La poesia e lo spirito

Provocazione in forma d’apologo 286

Apparve una mattina, e restò tutto il giorno fino a sera; ed anche una volta fatto buio non se ne andò, risplendette nel cielo inconfondibile: non pallone non stella, e continuò così per giorni e giorni.

Pochi all’inizio se ne accorsero, poi sempre più numerosi, e la visione generò il silenzio fra gli uomini e gli animali e la natura tutta.
Sbrigative ed essenziali solo le attività strettamente necessarie alla vita proseguirono, il superfluo si spense e disgregò. Opere e pasti in silenzio, gli occhi levati al cielo senza nulla considerare né chiedere
L’apparizione in seguito a poco a poco discese, ed anche una volta discesa, penetrando ogni cosa ma rimanendo distinta, restò non terrena. Solo se strettamente necessaria qualche parola qua e là fu spesa di nuovo. Monumenti crollarono, su pitture e su libri corsero gli incendi: la più parte bruciò fino alla cenere, molti bruciando non si consumavano, rimanevan leggibili e chi si avvicinava non temendo la fiamma alla buon’ora li capiva.
Fra musiche non più eseguite da bocche e dita umane, senza parole dappertutto un canto cominciò a diffondersi: pareva uscire dalle bocche chiuse, dai pori delle foglie, dai tombini, da finestre e da porte di case deserte, come foschia che lasciasse vedere, infine chiaro, il poco veramente indispensabile.