Buon cibo tra piccolo e grande schermo

schena e ravera LIBRO
di Guido Michelone

Sull’onda di quanto propone l’Esposizione Universale di Milano, Expo 2015, dedicata ai temi dell’alimentazione mondiale, anche l’editore cerca di offrire un apporto culturale sul medesimo argomento, persino in un settore particolare come il cibo nel cinema. Ma non si tratta di un caso fortuito, visto e considerato che sui piatti tipici, visti sul piccolo e sul grande schermo, anche l’Expo sta varando alcune iniziative con proiezione di vecchi e nuovi filmati. Del resto, la storia del cinema italiano dal dopoguerra a oggi è la prima a regalare agli spettatori pizze, spaghetti, brodo, maccheroni, crocchette, Nutella, nel racconto di grandi attori e insigni registi, in film celeberrimi che hanno fatto sia la storia del Paese sia della stessa cinematografia nazionale, poi esportata in tutto il mondo, come il Chianti, il Parmigiano o il Panettone. Molti film tricolori sanno infatti mostrare la cucina regionale dai molteplici sapori in tutti i risvolti tematici dell’evoluzione gastronomica, da fine Ottocento alla realtà attuale. Esistono al proposito alcune sequenze di film ormai di culto, in cui il mangiare è inscenato di volta in volta come golosità, passione, fame, convivio, fast food o arte culinaria.
Basti pensare, per esempio, a quattro mitici lungometraggi degli anni Cinquanta, incominciando con la scena che incarna la fame endemica vissuta da Totò in Miseria e nobiltà, nel ballo degli spaghetti in tasca. Si prosegue con l’americanizzazione dei gusti popolari con uno strepitoso Alberto Sordi in Un americano a Roma, nel dilemma tra yogurth-mostarda-marmellata e maccheroni innaffiati al vino rosso. Lo stesso Sordi torna insieme con Vittorio De Sica nella pellicola Il conte Max, di Giorgio Bianchi, in una lezione di stile rappresentativa del bon ton a tavola, che per la piccola borghesia resta un miraggio, in un’Italia non ancora asservita alle tentazioni del boom industriale. C’è persino un assaggio di street food (ante litteram), con un episodio de L’oro di Napoli in cui è protagonista una bellissima Sophia Loren, che fa la pizza all’olio, friggendola e consegnandola a credito ai numerosi avventori.
Il Sessantotto porta nel cinema una piccola rivoluzione: per quanto riguarda il cibo è soprattutto il Fellini Satyricon del grande Federico ad esibire un’idea visionaria nella Cena di Trimalchione, in cui la cucina romana antica viene rivisitata in maniera surreale. Uno spirito sessantottino esagerato, ribelle, anti-borghese prevale invece ne La grande abbuffata di Marco Ferreri, in cui Tognazzi, Mastroianni, Noiret, Piccoli sono i tragicicomici gourmet di un pantagruelico banchetto. Sessantottesco è pure lo spirito di cui è pervaso il Fantozzi di Paolo Villaggio, quando lo sfortunato travet affronta il problema delle diete nella scena con le polpette di Bavaria.
La nuova commedia dagli anni Ottanta a oggi affronta il cibo diversamente: con la fame nevrotica in Bianca di Nanni Moretti, per esempio, dove troviamo il giovane intellettuale alle prese con un barattolo enorme di nutella, mentre linea e peso-forma sono l’ossessione di Carlo Verdone in Ma che colpa abbiamo noi. Anche Roberto Benigni, ne La vita è bella, gioca con la dieta, quando il cameriere si fa beffe di un grassissimo cliente.
Per saperne di più sul buon cibo, tra piccolo e grande schermo, giungono ora in provvidenziale aiuto tre bei libri: il primo, Gustose visioni , del giornalista enogastronomico Marco Lombardi, per Iacobelli, dopo un percorso storico-critico in chiave film-alimentare, presenta oltre cento schede per altrettanti lungometraggi moderni – tra fiction, documentari, cartono -, dove sono protagonisti la pasta, la carne, le torte, il formaggio, gli spumanti, con un’azzeccata tripartizione fra pellicole che fotografano una comunità, fanno un discorso etico-politico, diventano motore di liberazione sensoriale.
Coffee table book – è proprio il caso di dire – o grande volume illustrano, il Ciak si mangia, curato da Thomas Strick e Karin Laudenbach (rispettivamente regista e autrice), con White Star, parte da venticinque celebri film contemporanei (più qualche classico), per arrivare ad altrettanti menù esclusivi (di solito un antipasto e un primo, oppure una entrée e un secondo) appositamente firmati da tredici chief di fama internazionale: si tratta di nouvelle cuisine, spesso diversa dalle pellicole originali, benché le ricette molto ben spiegate consentano ai comuni mortali di prepararle in casa senza spendere le cifre pazzesche nei ristoranti a cinque stelle.
Infine, un libro sorprendente: A tavola negli anni del miracolo economico, dei pubblicisti Elma Schena e Adriano Ravera (esperti sia di gastronomia sia di tradizioni locali), con Priuli & Verlucca, è una geniale opera multidisciplinare. La storia dei favolosi Sixties, ricordata per sommi capi a livello politico-culturale, viene narrata soprattutto attraverso le abitudini alimentari del popolo italiano; nell’Italia della TV in bianco e nero e di Carosello (la trasmissione più amata), gli autori antologizzano ricette d’epoca – dalla mozzarella in carrozza ai gnocchi di spinaci –, che oggi faranno sorridere qualche giovane invaghito di hot dog, burger o patatine, e che andrebbero non solo recuperate in famiglia, ma anche riproposte in semplici trattorie e grandi hotel, dimostrando come la bontà in cucina sia frutto di piatti gustosi, semplici e genuini.

Lombardi Marco, Gustose visioni. Dizionario del cinema enogastronomico, prefazione di Heinz Beck, Iacobelli Editore.
Strick Thomas e Laudenbach Karin (a cura di), Ciak si mangia. Cucina e cinema. 14 stelle Michelin in un solo libro, Edizioni White Star.
Schena Elma e Ravera Adriano, A tavola negli anni del miracolo economico. Ricette aneddoti e novità che hanno rivoluzionato il modo di vivere e mangiare degli Italiani, Priuli & Verlucca Editori.

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