Gunther Grass e il tamburo di latta

Grass
di Augusto Benemeglio

1. Un film noiosissimo
E’ morto, a 87 anni, in una clinica di Lubecca, Gunter Grass, lo scrittore “contro”, l’intellettuale che ha sferzato la Germania – scrive Pierluigi Battista – al di là della sua “adolescenziale infatuazione hitlerana”, da lui confessata qualche anno fa, destando più di una perplessità. E’ stato – continua il giornalista – il manifesto di una nazione prigioniera della sua ipocrisia. E ricorda quel grande capolavoro che è Il tamburo di latta.
Io, a dirvela tutta, ancor prima di leggere il libro, avevo visto il film, e me lo ricordo, ancor oggi, noiosissimo. Una sola scena m’è rimasta nella memoria, non particolarmente gradevole: Mario Adorf che ha un rapporto orale con una bambina. La censura lo fece passare. Non ricordo l’epoca: forse fine anni settanta? Poi, a distanza di anni, ecco Grass nobel della letteratura e il Tamburo di latta è su tutti i giornali del mondo, unitamente a quello gnomo, Oskar, che sta in un manicomio-rifugio, una sorta di “Wilhelm Meister tambureggiato sulla latta”, un Heinrich von Ofterdingen trasportato nel mezzo della guerra più infame e inutile della storia, un Franz Sternbald ridotto a nanerottolo, il pittore Nolten che dipinge a fosche tinte e suona un’aria sinfonie di sangue e zolfo, un Doktor Faustus ridotto in sedicesimillesimo. Eravamo tutti con gli occhi sgranati, attoniti, curiosi. Compriamo e leggiamo (o rileggiamo) il libro, e scopriamo Gunther Grass, che da parte sua dice: “guardate che non nasco ora, come letterato, ho quasi ottant’anni, essendo nato nel 1927, ed ero famoso già a trentadue anni, se permettete. E da allora abbiamo la Fama come sottoinquilina. Sta dappertutto, è fastidiosissima ed è difficile ignorarla. È una monella a volte tronfia e a volte senza vita. I visitatori credono di venire a trovare me, ma, appena entrati, si guardano intorno perché in realtà è lei che vogliono vedere. Soltanto perché assedia la mia scrivania inutilmente, ho deciso di portarla con me nel mondo della politica, dandole un impiego come maestra di cerimonie: cosa che lei sa espletare alla perfezione”.

2. Böll e il Gruppe ‘47

“Provo gioia e orgoglio, è vero. E mi sono spontaneamente chiesto che cosa avrebbe detto Heinrich Böll, l’ultimo tedesco insignito del Nobel. Ma ho la sensazione che sarebbe stato d’accordo. Questo premio è una grande soddisfazione per me”. Grass, poi, annunciò che avrebbe dato una parte del compenso in denaro del Nobel alla Fondazione per i Sinti e i Rom che porta il suo stesso nome. Il premio gli è stato attribuito «per aver dipinto la storia dimenticata». Facendo chiaro riferimento a Il tamburo di latta, romanzo con cui Grass esordì nel 1959. L’Accademia ha sottolineato «la grande padronanza» dello scrittore nell’affrontare «l’immane compito di rivisitare la storia contemporanea ricordando i dimenticati: le vittime, i perdenti, le bugie che la gente vuole scordare perché una volta ci ha creduto». Il libro diverrà una delle pietre miliari della letteratura del XX secolo. Eppure Grass l’aveva scritto a Parigi, sui tavolini di Montmartre, sorseggiando pernod e caffè, chiacchierando con Celan, e l’aveva presentato al Gruppe 47, di cui faceva parte. Bravo, Gunther, gli avevano detto quelli del Gruppe: questo è un libro che rivaluta la letteratura tedesca, un libro devastante, un libro “contro”, un libro denuncia, pieno di rabbia e di furore, un libro rifiuto, pieno di spettri, di lacrime-cipolle, di gobbe che non saranno risanate, di cuoche nere sempre in agguato. Il giovane Grass si esaltò, e scrisse subito dopo Gatto e Topo ( 1961) e Anni di Cani (1963), per completare la trilogia di Danzica, città dov’era nato, mezzo tedesco, per via di padre, mezzo casciubico, per via di madre. Lì i genitori gestivano un negozio di coloniali e l’avevano fatto studiare, fino al liceo; ma nel 1944, a soli diciassette anni era stato richiamato alle armi per far parte dell’ultimo esercito di bambini che Hitler poteva mettere in piedi, con la Germania ormai distrutta per via di Stalingrado. Lui disse che fino all’ultimo 1945 era convinto che la “nostra fosse una guerra giusta” e che Hitler fosse un grandissimo statista e un eroe.

