Perché di questo si tratta. Intervista di Barbara Pesaresi a Fabrizio Centofanti. 1.

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B) Le parole della felicità è un piccolo saggio edito nel 2005. Il titolo sembra contenere la promessa di una conquista certa. Ma già nell’introduzione aggiusti il tiro e parli di possibilità, infatti scrivi: “Lo scopo di questo piccolo libro è offrire delle chiavi per entrare in contatto in modo originale con le parole della fede nelle quali si nasconde la possibilità, per l’uomo, di essere felice”. Chiudi con questa riflessione: “La felicità, in fondo, è qualcosa che già esiste. Qualcosa per cui, forse, non abbiamo ancora trovato le parole.”
Sembra esserci una contraddizione tra la promessa iniziale e la considerazione finale. O forse è la consapevolezza che ogni tentativo teorico di spiegare qualcosa di così inafferrabile come la felicità, anche se supportato da una esperienza personale, ha in sé un angolo cieco dove la percezione di chi ascolta o legge registra un vuoto?

F) Sì, credo che la felicità sia qualcosa che non possiamo dominare, perché alla fine è un dono, la partecipazione alla vita divina. Il Vangelo insegna che rimane solo quello che diamo: se volessimo possedere la felicità, svanirebbe in un momento; solo lasciando che sia ciò che il Signore vuole possiamo sperimentarla in un’esperienza di abbandono fiducioso, di uscita dall’io e di approdo al tu, secondo la traiettoria di quello che Martin Buber ha definito il cammino dell’uomo.

B) Nella prima parte del libro, dal titolo Alfabeto della vita spirituale, cerchi di stabilire una connessione tra alcune parole chiave della dottrina cristiana e la quotidianità, decifrando alla luce del nostro vivere di tutti i giorni parole che, spesso, la dottrina ci fa sentire astratte e lontane.

F) È proprio questo gap tra la vita e la dottrina il vero problema della fede, oggi. Papa Francesco sta facendo un lavoro ammirevole di ricucitura: per questo tanta gente è attratta dal suo stile. Nel mio piccolo, ci ho provato anch’io, in un libretto che dovrebbe fare da cerniera tra la forma religiosa e il magma esistenziale.

B) I Comandamenti o Parole. Sembrerebbe tutto molto semplice, ma sappiamo che non è così. Spesso i comandamenti sono stati veicolati e percepiti come imposizioni o sterili precetti; quel “non” reiterato è stato interpretato come un limite, un sacrificio della libertà individuale in virtù della salvaguardia di quella dell’altro. Ma per colui che ho di fronte l’altro sono io; perdendo di vista la reciprocità abbiamo dimenticato che quella libertà ci viene resa di riflesso. Tra l’altro questo argomento l’hai affrontato anche nel racconto La regola d’oro, contenuto nella raccolta Non superare le dosi consigliate.

F) Certo, è un punto importante. Oggi il limite, dopo la rivoluzione sessuale e il Sessantotto, viene inteso negativamente, ma il Vangelo non lo considera così: la capacità di controllarsi, di morire a se stessi, di sacrificarsi, è un elemento decisivo, nell’amore. È la parte faticosa della fede, quella che i manuali di spiritualità chiamano ascesi. Esiste una libertà da e una libertà per. L’ascesi è premessa e condizione della prima.

B) Due capitoli sono dedicati alle preghiere del Padre nostro e del Credo. C’è chi dice che le poesie non andrebbero spiegate. Forse per le preghiere non è poi così diverso. La preghiera dovrebbe creare una relazione tra l’uomo e il divino, avvicinare chi la recita al mistero e al sacro. Quindi, ha senso spiegarla?

F) Tocchi un tasto dolente. Oggi molti preti vorrebbero spiegare tutto della liturgia, ma questa va vissuta; il sacerdote, al massimo, dev’essere un sapiente mistagogo, che accompagna il fedele senza interferire con la comunicazione del mistero. I testi liturgici non si possono spiegare, in senso stretto: si può cercare di coglierne alcune sfumature che consentono di assimilarne meglio il messaggio potente, l’energia destinata a sostenere e sospingere la vita del credente.

