Vivalascuola. Grazie, Mastru Bernardini

Il grande maestro Albino Bernardini ci ha lasciato a 98 anni, il 31 marzo 2015. Con questa puntata di vivalascuola desideriamo ricordare la figura di Albino Bernardini, che è stato uno dei fautori dei cambiamenti in senso democratico della scuola pubblica italiana fin dagli anni Cinquanta e il cui insegnamento è lontano anni luce dalla ideologia della competizione e della esaltazione delle disparità che da un ventennio viene perseguita dagli ultimi governi nazionali. Ringraziamo Bruna Sferra del ricordo della sua figura che qui proponiamo e che così lo introduce:

Un grandissimo maestro, non conosciuto quanto don Milani, Alberto Manzi e Gianni Rodari, ma che come loro ha dedicato la sua vita alla scuola, ad una scuola diversa, fondata su nuove metodologie, su una didattica viva. E’ stato grazie a questi maestri e ad altri, come Maria Luisa Bigiaretti, Bruno Ciari, Giuseppe Tamagnini, Aldo Pettini, Giovanna Legatti, Anna Marcucci Fantini, per citarne alcuni, che la scuola è cambiata in senso democratico e ha potuto cogliere quelle innovazioni pedagogiche che oggi (e in un passato non troppo recente) vengono invece calpestate dai governanti di turno.

A partire dalla militanza politica, la scuola è stata per Bernardini il terreno sul quale continuare la lotta a favore degli ultimi, dei senza voce. E’ riuscito a tradurre il suo senso di comunità e della dimensione sociale in pratica di vita, dentro e fuori la scuola, ovunque abbia operato e oltre.

Spesso in conflitto con i/le colleghe/i, i direttori didattici e le autorità, ha portato avanti il suo impegno con semplicità, determinazione e coraggio. L’essere contro la scuola selettiva e autoritaria gli è costato continui trasferimenti d’ufficio.

Ha sempre contrastato la scuola “tradizionale“, il perbenismo di facciata e l’immobilismo pedagogico sia come maestro che come cittadino. In pensione nel 1977, ha continuato la sua opera di educatore incontrando migliaia di bambine e bambini, ragazze e ragazzi nelle scuole.

Bernardini ha raccontato le sue esperienze nella scuola, si ricordano Le bacchette di Lula, Un anno a Pietralata, La scuola nemica, La supplente; ma ha anche scritto libri per l’infanzia. Tra le grandi maestre e i grandi maestri, dovrebbe costituire una guida professionale preziosa per tutti coloro che svolgono un “mestiere” così importante come quello dell’insegnante.

L’auspicio è quello di una riscoperta di tutta l’opera di Bernardini, non solo nel campo dell’editoria, ma anche in quello della formazione magistrale, poiché non soltanto rappresenta un tassello fondamentale della storia della scuola italiana, ma potrebbe dare una “scossa” al nuovo immobilismo pedagogico in cui è tornata la scuola pubblica odierna.

Grazie, Mastru Bernardini.

* * *

Mastru Bernardini. Insieme, nell’ultimo banco
di Bruno Sferra

Ma io non sono mica così stupida da essere bocciata, eh!

In Un secolo di memorie (2011) Albino Bernardini racconta di quando, negli anni Ottanta del secolo scorso, la redazione de L’unione Sarda gli chiese di recarsi ad Olbia per seguire il caso di una bambina, Vanessa, che doveva essere bocciata in prima elementare.

Le spinte di innovazione pedagogica, avvenute in Italia già a partire dagli anni Sessanta, avevano modificato radicalmente la concezione della scuola che da selettiva si sarebbe dovuta trasformare in scuola democratica e si comprende come mai il giornale avesse preso a cuore la faccenda.

Alla visita di Bernardini nella scuola in questione, in cui egli potette constatare che la bambina non presentava problemi da giustificarne una bocciatura, seguirono un articolo de L’unione Sarda e una replica della direttrice della scuola che difendeva la decisione della bocciatura. Ne scaturì una riunione che vide la presenza di insegnanti e genitori, di Bernardini e della stessa Vanessa, seduta al tavolo della presidenza. “Sembrava dovesse gestire lei il dibattito” scrive Bernardini e fu in quell’occasione che la bambina esclamò: – Ma io non sono mica così stupida da essere bocciata, eh!

L’episodio si concluse con la promozione d’ufficio della bambina per opera del Provveditore agli studi di Sassari in base ad una circolare ministeriale “con la quale si raccomandava affinché i bambini delle elementari non venissero bocciati, se non in casi eccezionali”.

