Alberto Toni, Vivo così.

Cuculo
Alberto Toni, Vivo così, Nomos Edizioni.

Di Rosa Salvia

La poesia di Alberto Toni è a mio avviso una forma eretica di esistenzialismo (ne è conferma questa nuova raccolta) che trova riscontro nell’antinomia filosofica fra determinismo e libertà: dove la libertà è affidata all’imperfezione, all’asimmetria, al dubbio, alla “precarietà ermeneutica” come precisa Mario Santagostini nella prefazione al libro. Peraltro il ricorso alla levità della linea “antinovecentesca” e “postermetica” (Saba, Penna, Caproni) porta nel pieno della ricerca stilistica più moderna e anticonvenzionale. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 3.

Destini
B) C’è molta tenerezza nelle pagine in cui racconti momenti che risalgono all’infanzia, all’adolescenza. Sono pagine attraversate da un sentimento di presagio, stagioni della vita in cui tutto doveva ancora accadere ma al tempo stesso era come se fosse già tutto previsto. Risalta il contrasto con l’amarezza che stilla invece da altri frammenti di vita più legati all’attualità del momento. Continua a leggere

In fretta, lentamente, di Riccardo Ferrazzi

In Anzianifretta, lentamente, tutto cambia

I miei coetanei penseranno “sai che novità”, mentre chi ha venti o trent’anni alzerà le spalle. Ma non c’è niente da fare: ognuno sperimenta certe cose una volta nella vita e, quando gli capita, ha l’impressione di averle scoperte lui. E le dice. Continua a leggere

ESFOLIAZIONI URBANE

manMimmo Rotella lavorava strappando manifesti pubblicitari, riproduceva quello che già nella natura urbana accade e ho osservato qualche giorno fa. Qui la mia foto, scattata in corso Sommeiller, a Torino. Ritrovate i miei pensieri sull’arte anche sul blog Il verso del quadro.

69. Coltivare i valori

da qui

Viviamo in una realtà in cui gli stimoli sono così numerosi e di tale varietà, che tutto spinge verso l’esterno: rischiamo di vivere alla periferia di noi stessi, identificati nei ruoli che incarniamo. Continua a leggere

Buon cibo tra piccolo e grande schermo

schena e ravera LIBRO
di Guido Michelone

Sull’onda di quanto propone l’Esposizione Universale di Milano, Expo 2015, dedicata ai temi dell’alimentazione mondiale, anche l’editore cerca di offrire un apporto culturale sul medesimo argomento, persino in un settore particolare come il cibo nel cinema. Continua a leggere

MIROSLAV KOŠUTA, “LA RAGAZZA DAL FIORE PERVINCA”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Miroslav Košuta
La ragazza dal fiore pervinca
Del Vecchio Editore, 2015

PervincaUna raccolta poetica non certo “facile”, ma d’altronde non “erudita”. Profonda, semmai, in senso pregnante: perché va a pescare in zone sensibili non solo dell’interiorità di chi l’ha scritta, ma di una delicata situazione storica. Miroslav Košuta, poeta sloveno in terra italiana – a Trieste, specificamente – per quella triste e complicata successione di eventi che toccò quella zona alla fine della seconda guerra mondiale, in questa selezione a cura e per la traduzione di Tatjana Roje (sono disponibili i testi originali a fronte) esplora gli stati d’animo di una minoranza spesso misconosciuta, ma che ha contribuito alla storia del capoluogo friulano, portandone molte ferite.

I versi sono suddivisi in varie sezioni tematiche (“Origine”, “Le parole, il verso”, “Impegno”, “I luoghi” e “La ragazza dal fiore pervinca” – che dà il titolo alla raccolta), che alternano linguaggi più discorsivi a finestre più strettamente liriche, se non ermetiche, e considerazioni di ordine più storico-politico-sociale a schegge di vita intima, in una singolare fusione della poesia d’impegno di stampo più propriamente italiano – l’autore, nella prefazione, cita Pasolini – e della ricerca delle vie interiori prevalente nei poeti sloveni della Jugoslavia titina. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 2.

povertà
B) Le parole della felicità inaugura una serie di scritti molto lunga e che continua tuttora. Gli argomenti trattati in questo saggio li ritroveremo anche nei racconti e romanzi venuti dopo. Cambierà la forma, lo stile, non la sostanza.
Se la scrittura è per te un mezzo di comunicazione teologica perché ad un certo punto hai pensato che raccontare storie fosse un modo più efficace e immediato per arrivare al cuore di chi legge? Continua a leggere

BUONA LETTURA: “LA LUCE SU IN PAESE” DI RENATO BERGONZI

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

BergonziA borgo Case Sparse si invecchia lentamente, “come gli ulivi giù in collina, storti e nodosi”. La selvaggina sta scomparendo, tordi e merli diventano sempre più rari e la “vita grama” costringe i giovani a scendere a valle, in cerca di un futuro migliore. I silenzi sono ormai interminabili. Le storie prossime ad essere dimenticate.
In questa magrezza tipica dell’entroterra ligure, Renato Bergonzi ambienta La luce su in paese (pentàgora) e dipana i capitoli della storia di Vittorio, l’ultimo abitante di borgo Case Sparse.
Una volta alla settimana, Vittorio attraversa il bosco per scendere da Oreste, alla bottega del vicino paese e scambiare quattro chiacchiere con gli amici di un tempo. Si parla dei posti buoni per la caccia, di quelli che nascondono i funghi porcini, della penuria del lavoro, delle case abbandonate. Continua a leggere

68. L’arte della vita

da qui

Da ciò che abbiamo detto, si può evincere che la vita di ogni uomo o donna, sulla Terra, è un’opera d’arte: un’elaborazione personale delle categorie del bello, del buono e del vero, in vista di un riconoscimento della propria identità e di un dono da trasmettere agli altri, perché anch’essi diventino se stessi. Continua a leggere

