Provocazione in forma d’apologo 290

La porta più munita non ha sentinella ed è semiaperta.
Ci passi e ci ripassi davanti, spesso addirittura cacci la testa fra i battenti e spii all’interno.

Al fondo di un lungo corridoio dall’illuminazione morbida e diffusa allora vedi un’altra porta semiaperta, a vetri, su cui una luce viva proietta le sagome di personaggi che vanno e vengono, dentro.
Di là giungono note di musichette allegre, sussurri, voci alte di alterchi subito sedati.
Tu sai, o credi sapere, ciò che troveresti entrando. Ciò che non sai, o credi di sapere anche troppo, e che temi, è ciò che ti spetterebbe là, come diventeresti in quel nuovo clima.
Sai e non sai. Soprattutto non vuoi porre la domanda fondamentale. In definitiva, ciò che ti manca alla comprensione piena te la preclude, di questo passo per sempre.

12 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 290

  1. Lasciare la porta aperta in alcuni casi risolve ogni problema …
    predispone a un’apertura, almeno secondo il mio punto di vista
    nella cassaforte KRUGG bisogna tenere solo certi pensieri …
    ;-)

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  2. ciò che potrebbe frenarci dall’attraversare quella porta, è la certezza di trovere qualcosa che potrebbe piacerci tanto da non poterne più fare a meno, al punto da realizzare quel cambiamento che sospetti sia in noi. A volte il prezzo del cambiamento si presenta dopo quando ormai è tutto compromesso. Altre volte invece, potrebbe essere salvifico, ma come riconoscerlo se non sperimentando.
    Credo altresì che spesso l’agire debba essere diversificato in funzione dei casi.
    Un caro saluto
    Francesco

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  3. Caro Francesco,
    le ipotesi possibili sono tante, in tutti i casi i più non fanno che gironzolare intorno a una soglia, ma guardandosi bene dall’entrare, a costo d’inventare mille scuse. Fossimo almeno capaci di andarcene altrove!
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  4. “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
    I. Calvino – Le Città Invisibili

    Dunque, oggi e qui.

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  5. Gentile Robysda,
    che si può aggiungere a Calvino? Soltanto forse a quel “saper riconoscere” un “voler riconoscere”, volontà che spesso manca per comodo ma a volte magari per timore, un timore che può far addirittura preferire un male conosciuto a un bene eventuale ma al momento ignoto.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  6. Caro Roberto,
    tanto più ammirevole – e raro di questi tempi – è l’esplorazione di porte e varchi, nonostante le chiare e lucide intuizioni di preclusioni proprie e altrui. Tanto più ammirevole, in tempi di “lascia perdere, ma chi te lo fa fare” è lo studio, di sé e degli altri. Grazie e un abbraccio
    Anna Maria

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  7. Caro Tommaso,
    tu coniughi “evoluzione” (che si pensa sempre in avanti) con “tuffi all’indietro”, per di più “ciechi”: il quadro che ne risulta fa pensare a una coazione inquietante, ma non per questo è meno convincente. Anzi.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  8. Cara Anna Maria,
    noi siamo qui e le soluzioni sono lì, a un passo, o almeno sembra. In realtà quel passo è una distanza siderale, o che per qualche motivo non può essere superata, e noi siamo quasi sempre destinati a ripercorrere per tutta la nostra esistenza quei metri o quei chilometri che rappresentano i nostri invisibili ma infrangibili confini. Poter almeno trasformare il rovello in testimonianza.
    Grazie e un abbraccio a te,
    Roberto

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  9. testimonianza..la scena e’ questa: zio e zia +nipote di 10 aa,si sta guardando insieme a lei “la storia infinita “..il protagonista dopo varie peripezie , varchi,porte..pericoli-pericolosi deve superare un altro non-so che’..la nipote e’ tesissima..,,.stupita le ricordo che quel film l’ha gia’ visto-rivisto,..sa cosa c’e’ ,e sa cosa succede..risposta: ” si,zia,lo so..ieri sera c’e’ l’ha fatta…vediamo se anche stasera ci riesce..”/ io ero li’,pure le soluzioni li’ stavano ..ma quella risposta mi ha fatto fare “la capriola”,mi sono seduta vicino lei ,e le ho detto :” e’ vero, hai ragione,vediamo se anche stasera riesce a farcela…/ un saluto ,zia Chiara.

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  10. Gentile Chiara,
    ci sono delle avventure che si vivono nella vita ed altre che si vivono nei libri o sulle scene, che pure della vita in qualche modo fanno parte.
    Inoltre, tutti i personaggi possono essere stati delle persone, come tutte le persone possono diventare dei personaggi; l’attenzione amorevole che si dà alle prime (ai secondi) si riverbera in modo benefico sui secondi (sulle prime).
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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