Credo che questo evento sia doppiamente emblematico: prima di tutto sta a testimoniare l’impegno di Albino Bernardini nel realizzare una scuola che fosse sempre dalla parte dei bambini e che divenisse una comunità educante in cui l’inclusione e la pratica dei diritto fossero le istanze portanti, in secondo luogo sta a dimostrare quanto i progressi avvenuti in campo pedagogico, educativo, didattico e normativo abbiano stentato a trovare un’adesione e un’applicazione generalizzata all’interno delle scuole elementari italiane.

A ciò è necessario aggiungere che la scuola attuale, a causa delle recenti pseudo riforme e disposizioni ministeriali e dei “tagli” agli organici e al funzionamento amministrativo e didattico, sta sempre più tornando la scuola di cinquanta anni fa, quella che Bernardini, insieme a tanti altri, ha lottato per cambiare.

A questo proposito Giuliana Monni scrive:

Com’è lontano il pensiero del nostro Maestro, dal baratro nel quale sta precipitando la scuola italiana, così lontana dalla sua scuola gioiosa, una scuola che i governanti di turno vogliono quanto più selettiva ed elitaria possibile, antidemocratica e lontana da ogni comprensione delle problematiche sociali che vivono, soprattutto, gli alunni cosiddetti difficili. […] Per questo è auspicabile che tanti nuovi “Albino Bernardini” alzino la loro voce per combattere contro l’impoverimento dell’istruzione, soprattutto di quella pubblica.

Purtroppo, ancora oggi la bocciatura nella scuola elementare viene utilizzata quale strumento risolutivo dei problemi che il team docente e tutta l’istituzione scolastica non sono stati in grado di affrontare adeguatamente. Recentissimo è l’episodio di cui sono a conoscenza di un bambino di classe terza elementare con problemi di comportamento, frequentante una scuola della periferia romana, che si è voluto bocciare perché la mamma non aveva accettato una promozione in cambio della richiesta del “nulla osta”. Un odioso ricatto pur di liberarsi di un bambino “cattivo”. È stato fortunatamente un assistente amministrativo della scuola che, avendo conosciuto il gravissimo fatto, si è fatto carico di seguire il caso con un avvocato. Il team docente si è visto costretto a riaprire lo scrutinio il cui esito è stato la promozione del bambino! (continua qui)

* * *

Albino Bernardini, una vita dalla parte dei bambini
di Artemio Tacchia

Ma che maestro è stato Albino Bernardini? La sua è stata, oltre che dello sperimentare e del fare, soprattutto una scuola dell’ascolto, del dialogo e della comunicazione (il giornalino, la corrispondenza, gli incontri, le discussioni, la lettura dei giornali); della democrazia condivisa e della cooperazione (il lavoro di gruppo, le regole, il rispetto reciproco); della fantasia e della creatività (il testo libero, le storie senza finale, le poesie). Un metodo che ha continuato ad applicare anche quando, invitato, ha visitato centinaia di scuole.

Quando entrava nelle mie classi, si sedeva in cerchio tra i bambini e li invitava a parlare: non teneva lezioni. Noi avevamo preparato le domande, ma saltava tutto. niente predefinito: colloqui liberi, sinceri, fantastici. E, soprattutto, tanta allegria! Così nella corrispondenza scolastica: anche sulle questioni serie che i bambini gli ponevano, lui rispondeva sempre scaraventandoli nel paese dell’immaginazione, obbligandoli a rispondere dopo aver usato la fantasia.

Bernardini ha praticato – più che scritto dall’alto di una “distante” e fredda cattedra universitaria – una scuola aperta nel senso più completo del termine. «La sua è una pedagogia della prassi – scrive Rinaldo Rizzi – che si invera giorno per giorno nel sociale. Non discende solo da schemi teorici ma vive di una carica umana e giorno per giorno della scelta di campo a favore dei marginali e dei deboli»…

Riesce ancora ad indignarsi, mastru Bernardini, verso la ministra Gelmini e la sua controriforma liberista che riporta di colpo la scuola agli anni di Lula (i voti, il merito, la selezione, l’esclusione, l’insegnante unico, la riduzione delle ore, l’accorpamento delle classi e degli istituti, il premio ai docenti-docili più meritevoli). Gli chiedo se la sua idea di scuola sia ancora d’attualità:

«Sicuro – risponde – noi guardavamo al bambino per aiutarlo a crescere e come farlo crescere. Invece questa ministra non si interessa del bambino ma dei soldi che si spendono per i bambini. Pensa a risparmiare, a tagliare, a distruggere la scuola di tutti». (continua qui)

* * *

Segnaliamo un ricordo di Giancarlo Cavinato, due ritratti di Alberto Melis e Maristella Iervasi, una intervista del 2009.

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