63. Sapere e volere

da qui

Sulla verità non agisce solo la nostra intelligenza, la volontà è altrettanto necessaria. Il bene che ho scoperto, lo devo volere. Per questo è importante avere dei modelli, degli esempi che attraggano al bene indispensabile alla vita. E’ importante spiegare le ragioni del comportamento, nell’educazione, fornendo il materiale grazie al quale l’intelletto può conoscere e operare il bene, vederne il beneficio e sceglierlo come oggetto della volontà. Questa coerenza è impegnativa: la dottrina cristiana del peccato originale spiega il fatto che l’uomo può smarrire lo sguardo limpido sulla verità, scegliendo la menzogna nelle sue infinite sfumature. Egli pensa di ottenere, in questo modo, una maggiore libertà. Eppure – come affermano i mistici – la verità non si sradica dall’intimo dell’uomo: se ne avverte la presenza come senso di colpa, aspirazione inconscia, nostalgia. Per il credente, la verità ha un nome, Gesù Cristo, per cui di continuo paragona la sua idea di bene ai criteri del Vangelo. Ma anche chi ignora il suo messaggio porta in sé la traccia, il filo d’oro della verità sul mondo e il suo destino, l’eco del senso profondo della vita ricevuta. Questo non significa che ogni pensiero umano, ogni impostazione filosofica siano sempre compatibili con la voce dell’Essere che Cristo ha rivelato. Una speciale attenzione dev’essere accordata alla legge naturale, che oggi, con troppa leggerezza, si tende ad archiviare nei desolati depositi degli oggetti inservibili. La negazione della verità sull’uomo non ha soltanto effetti gnoseologici, ma incide nel tessuto della convivenza civile, nei legami più sacri di una società chiamata – come auspica Gesù nel finale del suo discorso programmatico – a edificarsi sulla roccia. Solo così si può cogliere la luce presente nel profondo, decifrarla con l’aiuto dell’intelligenza e perseguirla con lo strumento potente della volontà.

8 pensieri su “63. Sapere e volere

  1. poesie d’autore » poesie di Karol Wojtyla » Uomo di volontà

    Uomo di volontà

    Un attimo incolore di volontà
    come la spinta di un pistone
    e affilato come uno scudiscio
    un attimo che in genere
    così non s’impone
    se non
    a me soltanto
    non matura dal sentimento come soave frutto
    e non emerge dal pensiero,
    prende una scorciatoia,
    quando arriva, io devo sollevarlo
    e così faccio di solito.
    Non v’è spazio per il cuore e il pensiero,
    v’è quell’attimo solo, che esplode
    in me, come croce.

    K. Woijtyla

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  2. ” La Parola di Dio è capace di cambiare tutto, ma non sempre abbiamo il coraggio di credere nella Parola di Dio, di ricevere quella Parola che ci guarisce dento.”
    Papa Francesco

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  3. INTELLETTO VOLONTA’
    Credere è un atto dell’intelleto, amare della volontà, ma tra loro complementari perchè non basta credere, se non si ama non si aderisce a Dio: “la volontà tende al proprio oggetto secondo l’ordine della ragione”. Se non fosse che Satana conosce Dio per visione, si potrebbe dire che anche Satana crede, ma poichè è diviso in se stesso non persegue il Bene.
    Gli attributi dell’anima, “capace d’infinito”, stretti dall’inquietudine divina, sono atti a “cogliere la luce nel profondo, decifrarla con l’intelligenza e perseguirla con lo strumento potente della volontà”, non disdegnando la “scorciatoia” del cuore.
    Volontà sostenuta dalla fede è apertura all’azione divina e “felice quell’anima che ad opera di Dio merita di essere a Dio conquistata”.
    Volontà bene ordinata è appetito di Dio, anelito ad appartenergli ed essere in Lui unità a similitudine di quella divina unità che è il Padre nel Figlio e il Figlio nel Padre, reciproca dimora, nell’Amore-Spirito Santo. In questo è tutto l’uomo: un eterno ritorno a quel divino Paradiso trinitario per fissare nuovamento lo sguardo sulla Bellezza.

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  4. Una rete invisibile, quella del filo d’oro, che ci lega uno con l’altro attraverso la bellezza innata in ciascuno di noi, bellezza che si scopre ed unisce nell’attimo in cui si spengono le stelle, che si nasconde davanti allo specchio quando si torna nuovamente “interi”, ricomposti di elementi inutili e pesanti che lasciano strappi nella trama in cui è facile perdersi. Una presenza forte e discreta, il coraggio di conoscerla.

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  5. Spesso capita che tante persone pensano che già lo sanno tutto e rinunciano di approfondire la sapienza.
    A bambini dicevo spesso- questo che hai imparato l’alfabeto non significa che hai imparato a leggere e scrivere. Ogni volta che stai studiando scopri e impari qualcosa di nuovo.
    Uguale qua- anche se hai letto Vangelo non significa che hai conosciuto Dio, che già lo sai tutto della religione.

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