La Charlotte (Salomon) di David Foenkinos

Charlotte_Salomon autoritratto
di Guido Michelone

Charlotte, la biografia in versi scritta dal francese cinquantunenne David Foenkinos, è divenuta nel 2014 un autentico caso letterario, nonché un libro di grande successo. L’autore parla con realistico trasporto di una pittrice straordinaria quale Charlotte Salomon, che, indirettamente, con la propria travagliata esistenza, assume a simbolo di partigiana della libertà nella lotta in Europa al nazifascismo durante gli anni della seconda guerra mondiale, attraverso un singolarissimo operato artistico.
Foenkinos non si limita a consultare fonti letterarie o iconografiche, ma cerca di ripercorre ogni luogo fisico della vita di Charlotte, entrando il più possibile dentro gli spazi abitativi spesso distrutti, modificati o preclusi da nuovi inquilini insensibili, onde poter descrivere a fondo gli aspetti che spingono Charlotte a resistere contro tutto e tutti.
Charlotte nasce il 16 aprile 1917, è una ebrea berlinese, figlia di un medico (un luminare della scienza, totalmente assorto nel lavoro e nella ricerca) e di una ricca casalinga, suicida sull’esempio della sorella più giovane e di molti altri parenti. Anche la nonna di Charlotte si toglierà la vita, ormai vecchia e profuga in Francia: nello stesso periodo, in circostanze fortuite, Charlotte – che in una stanza vicina avverte il suicidio dell’anziana – viene a sapere di come le è morta la madre: un segreto taciutole dal padre e dalla matrigna, nota cantante operistica.
Prima dell’inasprimento delle leggi razziali e dello scoppio della seconda guerra mondiale, trova il tempo di scoprire a Berlino la propria vocazione: all’Accademia (unica ebrea ammessa) risulta la migliore, benché non registrata ufficialmente; a casa si invaghisce dell’insegnante di canto, saccente e presuntuoso romanziere, che forse si approfitta della fanciulla e che certo non ricambia la passione.
Lo studio e il flirt vengono interrotti bruscamente quando con la famiglia fugge ad Amsterdam, dove, con l’invasione nazista dell’Olanda, i genitori decidono di inviarla dai nonni in Costa Azzurra. A Villefranche, prima zona libera, poi occupata blandamente dall’esercito italiano, la ragazza torna a dipingere, in una sontuosa dimora abitata da una ricca americana. E, soprattutto, dipinge per due anni, chiusa in una camera d’albergo a picco sul mare, mentre le relazioni con il nonno, quasi impazzito, s’interrompono del tutto.
Quando Charlotte torna alla villa, trova un rifugiato austriaco claudicante, con il quale si unisce in matrimonio con il rito ebraico (è lui a convertirsi dal cattolicesimo, per poterla sposare). La situazione precipita dall’8 settembre, giorno in cui un nazista la rintraccia, grazie alla spiata di un anonimo: la donna è caricata a forza sopra una corriera e poi su un treno, terminando il viaggio nelle docce a gas di Auschwitz, il 10 ottobre 1943.
A liberazione avvenuta, i suoi genitori vogliono sapere tutto sugli ultimi mesi della vita della figlia: ritrovano l’albergatrice che custodisce l’opera pittorica: una valigia piena di disegni a tempera o acquerello, accompagnati da prose o da didascalie con un filo logico preciso, nel solco di un unicum creativo, a cui lei dà il titolo di Vita o teatro. L’opera viene catalogata e poi donata al Museo di Gerusalemme, che solo nel 1961 riesce ad allestire una mostra riscuotendo un notevole successo, editandola subito dopo come libro, e replicandola più volte in altri contesti fino a cadere nell’oblio, interrotto da questo bellissimo romanzo di Foenkinos, tutto da leggere e da meditare.

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