi di vera indipendenza. Qui tornano a proposito i simboli trasmessi nel vangelo: il chicco di grano che muore nella terra, la porta stretta che conduce alla salvezza, la croce che precede la risurrezione. Su questo versante, il male del mondo non riesce a ottenebrare la bellezza da cui siamo circondati e di cui, spesso, neanche ci accorgiamo. Coraggio della verità vuol dire attingere a profondità che non di rado producono disprezzo e opposizione, perché chi è libero è un pericolo per ogni forma di regime, non insegue il successo che arride agli yes men, i candidati buoni per tutte le stagioni. “Magari fossi freddo o caldo”, leggiamo nell’Apocalisse: un invito a non piegarsi ai ben noti compromessi, a bandire gli egoismi imbarazzanti di fronte alla sfida perenne del Calvario.

15 pensieri su “56. Il coraggio della verità

  1. Caro Fabrizio, il Pensiero Unico si fonda su: IGNORANZA-CREDULITA’-PAURA-ODIO
    *Il ministro della P.I. BACCELLI nel 1894 nel fare il programma sulla nuova “Riforma della Scuola così si esprimeva nel suo preambolo:… bisogna insegnare solo leggere e scrivere, bisogna istruire il popolo quanto basta, insegnare la storia con una sana impostazione nazionalistica, e ridurre tutte le scienze sotto una………unica materia di “nozioni varie”, senza nessuna precisa indicazione programmatica o di testi, lasciando spazio all’iniziativa del maestro e rivalutando il più nobile e antico insegnamento, quello dell’educazione domestica; e mettere da parte infine l’antidogmatismo, l’educazione al dubbio e alla critica, insomma far solo leggere e scrivere. Non devono pensare, altrimenti sono guai!”
    Ciao, Franco

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  2. “L’immersione nel profondo”

    Immergersi nel profondo, è come tornare a casa.
    La peggiore delle cose che ci si possa procurare è rimanere estranei a se stessi: un io mai esplorato, mai conosciuto, mai compreso e mai vissuto, quando è la coscienza del sè la pregnanza della vita.
    Il risveglio dell’io profondo, “accedere a scenari decisivi, quelli della vera identità”, crescere davanti a se stessi, agli uomini e a Dio, è “un viaggio a ritroso del tempo che non può compiersi nella consuetudine, ma si attua in una retrospettiva, su un’analisi esistenziale della condizione psicologica”, (S.Starace) ed è un travaglio che porta alla consapevolezza di una dignità come bellezza alla quale “passiamo continuamente accanto senza meravigliarsi”. (S.Agostino)
    E “l’uomo non è solo coscienza di se stesso, ma dell’intero universo, voce che canta in nome di tutto il creato” (Turoldo) e anche se è solo una parvenza di Te, sei Tu a svelarti nel suo desiderio d’ assoluto, Amore:
    Padre che solleva alla sua guancia
    nella Bellezza che salva il mondo
    e santifica nello Spirito.

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  3. L’inciso del guardarsi dentro come dono da chiedere a Dio per me credente, mi riporta alla mente le parole del cardinal Federico al pavido don Abbondio ” ….il coraggio c’e’ chi ve lo dara’ infallibilmente, quando glielo chiediate. Anche il limite umano che don Abbondio lamentava con il suo” coraggio uno non se lo puo’ dare” si affronta con la preghiera, come invita a fare M.Kowalska . Vorrei pregare cosi:Gesu’ io confido in Te , non per essere liberato delle mie croci , piccole e grandi ma di essere aiutato a sostenerle, accompagnato da Te che sali perennemente verso il Calvario e che dai il coraggio con il riverbero del tuo volto , accanto.Amen

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  4. “Chi sono io? Come sono io? Dove sto arrivando?
    Ogni tanto bisogna fermarsi, guardare intorno a se e verificare la nostra strada.

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  5. Spesso si lamentiamo della nostra vita. Ma il vero problema sta nella nostra vita? o il vero problema sta dentro di noi, di nostro modo prendere la vita?

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  6. “Quante volte dimentichiamo di concentrarsi su ciò che conta veramente! Dimentichiamo di essere figli di Dio.”
    Papa Francesco

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  7. FEDERICO GARCIA LORCA – Il silenzio

    Ascolta, figlio, il silenzio.
    E’ un silenzio ondulato,
    un silenzio,
    dove scivolano valli ed echi
    e che inclina le fronti
    al suolo.

    La bellezza del silenzio

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  8. il pensiero unico, cioè il pensiero dei più forti ? la storia è fatta di deboli sopraffatti dai più forti, da poveri sfruttati dai più ricchi, da innocenti uccisi da criminali. Sempre. Gesù infatti stava con i più deboli-che a volte erano prostitute o lebbrosi- con i poveri, -èpiù facile che un cammello…- con gli oppressi.- beati coloro… Pensare in modo unico vuol dire uniformarsi con chi al momento è vincente. Ma il vento cambia bruscamente, scompiglia i piani. Spesso è difficile guardarsi dagli ipocriti. Oggi assistiamo a una covergenza di interessi che è dettata da sete di potere, in modo spregiudicato. L’informazione, con tanti mezzi a disposizione, non risulta per questo limpida e veritiera. Sarebbe sbagliato ,però, rinchiudersi nel proprio pensiero individuale, pensare di essere soli nella ricerca della verità.

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