Provocazione in forma d’apologo 286

Apparve una mattina, e restò tutto il giorno fino a sera; ed anche una volta fatto buio non se ne andò, risplendette nel cielo inconfondibile: non pallone non stella, e continuò così per giorni e giorni.

Pochi all’inizio se ne accorsero, poi sempre più numerosi, e la visione generò il silenzio fra gli uomini e gli animali e la natura tutta.
Sbrigative ed essenziali solo le attività strettamente necessarie alla vita proseguirono, il superfluo si spense e disgregò. Opere e pasti in silenzio, gli occhi levati al cielo senza nulla considerare né chiedere
L’apparizione in seguito a poco a poco discese, ed anche una volta discesa, penetrando ogni cosa ma rimanendo distinta, restò non terrena. Solo se strettamente necessaria qualche parola qua e là fu spesa di nuovo. Monumenti crollarono, su pitture e su libri corsero gli incendi: la più parte bruciò fino alla cenere, molti bruciando non si consumavano, rimanevan leggibili e chi si avvicinava non temendo la fiamma alla buon’ora li capiva.
Fra musiche non più eseguite da bocche e dita umane, senza parole dappertutto un canto cominciò a diffondersi: pareva uscire dalle bocche chiuse, dai pori delle foglie, dai tombini, da finestre e da porte di case deserte, come foschia che lasciasse vedere, infine chiaro, il poco veramente indispensabile.

8 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 286

  1. la scomparsa della cultura determinata dallo smantellamento della struttura educative delle società civili, ad opera della politica e della finanza che conducono anche all’alienazione dell’uomo, potrebbe avvenire in tanti modi, ma quello che descrivi mi sembra il più probabile.
    E’ sempre un piacere leggere le provocazioni
    Un caro saluto

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  2. Caro Francesco,
    te lo ricordi Ivan Illich? Come descolarizzazione della società quella proposto dalla mia provocazione è forse un po’ drastica ma certo efficace.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  3. Cara Carla,
    non so chi canta, ma che cosa esprime: la libertà viene dal poco veramente indispensabile, mentre l’attaccamento al superfluo conduce, se così vogliamo chiamarla, alla dannazione.
    Ciao a te,
    Roberto

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