65. La coerenza e i suoi derivati

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Se crediamo in qualcosa, prima o poi faremo i conti con un valore conosciuto, ma troppo disinvoltamente trascurato: la coerenza. Un modo subdolo per non tenerne conto è giustificarsi con i tanti dubbi che si addensano al riguardo: è una questione oggettiva o soggettiva? Intellettuale o pratica? Letterale o liberamente interpretata? Poi c’è il problema del conflitto tra scelte e convinzioni positive: non sempre il dilemma è tra ciò che è giusto e ingiusto; può darsi che si debba scegliere tra due cose buone: quale diventa il criterio d’azione o di discernimento? Rischiamo spesso di scoprirci, nella stessa situazione, coerenti per un verso e incoerenti per un altro. Ciò potrebbe portarci a pensare che la coerenza non esista, o sia un’utopia che non ha niente a che fare con la vita.
Si potrebbe affrontare il tema nell’ottica con cui Solov’ev parlava dell’amore, definendolo come una realtà in cui tutto è collegato. La coerenza diventa, in questo modo, non tanto l’attuazione letterale – e magari maniacale – di un principio, quanto la dimensione in cui si scoprono le interne connessioni, in cui si tiene conto dell’unità della persona e della storia, degli ideali e della loro incarnazione. Solo così è possibile evitare le rigidità che trasformano spesso la coerenza nell’incoerenza più mostruosa: basti pensare all’assurdità anche logica di un certo tipo di burocrazia. Se Gesù fosse stato coerente in senso letterale, non avrebbe guarito tanti infermi in giorno di sabato, non avrebbe mangiato con pubblicani e peccatori, non avrebbe perdonato la donna sorpresa in adulterio. Coerente, dunque, è chi sa adattare la norma alla realtà, chi mette al primo posto il valore della vita, il rispetto dell’altro, la cura per le sue necessità. La coerenza è integrazione al livello più alto, discernimento autentico della posta in gioco.
E’ possibile arrivare a questa meta? Il credente sa che è una grazia da chiedere al Signore, l’unico che ha chiari i rapporti tra le cose, l’amore in cui tutto è collegato.

10 pensieri su “65. La coerenza e i suoi derivati

  1. Si, una pagina bellissima, condivido fino all’ultima virgola.

    “e tra l’effimera vanità, nel torrente torbido delle ansie della vita, tu possiedi un segreto onnigioioso: impotente è il male, ed eterni noi siamo: Dio è con noi”

    V.S. Solov’ev

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  2. L’uomo si evolve, matura, si perfeziona in un sponda di tempo che racchiude la sua intera esistenza. Più ci si avvicina alla Luce, più si conoscono i sottili inganni della ragione, “è la voce della tua testimonianza che mi strappa dalla mia tranquillità, scuote il mio intimo tutto” allora si cerca Te che “fai essere se stessi e riconduci al progetto originario” e l’umiltà decide di amare la propria abiezione, proponendosi di essere creature dai grandi desideri.
    Il Maestro, nella sua eterna parabola d’amore e di libertà, non esita a farsi vicino ai peccatori senza perdere di coerenza alla legge, poichè è Signore del Sabato, principio della legge e suo compimento.
    “Non fatevi chiamare Rabbì, uno solo è il Maestro” dal quale farsi ammaestrare e lasciarsi al vento del suo Spirito, “al calore del suo sole, che è difficile vederlo; ma non è impossibile sentirlo”. (Tonino Bello)
    Sì, lo si può ancora sentire, “il Mashiah è passato di qua, puoi sentire il rumore dei suoi sandali” ed ora “cielo e terra si specchiano senza più riconoscere i confini” (F. Centofanti)
    Dietro il Maestro “la nostra storia personale e comunitaria, ha un senso, non è inutile, non è disarticolata, si muove verso un traguardo, ha una sua traiettoria. E’, in una parola, frammento di Storia della Salvezza” (T. Bello)

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  3. Si susseguono pagine che sono una profonda riflessione sull’ uomo ed una contemplazione di Dio umanato nella sua storia. Gesù, il solo Maestro che è la Verità è anche Colui che “ha cura dei tuoi sogni” e conduce ad un amore libero che non fa solo “esperti di compassione” ma anche “cirenei della gioia”.

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  4. Coerenza, dunque, per mettere amore dove manca.
    Vero, solo la Grazia, può aiutarci, altrimenti si rischia di sentirsi coerenti e con coscienza anche quando le scelte volgono, seppure involontariamente, verso i propri interessi.
    Mi associo anch’io nell’apprezzamento particolare di questa pagina la cui lettura genera un bel senso di solida serenità.

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  5. Coerenza.
    Soltanto così…. ma io ogni volta che devo prendere l’aereo, giorno prima sempre becco un film con incidente d’areo.
    Ieri avevo un altra visita medica in ospedale e giorno prima in chiesa cantavamo: “La morte, dove sei la morte? Dov’è mia morte? Dov’è mia salvezza?”
    Coincidenza? O forse solo così per farmi stare meglio, tranquilla e sicura.

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  6. Spesso si mettiamo un pensiero in testa e in tutti modi combattiamo per ottenerla. Si arrabbiamo, disperiamo, bestemmiamo e spesso…. niente, non ci arriviamo.
    Ma a volte, semplicemente basta tranquillizzarsi, e in silenzio ascoltare nostro Spirito che ci porta con la strada giusta.

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  7. ” Potrebbe sembrare strano che Dio ci comandi di fargli delle richieste quando egli conosce, prima ancora che glielo domandiamo, quello che ci è necessario. Dobbiamo però riflettere che a Lui non importa tanto la manifestazione del nostro desiderio, cosa che egli conosce molto bene, ma piuttosto che questo desiderio si ravvivi in noi mediante la domanda perché possiamo ottenere ciò che egli è già disposto a concederci.”
    S.Agostino

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  8. “Le apparenti contraddizioni nella vita di Tolstoj non sono un’infamia o un segno di fallimento. Esse significano l’errore di chi osserva. Emerson ha detto che una sciocca coerenza è lo spauracchio di una mente limitata. Saremmo completamente perduti se cercassimo di vivere mostrando che non vi è stata nessuna contraddizione nel corso della nostra vita. Cercando di vivere in quel modo, dovremmo ricordare ciò che abbiamo fatto ieri e armonizzare così le nostre azioni odierne con quelle di ieri; cercando di preservare un’armonia tanto forzata, dovremmo ricorrere alla non verità. Il modo migliore è quello di seguire la verità per come la si vede al momento. Se progrediamo giorno dopo giorno, perché dovremmo preoccuparci se gli altri vedono in noi delle contraddizioni?”

    Gandhi

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