BUONA LETTURA: “LA LUCE SU IN PAESE” DI RENATO BERGONZI

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

BergonziA borgo Case Sparse si invecchia lentamente, “come gli ulivi giù in collina, storti e nodosi”. La selvaggina sta scomparendo, tordi e merli diventano sempre più rari e la “vita grama” costringe i giovani a scendere a valle, in cerca di un futuro migliore. I silenzi sono ormai interminabili. Le storie prossime ad essere dimenticate.
In questa magrezza tipica dell’entroterra ligure, Renato Bergonzi ambienta La luce su in paese (pentàgora) e dipana i capitoli della storia di Vittorio, l’ultimo abitante di borgo Case Sparse.
Una volta alla settimana, Vittorio attraversa il bosco per scendere da Oreste, alla bottega del vicino paese e scambiare quattro chiacchiere con gli amici di un tempo. Si parla dei posti buoni per la caccia, di quelli che nascondono i funghi porcini, della penuria del lavoro, delle case abbandonate.
Nel cerchio di questa solitudine, Bergonzi fila altre storie: quella del giovane Lorenzo, esperto cacciatore e profondo conoscitore di boschi e di sentieri. Quella di Giovanni, ora in un istituto per anziani ma un tempo, quando la macina sempre in funzione testimoniava la ricchezza della terra, capo anziano del borgo. E quella della sospensione dei sentimenti, affidata a due figure femminili: la moglie di Vittorio, Rachele, e la loro bimba, la piccola Giulia che ora non c’è più. Di questo dolore, Vittorio cerca di smussare le asperità per lasciare andare quei ricordi che non permettono di dormire.
Sullo scenario di un mondo che va in rovina, tutte queste vicende camminano, delineano fisionomie e marcano destini, legandosi al paesaggio avaro e immobile dove la natura assale le case ormai vuote e le notti delle montagne portano con sé silenzi difficili da sostenere.

Fino a quando Bergonzi decide di cambiare direzione e attribuisce all’incontro tra Vittorio e Giovanni una grande forza suggestiva, presente anche nei successivi snodi.
Perchè sono due storie che in qualche modo si toccano e si riconoscono, quella di Vittorio e di Giovanni, complici e testimoni allo stesso tempo di profondi gesti di ribellione.
Non si rivela ciò che questo incontro suscita in Giovanni per non fare torto al lettore, ma non si può nascondere come Vittorio comprenda che sono proprio “i muri a secco che franano e le pietre rotolate dimenticate per sempre nelle campagne” a nascondere la possibilità di un domani: grazie all’amicizia con il giovane Lorenzo, Vittorio capisce che è possibile far rinascere il borgo.
Questa è certamente la nota più dolce del romanzo, quella che rivela come La luce su in paese sia un lavoro che Bergonzi si portava dietro da tempo.
Un lavoro che mostra il suo volto più vero, quello di un uomo che sente la necessità di guardare dentro la propria terra, dentro l’umanità di un tempo lontano.
Il paesaggio aspro, l’attaccamento ai luoghi e ai gesti essenziali del vivere, il senso dell’amicizia si colorano di verità.
Si capisce allora come non sia possibile rassegnarsi, come non sia giusto lasciarsi andare.
Prova matura e ben riuscita, La luce su in paese racconta la confidenza di una cultura che Bergonzi conosce bene, di cui sente il respiro, e decide di non ignorarlo. Per consegnarlo, rinnovato, alla nostra complice malinconia.

Mara Pardini

L’autore:

Renato Bergonzi è nato a Sanremo nel 1952. Laureato in sociologia, lavora nella Pubblica Amministrazione nei settori “Risorse umane” e “Turismo e cultura”. Ha pubblicato diverse ricerche nel campo socio-sanitario. Oggi è alla sua terza prova narrativa, dopo Nulla Sanno (edizioni Chinaski, 2008), Dolce non è (Giovane Holden, 2012). Con La luce su in paese ha vinto il premio letterario “Parole di terra” 2014.

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