Perché di questo si tratta. 6.

Lpels
B) È la scrittura, bellezza! (2012), Yehoshua (2013) e Stelle (2012), sono accomunati da una caratteristica: la sovrabbondanza. Mi riferisco ai tanti personaggi, agli intrecci, alle citazioni e ai riferimenti letterari. Insomma, per il lettore non è sempre facile mantenere la rotta. Questi tre romanzi, pubblicati a puntate sul blog La poesia e lo Spirito, come la maggior parte dei tuoi testi, hanno suscitato molti commenti. C’è stata molta partecipazione, al tempo stesso, però, hanno anche ricevuto critiche di incomprensibilità.

F) Sono romanzi difficili, in effetti. Ho cercato di rendere la complessità della vita, che non si gioca mai su un unico piano, ma costringe a cimentarsi su più fronti nello stesso tempo. È una lettura possibile solo se si entra in questa dimensione: una vera e propria sfida. Credo valga la pena tentare, anche se poi ho deciso di abbandonare questo stile perché rischiava di rivolgersi a uno sparuto drappello di lettori irriducibili.

B) La pubblicazione dei tuoi testi sul blog permette ai lettori di commentare a lavoro in corso. Grazie a questa interazione avviene anche uno scambio di ruoli, pertanto il lettore diventa scrittore e lo scrittore diventa lettore del lettore.

F) Da quando ho iniziato a pubblicare i testi sul blog ho sempre difeso questa formula, che considero feconda. Avere un feedback così immediato permette una verifica continua della ricezione del messaggio, e la relativa possibilità di correggerlo e plasmarlo per renderlo fruibile. Penso che lo scambio di ruoli di cui parli sia una pratica sana nell’esercizio letterario: se si diventa prigionieri di se stessi, se non si è più capaci di mettersi nei panni dell’altro, qualsiasi comunicazione rischia la sterilità.

B) Come abbiamo detto, È la scrittura, bellezza!, Yehoshua e Stelle sono ricchi di citazioni e riferimenti letterari. Inoltre risentono dei commenti dei lettori, e immagino siano tante le persone che hanno ispirato i personaggi delle storie che racconti. Pascal scrive che gli scrittori invece di dire: “Il mio libro, il mio commento, la mia storia”, farebbero meglio a dire:“Il nostro libro, la nostra storia, il nostro commento”, perché di solito in quei libri c’è più dell’altrui che del loro.

F) Vero anche questo: un libro è un fiume in cui si gettano tanti affluenti di provenienza diversa. Fondamentalmente, lo scrittore è uno che accoglie: l’ispirazione, certo, ma anche la vita che si offre sotto mille aspetti, come un cibo, che può essere gustoso o velenoso, commestibile o immangiabile. Scrivere è anche gustare, masticare, digerire. E a volte intossicarsi. È l’ascesi dell’ascolto e la mistica della profezia, il tormento e l’estasi, per riprendere il titolo di un film. Comunque e sempre è un incontro con l’altro.

B) La pubblicazione sul blog dei post/capitoli, per le modalità con cui avviene, ricorda un rito.

F) Hai detto bene: un rito. Prima di scrivere prego, come se l’operazione di comunicare il me stesso più profondo diventasse un sacramento, la manifestazione di Dio nelle parole povere di uno che cerca di ascoltarlo e di compierne il volere. Forse anche questo mi aiuta a riscoprire i riti veri e propri, che sono sempre un’opera di scavo, di scoperta del Sé nel vortice dell’io che si agita e affanna nella vita quotidiana. Il rito consente all’eternità di avere accesso al tempo: è un’epifania possibile, una breccia aperta nella parete ultima dell’immanenza.

B) Si dice che una pagina scritta, una volta pubblicata, appartenga più al lettore che allo scrittore. Calvino, lo scrittore che più di ogni altro ha ispirato e influenzato il tuo stile – al quale hai dedicato il saggio Italo Calvino – Una trascendenza mancata (2011) -, in un passo del romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore, scrive: “Leggere vuol dire spogliarsi d’ogni intenzione e d’ogni partito preso per essere pronta a cogliere una voce che si fa sentire quando meno ci s’aspetta, una voce che viene non si sa da dove, da qualche parte al di là del libro, al di là dell’autore, al di là delle convenzioni della scrittura: dal non detto, da quello che il mondo non ha ancora detto di sé e non ha ancora le parole per dire”.

