FINISTERRE, di Orazio Caruso

di Massimo Maugeri

Un romanzo intimista. Una storia di ritorni e di partenze. Una terra che segna il confine tra un continente e l’altro. Quattro personaggi che si ritrovano in una sorta di incrocio di destini. E poi, la musica: elemento che unisce con il linguaggio unico e universale che riesce a offrire.
C’è questo e molto altro nel nuovo romanzo di Orazio Caruso intitolato “Finisterre” e pubblicato dalla piccola casa editrice siciliana Sampognaro e Pupi.
«”Finisterre” è nato dalla volontà di approfondire l’enigma di un genio infruttuoso», mi spiega l’autore. «Mi interessava esplorare i motivi di un fallimento o di quello che viene percepito dalla gente comune come tale. Mi interessava osservare come una persona di talento possa sottrarsi alla competizione generale, possa “asciugarsi” dal mondo. Come un monaco del XXI secolo.»
La persona di talento in questione è Nino (uno dei quattro protagonisti della storia). Un uomo di 36 anni, appassionato di cinema e maestro elementare, che ha scelto di vivere a Marzamemi (in Sicilia), la sua Finisterre che lo stesso personaggio, nel libro, descrive così: “Questa ultima striscia di terra europea che da Noto, seguendo il vecchio tracciato della ferrovia, costeggia il mare, passando per gli scavi di Eloro, i pantani di Vendicari, il borgo di Marzamemi, l’abitato di Porto Palo di Capo Passero, e si conclude nel continuo fragore dei mari che si scontrano all’Isola delle Correnti, io la chiamo Finisterre. I lunghi e bianchi rettifili planano su verdi pianure in cui si alternano filari di vigne di Nero d’Avola, serre di pomodori e verdure e macchie di ulivi, carrubi e mandorli. Man mano che si va avanti, ci si dimentica quasi di essere in Sicilia, sempre più persuasi di camminare, come equilibristi, su uno degli orli del pianeta”.
«Nino è il protagonista del romanzo», dice Caruso. «Intorno a lui si distribuiscono le parti. In un certo senso è il vuoto intorno al quale si costruisce il pieno. È l’enigma. È l’individuo di talento che non riesce calzare i panni stretti di un’esistenza normale. E non si avvede degli effetti destabilizzanti che provoca sugli altri».
Gli altri sono Francesca, voce narrante della storia e sorella di Nino, che fa la pianista e ritorna a Marzamemi accompagnata dall’amica Martina (anche lei musicista). E poi, Tommaso, che completa il cerchio. Ma su tutto e su tutti si erge Lui: il luogo. «La Sicilia sud orientale è uno dei punti sensibili di intersezione tra due mondi distanti, tra culture che si incontrano e si scontrano, tra ricchezza e indigenza, Europa ed Africa. Un bordo dove si conclude un mondo prima che ne cominci un altro. È la storia che si incarica di dare senso alla geografia e alla topografia, la storia che decide che in un dato momento un dato punto della terra non è più un posto qualsiasi, ma assume una connotazione particolare».

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Orazio Caruso è nato a Viagrande (vicino Catania) nel 1960. Si è laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Catania. Sposato, insegna Lettere al Liceo Linguistico e delle Scienze Umane “Regina Elena” di Acireale. A diciotto anni ha scritto e messo in scena Spartacus, una tragedia rivoluzionaria in versi liberi. Si occupa di critica letteraria e cura la regia di spettacoli teatrali organizzati per e con gli studenti. Nel 2010, il suo allestimento scenico del Don Giovanni o Il dissoluto assolto di Josè Saramago è stato premiato come migliore spettacolo nell’ambito della rassegna nazionale di teatro scolastico Tindari Teatro Giovani. Ha pubblicato i romanzi Sezione Aurea (Manni) e Comici Randagi (Sampognaro & Pupi).

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Massimo Maugeri cura Letteratitudine (blog, news, radio)

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