Perché i gattini salveranno la discussione sui Social Network – di Francesco Vico

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Dire che viviamo una fetta più o meno consistente della nostra vita sui social network sarebbe probabilmente una semplificazione eccessiva, anche per il sottoscritto: quello che fanno i Social non è tanto creare un “luogo virtuale”, quanto creare connessioni (e non a caso lo slogan di Facebook è proprio “Connect with friends and the world around you on Facebook”). La Rete stessa non è un luogo con regole proprie, il luogo è il mondo. La Rete si limita a creare connessioni, a veicolare messaggi. Questi messaggi, sì, hanno regole proprie (“il medium è il messaggio”). Una delle regole più evidenti è questa: ogni concetto espresso per iscritto tende ad essere più estremizzato dello stesso concetto espresso a voce. Non si tratta di una caratteristica esclusiva dei Social, ma di ogni tipo di comunicazione scritta.

Qualche tempo fa tentammo, con alcuni autori di Matisklo, un esperimento: uno di essi aveva letto il libro di un altro, ed era fortemente critico riguardo ad alcuni aspetti “tecnici” (non sto a spiegare perché se no facciamo notte). Proposi ai due di discuterne proprio su Facebook, commentando uno status dove il primo esprimeva le sue perplessità sulle scelte stilistiche del secondo. Da notare che lo scopo di questo “esperimento” era dimostrare che si può discutere su un tema controverso, anche tra persone in completo disaccordo, senza finire con l’insultarsi o con il minacciare una denuncia alla Polizia Postale (grande must di ogni discussione accesa che si rispetti) e che coloro che erano coinvolti sono persone di fine intelligenza e cultura, oltre ad essere a conoscenza dell’aspetto sperimentale della discussione e del suo fine. Dopo meno di un’ora era scoppiato un “flame” a base di accuse di infantilismo, offese e insulti più o meno creativi. Cioè esattamente il contrario dello scopo che ci proponevamo. Nel pomeriggio, siccome il flame tra i commenti non si placava, l’autore cancellò il post in questione. Sentendomi un po’ come Philip Zimbardo all’indomani dell’esperimento della prigione di Stanford, chiesi scusa a tutti quanti per averli trascinati in una cosa del genere. (Tutti i partecipanti, successivamente e privatamente, mi hanno confidato che è un peccato sia finita così, lo spunto era interessante, ma con “quello” non si può discutere. Ho rinnovato le mie scuse ed ho preso l’appunto mentale di non tentare mai più esperimenti sui Social, proposito durato la bellezza di un paio di giorni).

Altra regola, questa meno evidente ma altrettanto importante: i social tendono a creare connessioni tra persone che condividono le stesse idee. Da bravo agnostico con tendenze razionaliste, difficilmente mi metterei a discutere di cattolicesimo sulla pagina Facebook di Famiglia Cristiana (vedi conseguenze dell’esperimento precedente, ma non so quanto riuscirò a resistere dal chiedere se nessuno trova evidente quanto me la connessione tra transunstanziazione e cannibalismo), sapendo bene che andrei incontro – nella migliore delle ipotesi – ad una pura e semplice battaglia di posizioni prese a priori (che in certi casi non nego possa anche essere un utile esercizio. Citando “Il Cavaliere Oscuro”: “tu non sei un nemico, sei allenamento”). Allora, forse, l’unica trovata davvero intelligente per riportare il discorso su basi meno “integraliste” è proprio quella del Progetto Kitten che ha realizzato il flashmob #gattinisusalvini: in fondo le immagini di teneri, pucciosi gattini (che fanno cose buffe o che si limitano ad essere pucciosi) sono un’altra grande costante della Rete, l’idea sta proprio nel rispondere ad una costante della comunicazione Social con una costante della comunicazione social. Tu scrivi una cosa che ritengo sbagliata, aggressiva, cattiva, ed io ti rispondo con un tenerissimo micetto. Che è un po’ come dire “ok, la mia risposta non ha senso, ma qui non stiamo discutendo faccia a faccia, bensì tramite Facebook. E Facebook è pieno di gattini. Dolci, coccolosi gattini.

Se vogliamo discutere facciamolo, ma teniamo presente che farlo qui avrà conseguenze dettate dalle regole del medium. Gattini inclusi.” Sarò forse troppo ottimista, ma mi sembra che questa possa essere una buona tecnica per “disinnescare” certe discussioni quando queste tendano a degenerare in litigio. Averci pensato qualche mese prima… Non mi stancherò di ripetere che ogni idea, buona o cattiva, deve la propria esistenza ad altre idee. Per quello che riguarda questo brano, tra le fonti d’ispirazione sicuramente da citare ci sono “La comunicazione al computer – sociologia delle reti telematiche” di Luciano Paccagnella (Il Mulino, 2000) e l’imprescindibile “Sociologia dei media” di Denis McQuail (Il Mulino, 1996). Entrambi scritti e pubblicati ben prima della nascita di Facebook, sono a mio avviso ottimo materiale di riflessione ed analisi a riguardo proprio perché non ne parlano.

Francesco Vico

Francesco Vico è autore, performer, editore con Matisklo Edizioni e curatore per la stessa della collana “Scintille” dedicata a testi digitali sperimentali. Un elenco delle sue cose è disponibile su francescovico.wordpress.com

Un pensiero su “Perché i gattini salveranno la discussione sui Social Network – di Francesco Vico

  1. A mio parere è l’approccio che è sbagliato. Ci si avvicina alle discussioni per prevaricare e sostenere senza alcun dubbio la propria opinione.
    Non c’è ascolto. Non si conosce forse la lingua italiana.

    Facebook è il peggior social di sempre.
    E questi gattini, come la torre Eiffel come le bellissime poesie di Ada…boh…a me hanno stancato come tutte le cose che vedi per tanto tempo, ogni giorno, in ogni salsa….

    buon fine settimana
    .marta

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