B) I sacramenti, questi sconosciuti.

F) I sacramenti sono sconosciuti perché si è perso il senso dell’incarnazione: se si domanda a qualcuno cosa sia lo spirito, risponderà che è qualcosa d’immateriale. In realtà, anche una pizza con la mortadella può essere spirituale se non la mangio da solo, ma la condivido con qualcuno. È spirituale ciò che rimanda a Dio, quindi non c’è niente di più spirituale dei sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, che non solo ci ricorda di Dio, ma è addirittura il corpo stesso di Cristo offerto ai fedeli come nutrimento.

[L’immagine è tratta da qui]

11 pensieri su “Perché di questo si tratta. Intervista di Barbara Pesaresi a Fabrizio Centofanti. 1.

  1. Nell’antichità la felicità era una ricompensa per pochi eletti selezionati. In un momento successivo venne concepita come un diritto universale che spettava a ogni membro della specie umana. Successivamente, si trasformò in un dovere: sentirsi infelici provoca senso di colpa. Dunque chi è infelice è costretto, suo malgrado, a trovare una giustificazione alla propria condizione esistenziale.
    (Zigmunt Bauman)

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  2. …In realtà, anche una pizza con la mortadella può essere spirituale se non la mangio da solo, ma la condivido con qualcuno…

    e fu così che le pizzerie diventarono luoghi, chiese, dove abitava il sacro con la parvenza di una capricciosa!🙂
    sei geniale!
    grande abbraccio felice
    la fu

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  3. Fabrizio in parabola di felicità

    Parole “scritte su tutta la curva del cielo, da oriente a occidente”, annuncio che moltiplica la gioia e aumenta la letizia perchè tutto è divino e ha nome felicità.
    L’uomo: libertà ed ebrezza d’amore come fatica d’ascesi e i “giorni, la memoria, una siepe/ una selva di fili spinati/ il cammino” ma senso della sua vita il celeste Amore.
    L’uomo, frammento divino, è tempio di Dio e chiostro il suo cuore.

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  4. DOV’E’ CARITA’ LI C’E’ DIO

    sembrava una frase da bigotte
    da canti polverosi e vedovili
    invece tra quelle parole
    si nasconde l’estrema verità
    quella che rimane
    quando tutto il resto finirà.

    don Fabrizio Centofanti

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  5. In termini filosofici verrebbe da dire che si tratta di rinunciare all’individualità. La speranza della felicità, per chi non è più individuo, diventerebbe non un “avere” ma un “condividere”. Un gran bel programma, che però non è mai diventato maggioritario, nemmeno dopo San Francesco, nemmeno dopo il Golgota. Forse i programmi filosofici sono così assolutisti da diventare inattuabili. È anche per questo che i precetti della dottrina (del Sillabo) sono poco seguiti. Ai cristiani si chiede di diventare santi. Ma san Paolo, a chi pretendeva che fossero circoncisi, rispondeva: “Vivete da uomini onesti. E basta.”

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  6. ehi riccardo:)
    bisogna “aspirare”🙂 al massimo per tentare di raggiungere la sufficienza, la decenza:)
    in termini filosofici si tratta di appopriarsi finalmente della propria “individualità”
    ed è proprio il contrario di quello che pensi tu
    guarda che ti sta parlando con una quasi “santa” nè
    ‘tento a come rispondi :))
    bacio

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  7. Santa funambola, non sono d’accordo (in questo caso) con l’idea di mirare in alto per ottenere qualcosa. Ma se per te funziona…
    Quanto all'”appropriarsi finalmente della propria individualità”, perdonami se te lo dico, ma è una di quelle frasi che significano tutto e niente.
    Bacio anch’io

