64. La posta in gioco

da qui

Se si conoscessero i benefici del bene, a nessuno verrebbe in mente di costruire una vita su ciò che non è bene, perché si capirebbe l’apparente ovvietà che il bene fa bene. Il problema è dimostrare quanto il non bene possa essere illusorio, e ciò non è scontato: le apparenze del male, com’è noto, sono più attraenti. Per sfuggire alla sua presa è necessario discernere incessantemente, perché i pensieri malvagi, se non sono allontanati, presto o tardi si trasformano in azioni: non a caso, Gesù respinge gli assalti del demonio con una ferma e immediata decisione. Se invece si cede alle lusinghe, l’uomo si separa da Dio, sperimentando un senso d’indipendenza che prima o poi si rivela come morte: la vita è un’alternativa secca tra il ricevere un dono e lo strappare con mani rapaci ciò che è suggerito dall’avidità, dalla concupiscenza e dal desiderio di possesso.
Il peccato di origine è decidere noi cos’è bene e cos’è male, sdoganando quella che i Padri definivano la madre di ogni trasgressione, la filautia. Dio rispetta l’uomo al punto da donargli una totale libertà, rischiando dunque la separazione: e se l’uomo decide di staccarsi, produce le disarmonie stridenti di cui la storia è piena. La libertà è male esercitata ogni volta che sceglie la via facile della propria volontà; diventa autentica quando si apre all’altro, quando è capace di dono e sacrificio. La vera libertà, dunque, non è semplicemente scelta, ma l’accesso a una vita superiore, alla pienezza iscritta nel progetto originario. In questo senso, l’uomo libero è il santo, colui che corrisponde all’immagine di Dio nella creazione.
Un ulteriore ostacolo è il fatto che il male, di frequente, si traveste da bene: per questo la vigilanza è necessaria, così come la consapevolezza che quella tra bene e male non è un’opzione come un’altra, ma la cruciale decisione tra la vita e la morte. Per questo è necessaria una virtù che spesso è ritenuta un difetto: l’obbedienza. Solo Dio sa chi sono veramente, e cos’è bene per me. Ubbidire è il solo atteggiamento all’altezza di questa verità. Anche Gesù imparò l’obbedienza dalle cose che patì: la sofferenza è indispensabile per superare la soglia della filautia, la madre di tutti i peccati, e per accedere alla vita come dono, come amore che non ha più fine.

6 pensieri su “64. La posta in gioco

  1. Tu, Signore, radice della vita, sai bene cosa sia “donare la libertà rischiando la separazione” da quel tuo tuo specchiarti sul volto dell’uomo in quel giorno mai vissuto prima.
    Libertà da Te, essenza delle cose, Dio senza tempo e nel tempo trasmigrato in un corpo di misericordia che ha vene e sangue e anima come noi: fragilità che l’ angelo non conosce, assaporata per sapere che significhi la fatica di essere uomo e “corrervi dentro/come proprio il significato stesso/dei significati”.
    Tu, Amore libero, che ama per primo e che liberamente vuole essere amato, mistero che cede all’impazienza, vieni ancora a bruciare nel cuore dell’uomo, “come i tramonti dell’Oreb”.

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  2. Il crocevia della Liberta’ e l’emozione della Grazia!

    Quanto è difficile praticare l’ arte della libertà, che solo apparentemente trova il proprio inveramento nella dimensione del potere. La libertà invece è sempre apertura, messa in gioco, offerta, sguardo che sonda la profondità dell’universo alla ricerca di un volto altro che scopre infine ultimamente esso stesso, e prima di tutto, in cammino verso di lei.

    Dio ci ama a tal punto da ritrarsi……che grande emozione questo DIo che Fa un passo indietro per noi!!

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  3. ” L’idea di essere liberi terrorizza la gente che si aggrappa alle proprie catene e alle regole e aversa chiunque tenti di distruggerle.”
    Anonimo

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