3. Grass drammaturgo e poeta

Viene ferito e fatto prigioniero dagli americani. A diciannove anni comincia a comprendere quali enormi colpe gravano sul popolo tedesco, quali colpe e responsabilità sarebbero per sempre gravate sulla sua generazione e quella successiva. Rilasciato nel 1946, trova lavoro come scalpellino e si iscrive contestualmente all’accademia di Belle Arti. Aveva deciso molto tempo prima che avrebbe fatto l’artista, il pittore o lo scultore. Nel 1953 si trasferisce a Berlino per proseguire gli studi e comincia a scrivere i primi racconti. L’anno dopo si sposa con la compagna di studi Anna Schwarz e con lei entra nel Gruppe 47, occupandosi quasi esclusivamente di teatro. Scrive una serie di opere teatrali che vengono rappresentate a Berlino e in altre città tedesche: A dieci minuti da Buffalo, Zio zio, Ventidue denti, Cattivi cuochi… Nel 1956 pubblica il suo primo libro: non è un testo teatrale, nè un romanzo, ma una raccolta di poesie (I vantaggi dei polli al vento) di stampo e stile espressionistico. Nello stesso anno si trasferisce a Parigi e comincia a scrivere Die Blechtrommel, Il tamburo di latta, con cui si afferma rapidamente – anche in Italia – fin dai primi anni sessanta, in cui Gunter svolge attività politica a fianco di Willy Brandt. Presentandolo al pubblico, un telecronista disse: “Signori, Grass non è solo l’autore del Tamburo di latta: è un grande scrittore, un artista che si muove a trecentosessanta gradi. Oltre ad aver prodotto lavori di grafica molto originali, Grass ha scritto magnifici versi di tono espressionista”.

4. L’incipit

Come romanziere, bisogna attestargli la capacità di saper unire la poesia (immagini forti, dalle pennellate sicure) all’engagement sociale e politico. Grass è un fervido difensore delle minoranze. E anche quando si lancia alla riscoperta di leggende e miti del passato (vedi soprattutto Il rombo), egli non perde mai d’occhio l’odierna società tedesca. La sua biografia è esemplare, per il divenire delle speranze della Germania del dopoguerra, speranze che spesso, però, si sono sbugiardate da sé. Si può affermare che Grass non abbia scritto di storia, ma che abbia contribuito, tramite i suoi scritti, a ricordare la storia. Sempre coerente con le proprie idee e con il proprio stile, in lui l’identità umana si fonde perfettamente con quella dell’artista. “Non lo nego: sono ricoverato in manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c’e’ uno spioncino, e il suo sguardo non puo’ penetrarmi perché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti”. Che incipit! Ma allora, questo “maledetto tamburino” che conclude il suo sviluppo intellettuale con la nascita e in seguito non fa che confermarsi, questo Oskar che a tre anni decide di smettere di crescere ( “dal mio compleanno in poi non crebbi di un dito”) , “ma che è anche il tre volte furbo che tutti gli adulti sorpassavano in altezza , ma che a tutti gli adulti sarebbe stato di tanto superiore”, perché ogni esperienza gli è già nota già prima di viverla, mi risultava antipatico. La sua vita consisteva nelle “conferme”, confermava ciò che già sapeva. Il tamburo era il mezzo che gli consentiva di sopravvivere e di essere se stesso, e in manicomio lo aiutava a rievocare gli orrori della Storia. Era lo strumento della sua protesta e del suo rifiuto a integrarsi negli schemi della vita borghese. La sua statura è un espediente satirico, si contrappone alle manie di grandezza dell’epoca in cui vive. La sua condizione d’eterno bambino, cui nessuno presta attenzione, e l’apparente ingenuità gli consentono di vedere le cose dal basso e di coglierne le distorsioni e i lati grotteschi.