Nuove nomenclature e altre poesie (L’Arcolaio, 2015) di Anna Maria Curci

nomen

L’apparente disorganicità non toglie nulla a questa nuova raccolta di Anna Maria Curci, Nuove nomenclature e altre poesie (L’Arcolaio, 2015). Si tratta infatti di un palinsesto diviso e articolato in versi liberi (Nuove nomenclature; Staffetta), settenari, distici e canti. Credo che l’intenzione poetica di questa intensa e appassionata autrice sia innanzi tutto di tentare una mappatura dei significanti del presente con la finalità di ritrovare nuovi significati. Di individuare i significati in grado di consentire al lettore di decifrare il presente. La sensibilità linguistica le consentono di rinnovare la resistenza contro l’omologazione totalitaria e orribile della lingua. Indifferente ai contesti, oscenamente fungibile nel proprio referente, la neo-lingua della modernità possiede la forza di assuefarci al dolore nello stesso istante in cui ce lo rappresenta, ce lo “narra”, come va di moda dire di questi tempi. La parola poetica invece fa balbettare le nostre frasi fatte, fa fare corto circuito alla nostra coscienza, rompe l’incanto della nostra distanza. Questo accade, con forma compiuta ed esemplare, in Idiomaticamente.

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Perché i gattini salveranno la discussione sui Social Network – di Francesco Vico

vico

Dire che viviamo una fetta più o meno consistente della nostra vita sui social network sarebbe probabilmente una semplificazione eccessiva, anche per il sottoscritto: quello che fanno i Social non è tanto creare un “luogo virtuale”, quanto creare connessioni (e non a caso lo slogan di Facebook è proprio “Connect with friends and the world around you on Facebook”). La Rete stessa non è un luogo con regole proprie, il luogo è il mondo. La Rete si limita a creare connessioni, a veicolare messaggi. Continua a leggere

Dino Campana. Il sangue del fanciullo

Campana
di Augusto Benemeglio

1. Un viaggio chiamato amore

Dino Campana è autore di un solo libro, I canti Orfici, stampato a sue spese in una tipografia di Marradi, il paese vicino Firenze in cui nacque il 20 agosto 1885, e dove tutti lo ritenevano pazzo. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. Intervista di Barbara Pesaresi a Fabrizio Centofanti. 1.

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B) Le parole della felicità è un piccolo saggio edito nel 2005. Il titolo sembra contenere la promessa di una conquista certa. Ma già nell’introduzione aggiusti il tiro e parli di possibilità, infatti scrivi: “Lo scopo di questo piccolo libro è offrire delle chiavi per entrare in contatto in modo originale con le parole della fede nelle quali si nasconde la possibilità, per l’uomo, di essere felice”. Chiudi con questa riflessione: “La felicità, in fondo, è qualcosa che già esiste. Qualcosa per cui, forse, non abbiamo ancora trovato le parole.”
Sembra esserci una contraddizione tra la promessa iniziale e la considerazione finale. O forse è la consapevolezza che ogni tentativo teorico di spiegare qualcosa di così inafferrabile come la felicità, anche se supportato da una esperienza personale, ha in sé un angolo cieco dove la percezione di chi ascolta o legge registra un vuoto? Continua a leggere

“Gli ignoranti – Vino e libri: diario di una reciproca educazione” di Étienne Davodeau

Gli ignoranti – Vino e libri: diario di una reciproca educazione, di Étienne Davodeau Gli ignoranti – Vino e libri: diario di una reciproca educazione, di Étienne Davodeau, Porthos, 2015, pp. 287, euro 25,00.

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di Andrea B. Nardi

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Deve essere bello saper disegnare. E deve essere bello possedere una vigna. Ve lo dice uno che non riesce a tirare una linea dritta nemmeno col righello, e che col vino ha un rapporto conflittuale (sono più tipo da birra, e da cocktail Martini). Étienne Davodeau e Richard Leroy sono due amici, il primo è un disegnatore famoso per i suoi reportage a fumetti, l’altro un produttore di vini naturali, entrambi raggiunti, nel proprio ambiente, da quella fama meno ossessionata dal denaro che dall’ottima esecuzione del lavoro, il che, spesso, è il primo presupposto dell’arte.

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Poeti di 10 anni. In “Ma dove sono le parole?”

Mercoledì 20 maggio 2015, ore 21.00, presso Philo pratiche filosofiche, via Piranesi 12, Milano, sarà presentato il libro Ma dove sono le parole? di Chandra Livia Candiani e Andrea Cirolla (Effigie 2015), dedicato alle poesie scritte dai bambini delle periferie multietniche di Milano nei seminari di una maestra speciale. Ne parlano Chandra Livia Candiani, Andrea Cirolla, Giorgio Morale. Ingresso libero. Qui si possono leggere testimonianze sull’esperienza e una scelta di poesie di bambini. Qui si può ascoltare una intervista a Chandra Livia Candiani effettuata da Gabriella Caramore domenica 17 maggio 2015 nella trasmissione “Uomini e profeti” su RadioTre. Di seguito un testo apparso su Affari Italiani.

Poeti di dieci anni
di Giorgio Morale

L’anima dell’opera d’arte deve trovarsi alla superficie nuda il più possibile”. Sono parole del grande poeta Novalis. Ed è quello che si realizza nelle poesie dei bambini di questo Ma dove sono le parole? appena pubblicato dalle Edizioni Effigie. Lo stesso Novalis prosegue scrivendo che “Alla bellezza e alla regolarità della forma il primo artista non dà alcun peso. Egli cerca soltanto un’espressione sicura della sua intenzione – la comunicazione comprensibile è il suo scopo”. Continua a leggere