Provocazione in forma d’apologo 292

Solita convocazione a porte chiuse dal Capo per reprimende varie.
“Siedi, Erre.”
“Sono già seduto, Capo.”
S’inquieta quando lo chiamo in questo modo, ed è uno dei motivi per cui lo chiamo così.
“Ah sì vedo. Dunque…”
“…. Dunque?”
“Erre, tu remi contro!”

Lo guardo con un misto di simpatia evangelica e di ribrezzo per il concetto appena enunciato.
“Io, con queste braccine? Io, a pochi mesi dal termine tradizionale del pensionamento e comunque a pochissimi anni dai nuovi termini decretati dai signori dei nostri destini?”
“Erre, non menare il can per l’aia e non cercare di farmi fesso. Certe cose sono evidenti.”
“Evidenti come?”
“…. Si sentono.”
“Sono evidenti o si sentono?”
“Erre, non riprovarci. Mettiamola in questo modo: chiunque noterebbe che tu non ti dai da fare con il richiesto e necessario entusiasmo.”
“Richiesto o necessario?”
“E piantala! Richiesto e necessario. Ho detto.”
“Senti un po’. Certi concetti mutano significato di tempo in tempo, per non dire di momento in momento, e adesso mi pare d’essere nel paese delle sette bellezze e delle ventotto modernizzazioni. Tu hai qualche anno in meno e qualche carta in più di me, perciò è legittimo (per quanto, se t’interessa il mio parere, poco sensato) che ti aspetti ancora qualcosa da questa bolgia, e che dimeni la coda in conseguenza. Per me questo discorso non vale, almeno non più.”
“Ecco, vedi? Reo confesso!”
“Ma no, ma no. Dicevo: sei tu che hai bisogno di agitare la coda, a uno come me basta tenere in movimento braccia, gambe, e soprattutto occhi e neuroni. Naturalmente per quanto me lo consente questa terza età galoppante da cavalcare in sella alla scrivania.”
“Fai pure lo spiritoso!”
“E invece sono serissimo. Te l’ho già raccontato, no, di quella buona pratica (allora per fortuna non si chiamavano ancora così) che mi ero inventato e che naturalmente mi è stata tolta perché rischiava di mettere davvero i disoccupati sulla stessa linea di partenza nella corsa per un lavoro? O di quel cappuccino alla macchinetta offertomi da un ragazzetto delle medie, grato perché con le mie spiegazioni gli avevo fatto fare la ricerca migliore della classe sulle funzioni della Pubblica Amministrazione? Se non per il resto per questo hai ragione: reo confesso. Ma pentito no, mai, dopo anni il celestiale sapore di quel cappuccino d’inferno ce l’ho ancora in bocca. Ma pensi che ce ne siano tanti di corrotti in questo modo?”
“ERRE SIAMO ALLE SOLITE! VAI A LAVORARE O PERLOMENO TOGLITI DAI PIEDI!”
“Vado, Capo, vado, mi stavo giusto alzando. Non agitarti, per uno come me non ne vale la pena. Buona giornata, buon lavoro, e alla prossima.”

2 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 292

  1. Cara Elisabetta,
    è notizia di oggi che dei giovanotti delle mie parti hanno lanciato la moda di sdraiarsi sui binari ferroviari con il treno in arrivo, beninteso riprendendo la scena con il cellulare. Suppongo per noia. E dire che ci sarebbe tanto da fare, ad esempio togliere la polvere (a pedate) dal fondoschiena di certi birboni che la mattina dicono ciò che bisogna fare, per disdirlo (e disdirsi) il pomeriggio. Ma ti pare? Appena possibile, in pensione!
    Grazie e ciao,
    Roberto

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