I ricordi dovuti, di Antonietta Gnerre

Gnerre
di Lucianna Argentino

Arriva un momento nella vita di ognuno in cui il tempo sembra prendere vie inaspettate e donarci momenti di maggiore consapevolezza di noi stessi e della nostra vita. E’ innegabile, infatti, che ognuno di noi vive in un doppio tempo: quello esteriore e quello interiore, che non sempre combaciano, e credo sia giusto così perché in fondo è il tempo interiore a dare senso e significato a quello esteriore. E’ la memoria di ciò che si è vissuto a fare di noi ciò che siamo, e la memoria si esprime attraverso i ricordi e la narrazione di essi. Antonietta Gnerre in questa plaquette edita nella collana “Le gemme”, curata da Cinzia Marulli per le Edizioni Progetto Cultura, opera un recupero della memoria sedimentata nel suo animo: sedimentata ma viva e vitale perché, come scrive, “i ricordi ci guardano”, e dunque ci interpellano o meglio ancora, come essa stessa scrive, ci “pregano”. “Passo in rassegna chi sono” ci dice Antonietta Gnerre nel verso in cui è racchiuso l’intento poetico che percorre le poesie qui raccolte e che fanno parte di un lavoro più ampio. Passare in rassegna chi si è vuol dire, in qualche modo, rivisitare la propria vita attraverso i ricordi, è vegliare: “Sono di sentinella tra i ricordi che danzano”. Vegliare per fare in modo che essi non marciscano, non ci intossichino l’anima con il loro sguardo che a volte può ammaliare, perché il tempo andato ci procura nostalgia, rimpianto, rimorso, può essere avvertito come migliore del presente, spingendo a vivere con lo sguardo rivolto indietro. “Tutte le notti appoggio la testa/Sul cuscino per separarmi/Dai nomi di cui sono fatta”: versi belli, in cui la poetessa afferma con mirabile sintesi il senso del passato. Ravvedo, in quei “nomi di cui sono fatta”, (anche) le persone con cui la nostra è entrata in relazione, ai quali ha dato e dai quali ha ricevuto, perché in fondo il nostro io è – non solo, certo – un mosaico di altri io. La verità di un essere umano, la sua essenza più profonda è sempre avvinta dal mistero, un mistero in cui la luce e l’ombra convivono; ma Antonietta Gnerre, attraverso la poesia, ci dice che i ricordi possono essere l’humus che nutre il nostro presente, ci guardano e ci chiedono che cosa abbiamo fatto di loro e di noi. D’altra parte, i ricordi sono “dovuti”: dovuti innanzitutto a noi stessi, perché sono la testimonianza, seppur labile e rielaborata, del nostro vissuto, e costituiscono le fondamenta della nostra identità. I ricordi consci e inconsci. L’identità di Antonietta Gnerre si esprime, come ha ben evidenziato Davide Rondoni nella prefazione, nelle molteplici manifestazioni del creato, la natura, gli alberi ma anche i colori: ce ne sono tanti nelle sue poesie, alcuni più ricorrenti, come il verde – “di tutti i colori amo il verde” -, il colore tenero di ciò che germoglia, simbolo di rinascita, e quello forte e possente delle chiome nel pieno dello splendore estivo, segno della pienezza dell’essere che si trova nel donarsi. Tra l’altro, il colore verde simboleggia la perseveranza e la conoscenza superiore, ed emana un senso di equilibrio, compassione e armonia. Le qualità che pervadono i versi della Gnerre, che vivono di un respiro intenso, profondo, che pulsa al ritmo di parole mosse da un sentimento di intensa adesione alla vita, di riconoscenza per ciò che ha avuto ed ha, per l’amore dato e ricevuto, per le gioie e i dolori. Lo stile è quello di chi si pone in ascolto attento di se stesso e di tutto ciò che lo circonda – essere umano, animale e vegetale -, riportandone il colloquio segreto, tradotto in un linguaggio che penetra nel mondo dell’indicibile e ne riemerge con parole che arrivano nell’animo del lettore come un abbraccio. Un libro dunque in cui ci si sente a proprio agio, in cui ci si ri-conosce attraverso parole che ci esortano a guardare con amore al nostro passato, e magari riconciliarci con esso e con noi stessi, per una vita vissuta in maniera più autentica.

