via Cadore

di Antonio Sparzani
via Cadore - Milano
Cosa vedi in fondo a una tazza di buon pu-erh? Se guardi bene, vedi il liquido bruno che ancora ruota leggermente, si muove aderente alle pareti della tazzina, sempre più lentamente, ma intanto dentro quel liquido dal colore così intenso si sono formate delle immagini, quel marciapiede di via Cadore dove l’aspettavi con un po’ d’ansia, senza parere, però ti chiedevi, si sarà accorta che le faccio un po’ di corte, oddio non si dice più così peccato però è così caldo e luminoso dire le faccio la corte, uno s’immagina una vera corte, con le damigelle e i cavalieri tutti ben vestiti e tutti a fare i complimenti e però anche a guardarsi di sottecchi, che basta uno sguardo, una mezza parola appena pronunciata, un gesto accennato, e subito si capiscono altre cose non dette.
Il marciapiedi era largo e anche con macchine parcheggiate, ma arioso e piacevole, adiacente com’era alla palazzina Liberty e ai suoi piacevoli giardini, con fontana annessa, dai mille spruzzi; che quando è primavera e già comincia a fare un po’ caldo, niente di meglio che andare a chiacchierare sul bordo di quella fontana, e ogni tanto qualche goccia arriva a rinfrescarti. È che lei aveva dei problemi a una gamba e quindi per qualche settimana doveva camminare con le stampelle, e allora andare a prenderla in macchina era una vera gentilezza, e molto ti ringraziava per questo e tu la portavi accuratamente a casa sua e poi te ne andavi, o magari l’aiutavi a salire, un vero gentiluomo, per carità. Era bello guidare adagio per le vie di Milano, così ben note in quella zona, guardarsi attorno, parlare piano e con quel fare svagato che dice rilassatezza e affetto. Sì, affetto, perché non hai fretta di andar via per i tuoi affari, ti mostri disponibile e poi soprattutto ti mostri, cioè ti lasci vedere e un po’ esplorare, non temi di tirar fuori i lati oscuri. Segno di vera confidenza, occorre fidarsi molto per raccontare con un brivido quella tal volta che hai fatto quella stupidaggine così enorme, e poi per quali ragioni, miodio, meglio non pensarci. L’altra persona, cui tu ti racconti così, si stupisce e avverte questa tua inaspettata confidenza come un regalo, come un segno di grande vicinanza, naturalmente se è interessata in qualche modo, altrimenti è solo infastidita e allora si smette subito il gioco. Ma gioco non è, quando funziona, perché non ci si scopre così leggermente, il gioco ti prende la mano, ti prende per mano e ti porta lui avanti e un po’ alla volta ti trovi ad un altro livello, da cui non c’è ritorno, c’è solo andare avanti o cadere.

2 pensieri su “via Cadore

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