Nuove nomenclature e altre poesie (L’Arcolaio, 2015) di Anna Maria Curci

nomen

L’apparente disorganicità non toglie nulla a questa nuova raccolta di Anna Maria Curci, Nuove nomenclature e altre poesie (L’Arcolaio, 2015). Si tratta infatti di un palinsesto diviso e articolato in versi liberi (Nuove nomenclature; Staffetta), settenari, distici e canti. Credo che l’intenzione poetica di questa intensa e appassionata autrice sia innanzi tutto di tentare una mappatura dei significanti del presente con la finalità di ritrovare nuovi significati. Di individuare i significati in grado di consentire al lettore di decifrare il presente. La sensibilità linguistica le consentono di rinnovare la resistenza contro l’omologazione totalitaria e orribile della lingua. Indifferente ai contesti, oscenamente fungibile nel proprio referente, la neo-lingua della modernità possiede la forza di assuefarci al dolore nello stesso istante in cui ce lo rappresenta, ce lo “narra”, come va di moda dire di questi tempi. La parola poetica invece fa balbettare le nostre frasi fatte, fa fare corto circuito alla nostra coscienza, rompe l’incanto della nostra distanza. Questo accade, con forma compiuta ed esemplare, in Idiomaticamente.

Non avere più alibi è risorsa.
Al fast food di sentenza c’è anche questa
Pietanza da servire con rigaglie,
spezie varie d’avanzo e faccia tosta

Fioccano locuzioni da conquista,
negli acquartieramenti si fa incetta
di lingua requisita e mal riposta,
“amara terra mia” va in soffitta.

Di detti e contraddetti la brodaglia
Fiumi azzurrognoli espande in tutta fretta,
sul senso-segno pende già un taglia.

Sciapi o sapidi trionfano zupponi –
Non dichiarata presa di possesso –
A cubetti ora vendono gli idiomi.

Insomma, siamo vicini al momento originario del “nominare” le cose. E’ chiara in Anna Maria Curci l’ambizione speleologica di scendere giù fino alla fonte generatrice del linguaggio. Eppure, non a caso sensibile germanista, preferisce illuminare la superficie della lingua, evitando un’avventura che per tutti sarebbe solo fonte di frustrazione. Della lingua la Curci si dimostra acuta calligrafa, capace di raggiungere quello che dovrebbe (per me) essere l’approdo finale di ogni poeta uscito dal Novecento: la (ri) connessione tra significante e significato. Curci è un oculata classificatrice di stilemi e sintagmi, per ciò stesso capace di individuarne la chiave di evoluzione genetica.
Le note di Plinio Perilli e dello stesso editore Gianfranco Fabbri non risultano superflue o ancillari rispetto al testo, bensì utili ad aprire altre finestre di lettura sull’edificio poetico della Curci. Perilli, dunque, non casualmente trova in queste poesie un rimando a Tommaso Landolfi, autore sconosciuto ai più, eppure anch’egli grande catalogatore di idiomi e concetti. Mentre Fabbri coglie bene l’arricchimento linguistico che le “nuove nomenclature” della Curci si sono mostrate capaci di apportare. “E l’esito è la lettura che tenta con tenacia un nuovo formulario e un nuovo “codice” aderente alle problematiche dei tempi difficili che il mondo sta vivendo”.
La poesia di Anna Maria Curci è estroversa. Molto più semplice della sua efficace loquacità etica. E’ una poesia che con un verso liscio ma non convenzionale sa dirci perfettamente di cosa parliamo quando parliamo di “bene”. E la bruciante coscienza della sua provvisorietà ce lo fa sentire più prezioso. Ma la coperta o il mantello dimezzato/ protegge ancora solo la tua parte/ e le ciambelle che lanci a salvataggio/ sono sgonfie scadute sottovuoto,/ merci avariate offerte in pompa magna./ Procediamo a tentoni,/ braccia avanti e occhi chiusi,/ e nel budello stagna/ già rancida l’attesa.
Letta questa raccolta, vinco di nuovo il sentimento di estraniazione che periodicamente mi riaffiora in questa epoca incerta. “Mi hanno servito carne digerita./ Nel timballo l’hanno chiamata patria.” Riconosco la mia terra, la mia umanità. Anche se incerti, possiamo andare avanti.
Pasquale Vitagliano

2 pensieri su “Nuove nomenclature e altre poesie (L’Arcolaio, 2015) di Anna Maria Curci

  1. Esprimo la mia riconoscenza a Pasquale Vitagliano per aver colto con tanta precisione intenzioni e ‘motore’ dei testi raccolti in “Nuove nomenclature e altre poesie” e LPELS per l’affettuosa ospitalità.

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