5. Chi è Oskar?

Questa storia – l’abbiamo già detto – Oskar Matzerath la scrive in manicomio, un luogo dove si sente al contempo protetto e emarginato. Si determinano così due livelli narrativi: da un lato l’autobiografia, a partire dal momento in cui viene concepita la madre (ottobre 1899) sino all’arresto a Parigi, nel settembre 1952, includendo il periodo nazista, le persecuzioni, la guerra e infine la rapida restaurazione verso quella specie di “miracolo economico” tedesco chiamato “Bierdermeier; dall’altro la narrazione delle vicende all’interno dell’ospedale psichiatrico, dalla fine del 1952 (anno dell’internamento) sino all’inizio del settembre 1954, quando il protagonista compie trent’anni e teme di essere rilasciato. Da La gonna larga, il primo capitolo del primo libro a Trenta, l’ultimo capitolo dell’ultimo libro, Gunther Grass impiega tre volumi e quarantasei capitoli per riassumere la vita di Oskar, nanerottolo con il tamburo, che racconta le scappatelle erotiche della madre con Bronskj, il cugino-amante (Oskar non sa esattamente chi sia suo padre, se Matzerath o, appunto, il cugino). Poi racconta del negozio e della piccola borghesia di Danzica (Grass la conosceva bene). Lo gnomo è dotato di poteri straordinari: con la sola voce riesce a infrangere le finestre del teatro comunale; oppure, tambureggiando, fa perdere il ritmo al marziale corteo nazista e, con un linguaggio sempre ricco di fantasia, descrive le tragedie della città durante la guerra. Oskar è anche fonte di sciagure: la madre si suicida e per colpa sua Jan Bronskji verrà ucciso dai tedeschi; il padre muore all’arrivo dei russi, ingoiando il distintivo del partito che lui gli ha porto. Dopo la guerra genera (forse) un figlio con la madre adottiva, diviene famoso e ricco, con concerti e dischi. Fino a quando – accusato di avere ucciso un’infermeriera – viene internato in manicomio. Il suo letto a sbarre sarà il luogo da cui sarà narrata la storia della catastrofe tedesca. Chi è Oskar? “Non chiedete a Oskar chi è! Egli non ha più parole. Perché chi prima mi sedeva sulle spalle e poi baciò la mia gobba ecco che adesso mi si fa incontro e sempre più s’avvicina”.

