Shining tra King e Kubrick

shining-gnocchi COPERTINA
di Guido Michelone

Intervista ad Alessandro Gnocchi, autore di un nuovo libro sul rapporto letteratura/cinema a proposito di una doppia, controversa opera

Nel rapporto letteratura/cinema resta ancor oggi, a distanza di oltre trent’anni, emblematico il ‘caso Shining‘, libro scritto dal romanziere nordamericano Stephen King nel 1977 e lungometraggio portato – tre anni dopo – sul grande schermo da un altro illustre personaggio, il regista statunitense Stanley Kubrick, da tempo residente in Gran Bretagna. Tra i due non c’è empatia, perché troppo grandi risultano le differenze culturali, a partire dalle visioni del mondo (antitetiche) che i due manifestano, rispettivamente, con la narrativa e attraverso il cinema: King è il geniale artigiano del genere horror, Kubrick vuol essere ricordato come Autore con la A maiuscola, lontano da Hollywood, e per un linguaggio audiovisivo sontuoso, in grado di conciliare estetica e industria. Grazie a un nuovo bellissimo libro, si torna a discutere del rapporto letteratura/cinema o meglio del conflitto King/Kubrick sul tema Shining: il saggio prende in esame affinità e divergenze tra libro e film, sottolineando soprattutto gli antipodici pensieri artistico-filosofici tra romanziere e regista. In quest’intervista esclusiva per La poesia è lo spirito, Alessandro Gnocchi spiega il proprio ulteriore punto di vista; il celebre italianista svela infatti come nasce questo libro, e cosa l’ha spinto a tornare su un argomento già a sua tempo molto dibattuto. A volte sembra che Gnocchi preferisca il romanzo al film, quasi a difendere il geniale artigianato (King) dall’arte magniloquente e presuntuosa (Kubrick), ma le sue risposte sembrano inequivocabili.

Alessandro, perché un italianista si mette a scrivere un libro su Shining?
Per puro divertimento, e anche per mettermi alla prova con qualcosa di diverso. Stephen King è una mia passione fin dalle scuole medie. Ancora ricordo lo stupore elettrizzante davanti al suo primo libro che mi capitò tra le mani (Scheletri). Al liceo ho cominciato ad ammirare Kubrick, e in particolare Shining. Ho raccolto molto materiale, e quando ho saputo che King avrebbe scritto il sequel di Shining mi sono deciso ad aprire l’armadio.

Ci spiega brevemente il senso del libro?
Volevo mostrare come King e Kubrick incarnino due visioni opposte del mondo e della vita. E lo facciano, questo mi colpisce molto, raccontando la stessa storia. King è uno scrittore morale (per carità: non moralista!), Kubrick un esteta. King sa dove collocare il Bene e il Male, Kubrick è un relativista. King sottolinea il libero arbitrio e la capacità di riscatto, Kubrick sembra muoversi in un universo in cui non c’è possibilità di scelta. King crede nel soprannaturale, Kubrick è uno scettico. Sono due estremi tra i quali noi tutti oscilliamo, anche nel corso della stessa giornata. Ma anche due posizioni culturali, espresse in termini pop, che hanno radici lontane.

Alla fine mi sembra che lei parteggi forse più per King che per Kubrick. E’ solo una mia impressione?
Ammiro entrambi, amo tantissimo sia il libro sia il film. Non rinuncerei né all’uno né all’altro. Mi piace pensare che il mondo sia come lo immagina King, anche se spesso capita di sentirsi comparse in un film di Kubrick.

Sembra anche che lei preferisca del buon artigianato (King) rispetto a un’eccessiva pretenziosità intellettuale (Kubrick). Vero?
Trovo che King, quando è in forma, sia più di un buon artigiano. E che Kubrick fosse giustamente ambizioso.

Io personalmente ho visto tutti i film di Kubrick e in tempo reale (cioè quando uscivano in sala) da 2001. Odissea nello spazio in avanti. Rimasi colpito negativamente, all’epoca, da Shining, perché, sul piano tematico, mi pareva non c’entrasse niente con i tempi storici, filosofici o politicamente impegnati dei film di Kubrick precedenti e successivi. Ancora oggi, dopo averlo rivisto, mi sembra solo un film di genere, con molti virtuosismi tecnici, ma irrisolto sul piano della suspence. Sono stato troppo severo?
E’ irrisolto sul piano della suspence, proprio perché volutamente infrange tutti (o quasi) gli stereotipi del genere. Lo sguardo da pazzo di Jack Torrance/Nicholson fa più paura di quello che accade: è una novità. Credo che Shining abbia un legame profondo proprio con 2001. Odissea nello spazio. Jack Torrance che si aggira come una scimmia gemente con l’ascia in mano, per i corridoi dell’Overlook Hotel, chiude il cerchio con la scimmia che, all’inizio di 2001. Odissea nello spazio, trasforma l’osso in arma. Insomma, siamo sempre lì: la violenza, a quanto pare, è l’orizzonte della nostra specie. Alla fine di 2001 assistiamo alla nascita di un superuomo in chiave tecnologica. Alla fine di Shining, il superuomo si è ridotto a un miserabile narcisista, in cui la volontà di potenza si esprime in un gesto meschino: fare del male alla propria famiglia.

Alessandro Gnocchi, I Segreti di Shining, Barney Edizioni, Siena, pagine 125, euro 13.50.

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