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  8. ri appropriarsi della propria individualità è passaggio obbligato per passare, transitare dall’io al noi
    senza questo sostare in “noi” senza questo stare in “noi” non è possibile sperare di arrivare all’altro, unica via per una “rivoluzione” possibile su questa terra
    “vivere da uomini onesti e basta”
    come vedi anche tu aspiri all’assoluto, sempre se riempiamo la parola “onestà” dello stesso significato🙂

    l’ego non è una brutta cosa🙂
    la differenza fra egocentrismo ed egoismo è molto grande
    l’egocentrismo presuppone che tu parti da te per arrivare agli altri
    l’egoismo parte da te e finisce in te, insomma non ti sposti di un millimetro🙂

    sai riccardo, quando senti di non essere “sentita” ti attacchi anche all’oroscopo🙂
    ti mando questo 🙂
    non male vè, anche se c’è da lavorare molto, come per tutti i segni d’altrode

    bacio affettuosissimo
    la fu

    Segno Zodiacale: Scorpione
    Scorpione
    Il Sole transita nel segno approssimativamente dal 23 Ottobre al 22 Novembre.

    Marte governa il segno, l’elemento è l’acqua e la qualità è fissa.
    Nel segno dello Scorpione, vanno di pari passo l’aura di mistero e il fascino
    inarrestabile. Lo Scorpione rivela raramente cosa gli passa per la mente. Il
    suo carattere e’ difficile da interpretare e, come tutto quello che e’
    sfuggente, crea intorno a se’ uno charme irresistibile.

    Appartenendo all’elemento Acqua, lo Scorpione e’ tutto fuorche’ superficiale.
    Pensa a lungo a tutto quello che gli viene detto. Sua peculiare caratteristica
    e’ che, se ritiene di aver subito un’offesa, reagisce con tutta la propria
    virulenza. Molte volte, la sua autodifesa e’ eccessiva e riesce a fare molto
    male anche a fronte di torti minimi. In questo, subisce l’influenza del suo
    pianeta dominante, il focoso Marte.

    E’ pero’ da notare che le reazioni dello Scorpione non sono mai fini a se’
    stesse. Riflettono solo l’alta consapevolezza che il soggetto ha di se’. Se
    c’e’ una cosa di cui lo Scorpione non fa mistero e’ l’incapacita’ di sopportare
    le persone che non ritiene intelligenti.

    Lo Scorpione viene considerato il segno piu’ sensuale dello zodiaco. Ha un
    savoir-faire innegabile. Riesce a mietere vittime anche senza adottare un
    corteggiamento laborioso. E’ dotato di un senso dell’umorismo molto sviluppato
    che si basa, il piu’ delle volte, sulla dissacrazione dei luoghi comuni. Ama il
    rischio. E’ per questo motivo che gradisce sport basati sulla velocita’, come
    automobilismo e motociclismo, o addirittura sport estremi.

    Per quanto concerne l’anatomia, il segno dello Scorpione corrisponde agli
    organi genitali, maschili e femminili che siano, e alla vescica.
    Conseguentemente, lo Scorpione va spesso incontro a problemi urinari o di
    carattere genitale. Non e’ escluso che possa avere problemi di tipo sessuale.

    In amore, lo Scorpione da’ emozioni fortissime. La passionalita’ e la gelosia
    di questo segno sono inscindibili. Chi decide di avere un partner Scorpione
    dovra’ mettere in conto scenate di risentimento e gelosia fragorose, alle quali
    faranno pero’ seguito rappacificazioni che daranno enorme soddisfazione!
    Rappresentanti importanti di questo segno sono:
    François Voltaire, Pablo Picasso, Indira Gandhi, Grace Kelly, Leonardo Di
    Caprio, Jack Nicholson, Roberto Benigni, Alain Delon, Julia Roberts, Bill
    Gates.

    Colore da portare: il viola che aiuta a riflettere.
    Pietra Portafuna: l’agata.
    Metallo: il ferro.
    Fiore: l’orchidea.
    Giorno Favorevole: il martedì, giorno di Marte.

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