6. Un mucchio di merda

Günter Grass fu ritenuto uno dei grandi in assoluto, l’erede di Heinrich Böll, per quanto riguarda le istanze morali, il più scomodo poeta della Germania. Perché? Lo vedremo con altri personaggi singolari come Mahlke (Gatto e Topo) e Matern (Il rombo), in cui si sintetizza il suo messaggio di una creazione non andata per il verso giusto, di un progetto sbagliato, di “un mucchio di merda che Dio lasciò cadere”. In origine la vicenda del giovane Joachim Mahlke , il protagonista di Katz und Maus, era inserita nel più ampio contesto narrativo di Anni di cani; Grass, tuttavia, decise di estrapolarla e di presentarla sotto forma di racconto autonomo. La storia è narrata in prima persona da Pilenz, colui che per primo si accorge dell’enorme e mobilissimo pomo d’Adamo di Mahlke e che, seguendo una folle intuizione , gli aizza contro un gatto. Una volta di pubblico dominio, questa particolarità fisica fa del protagonista un eroe contro voglia, diviene metafora dell’antitesi fra costante bisogno di esibirsi e monumentale solitudine, di un rapporto disturbato fra io e mondo esterno. Nel suo tentativo di distogliere l’attenzione “dall’immensa strozza” con gli oggetti più strambi (fra cui un cacciavite e una medaglia che testimonia della sua adorazione per la Madonna) e al contempo di mettersi in mostra coi compagni, Mahlke arriva a rubare la croce di ferro a un tenente di vascello pluridecorato. Espulso dal liceo, si arruola e conquista a sua volta la decorazione: ma non sarà sufficiente a fargli riconquistare un ruolo sociale. Disperato, diserta e – presumibilmente – muore in un’ennesima esibizione. Nella metafora del gatto e del topo trova espressione quella crepa escatologica che – secondo Grass – sin dall’inizio ha negativamente segnato il mondo . Il “grande Mahlke” è al centro di un universo fatto di inimicizia e persecuzione. A differenza di Oskar tuttavia, accetta di combattere (anche se con scarse possibilità di imporsi), cercando consenso con le sue bizzarre esibizioni (in palestra , in acqua, ecc.), usando oggetti capaci di nascondere la ” fatale cartilagine” e infine con un esasperato e grottesco culto mariano. Questi tre livelli vengono a coincidere nella croce di ferro che Mahlke ottiene grazie al suo eroismo e all’aiuto della Vergine . La tragedia dell’uomo si compie storicamente nel destino dei giovani mandati in guerra, quando il “valore, che veniva misurato solo in base ai successi militari, per la mia generazione divenne sinonimo di felicità”.

7. Diario di una lumaca

Dopo Oskar e Mahlke, Matern (Anni di cani) è il terzo personaggio in cui Grass sintetizza il suo messaggio di una creazione non andata per il verso giusto, un “progetto sbagliato”, un “mucchio di merda che Dio lasciò cadere”. Grass condivide la concezione ebraico-cristiana dell’uomo peccatore, ma rifiuta ogni idea di redenzione. L’unica possibilità di salvezza sta nell’accettazione della colpa e nella capacità di pentirsi: sia l’arte di Amsel (l’amico-nemico ebreo di Matern), sia quella di Oskar, possono svolgere un ruolo positivo nella presa di coscienza dell’uomo.
Lo scrittore, in quanto cittadino, deve essere anche impegnato su questioni concrete? Sebbene Grass abbia sempre voluto tenere distinti i due momenti – letteratura e impegno politico -, alla lunga quest’ultimo aspetto non restò senza conseguenze rispetto al suo mondo letterario. Pe esempio, molte poesie raccolte in Ausgefragt (Interrogato) sono a sfondo politico, e il dramma I plebei provano la rivoluzione medita sulle possibilità di un agire politico da parte dell’artista. Infine, all’impegno politico è dedicato anche Dal diario di una lumaca, in cui Grass rielabora “per i figli miei e quelli degli altri”, gli appunti presi nel corso della campagna elettorale.

Roma, 13 aprile 2015

4 pensieri su “Gunther Grass e il tamburo di latta

  1. Come sempre, articolo documentato, ben scritto, ben argomentato. Da qualche tempo preferisco leggere i blog ed evito le riviste ed il giornali patentati. Sarò malata?

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  2. “Disegnare mi aiuta a capire, a vedere meglio, a combinare qualcosa. Ovviamente non lo faccio per ogni pagina di un libro e non lo faccio nemmeno per ogni manoscritto… ma di tanto in tanto uno schizzo occorre proprio.”
    G. Grass

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  3. Nel 1949 Grass frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Düsseldorf, poi nel 1953 si recò a Berlino e nel 1956 a Parigi. Si affermò subito come disegnatore, poi come poeta e commediografo, ma la notorietà gli giunse, rapidamente, con “Il Tamburo di Latta”, dove ci sono tratti blasfemi che attestano un singolare rapporto odio-amore per il cattolicesimo. C’è da che sua madre, di origine polacca, era una fervente cattolica, e l’aveva nutrito, da bambino, di latte, di libri sacri e orazioni, nonché un certo perbenismo. Tutta l’opera di Grass , a ben vedere , è percorsa da una feroce polemica contro gli atteggiamenti piccolo-borghesi. I toni sono spesso grotteschi, ma il discorso è sempre di lucido realismo.

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