Il colore di questo istante
mi copre dal freddo di febbraio
che gocciola sui rami, dai gesti
da una virgola.

Questo istante che è agile.
Perfetto nell’addio
tra il vento che segna le date
in segno di connivenza e di pentimento.

In questo abitare l’istante
non scelgo bene né male:
palpo, concepisco
in carta sottile,
il mondo.

***

I ricordi ci guardano,
se ne stanno là, vedi, a pregare.
Ci aspettano nel fuoco delle emozioni con lentezza,
sapendo che questo nostro presente
è più grande, a volte.
Vivono negli specchi, sulle lenzuola, ovunque.
Crescono di notte bisbigliando fra loro,
sospesi sul soffitto da un batticuore.

***

Di tutti i colori amo il verde,
l’immaginazione della sua andatura.
La base quando contiene ciò che rimane,
la forma che sfila collane di acqua.

Dove trovo il verde
il tempo delle cose si ripete.
Si ripete da lontano fino dall’inizio dei rami
nel gioco dell’istante.
Dal verde tutto emerge e tutto muta
nel miracolo di un nuovo germoglio.

***

Scrivo poesie che sanno trasformarsi.
Che sfuggono dalle porte dei saloni.
Per ogni porta aperta che avvicina l’attesa.

Tiro le somme con numeri di ricordi.
Ecco, il giallo campo di mais non esiste più.
Non più le rane nel fiume.

Qualcuno ha scelto il mio destino.
Ha scelto e riepilogato i risultati,
Dall’ordine dei segreti umani.

Tutte le notti appoggio la testa
Sul cuscino per separarmi
Dai nomi di cui sono fatta.

***

Ciò che scrivo
è parallelo al suolo che mi ospita.
Le parole le aspetto quando
canta un uccello nel cortile.
Mi allargo con la mente e occupo il suo posto
tra le code delle lucertole che si attraggono.
Un albero – da lontano – parla alle sue foglie,
che non fanno rumore.
Qualcuno porta la mia vita
da annunciare sulla pagina.
Ed io non so più chi accompagnare
tra gli alberi che maturano.

3 pensieri su “I ricordi dovuti, di Antonietta Gnerre

  1. Versi leggeri, di molta aria e sospensione che attraversano il presente e scorrono nel passato, viaggiano attraverso i ricordi in attesa della nostra rivisitazione, ma ricordi-dettagli e minuti del nostro vissuto ( colori, alberi, lucertole, rane, distesa di grano maturo, ecc.) reincontrati con gioia (ricordi danzanti) senza patetica nostalgia, senza malinconia…Un amorevole andare a rivisitare ciò che siamo stati quasi con la consapevolezza di non averli traditi, rinnegati… E’ un libro che leggerò, poiché anch’io ho con i ricordi un simile rapporto.

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  2. Desidero correggere alcune imperfezioni del commento… ” Un amorevole andare a rivisitare ciò che siamo stati consapevoli di non aver tradito quel vissuto, di non averlo, negli anni, rinnegato… E’ un libro che….

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  3. Complimenti a Lucianna Argentino per questa ottima e chiara nota di lettura di questa plaquette così bella, che già da una prima lettura mi ha colpito moltissimo e mi ha regalato grandi emozioni. Come dice giustamente Lucianna, i ricordi ci aiutano a riconciliarci con il nostro passato e con noi stessi. Trovo anche io bellissimi quei versi citati: “Tutte le notti appoggio la testa/Sul cuscino per separarmi/Dai nomi di cui sono fatta”, come anche: “I ricordi ci guardano…Vivono negli specchi, sulle lenzuola, ovunque./Crescono di notte bisbigliando fra loro,/sospesi sul soffitto da un batticuore.”. Poesia così piena di immagini e metafore sulla natura palpitante, i colori, l’amore, il tempo scandito dai “ricordi dovuti”, con una nitidezza e una densità non comuni.
    Complimenti vivissimi ad Antonietta Gnerre e anche alla curatrice della collana “Le Gemme” Cinzia Marulli per aver pubblicato questo libro “dovuto”.
    saluti
    Monica Martinelli

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