F) E’ così: la scrittura apre a un mondo altro, in cui cerchiamo noi stessi. In questo senso, la Sacra Scrittura è l’appuntamento in cui l’uomo è chiamato a ritrovare se stesso fuori di sé, salvo scoprire che la Parola del Creatore lo riporta dentro: in interiore homine habitat veritas, scrive Agostino d’Ippona, per cui convertirsi è un redire in se ipsum, ritornare in se stessi, dopo essersi cercati dappertutto.

8 pensieri su “Perché di questo si tratta. 6.

  1. IL TORMENTO E L’ESTASI dice il divenire dell’ ispirazione una epifania, del sentimento e carne una profezia e della preghiera una inimmaginata antifona.
    Un solo indizio, appena “un’energia bambina”, è un richiamo a “sentieri che sono tutti impossibili…/ Poesia è amarezza/ miele celeste che stilla/ da un favo invisibile/ fabbricato dalle anime”. (Fabrizio Centofanti)
    La scrittura è bellezza uscita dall’inesplorato fatto coscienza e divenuto dono, incontro, amicizia: “ascesi dell’ ascolto”.
    Per Fabrizio, scrivere è un antico amore, è parola in veste di fiamma in una liturgia notturna d’infinita pazienza nella fatica di un morire pieno di luce.
    “O pensieri miei/ amici della notte/ mia corona di spine”.
    Grazie, Fabrizio, cercatore d’assoluto, che il tuo vivere, parlare, scrivere è in parabole sempre nuove: “una gioia da valere una vita”.

    Mi piace

  2. Preghiera

    “Dammi il supremo coraggio dell’amore,
    questa è la mia preghiera,
    coraggio di parlare,
    di agire, di soffrire,
    di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo.
    Temperami con incarichi rischiosi, onorami con il dolore,
    e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
    Dammi la suprema certezza nell’amore, e dell’amore,
    questa è la mia preghiera,
    la certezza che appartiene alla vita
    nella morte, alla vittoria nella sconfitta,
    alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
    a quella dignità nel dolore, che accetta l’offesa, ma disdegna di ripagarla
    con l’offesa.
    Dammi la forza di Amare sempre e ad ogni costo.

    K. Gibran

    Mi piace

  3. Disse il grande Henry James che l’unica cosa che possiamo chiedere ad un libro, senza esporci ad un’accusa di arbitrarietà, è di essere interessante. E tutti e tre i romanzi di Fabrizio lo sono senza alcun dubbio ( io ne ho recensito uno, “Yehoshua” , e poi , al teatro don Mario Torregrossa, ci abbiamo fatto un recital memorabile , con il Gruppo 2010. Ricordo ancora le magnifiche scenografie “puzzle” di Raffaele Greco , e la stupenda canzone tratta da Jesus Christ Superstar , eseguita in modo eccellente dalla giovanissima figlia Federica.

    Saper scrivere è molto difficile, necessita un costante impegno, studio, riflessione, attenzione, osservazione, esercizio di psicologia, desiderio di apprendere sempre cose nuove e diverse al fine di migliorare la propria scrittura, e Fabrizio è uno dei pochi che “sa scrivere” , anzi è un esempio, un modello, un maestro di scrittura. Ma ciò non basta per garantirne il successo commerciale, anzi spesso capita l’esatto contrario, per i meccanismi in cui si muove il mercato editoriale che cerca solo il “business”. I libri di poesia, ad esempio ( e Fabrizio è soprattutto un poeta), non hanno mercato, né quelli che basano i loro fondamenti sulla “spiritualità dell’essere”, com’è nel caso dei tre libri citati, che rimangono comunque – nel loro genere – tre piccoli gioielli della letteratura italiana. .

    Scrivere significa mettersi in gioco, mettersi alla prova, ma anche offrirsi agli altri, andare verso l’altro, e presuppone quasi sempre un atto d’amore nei confronti della scrittura , che è come la musica , la pittura , la scultura, la fotografia, etc, la ricerca della “bellezza”, tutte cose che fanno parte del suo modo di essere e di vivere , sia come sacerdote che uomo.

    I libri “veri” sono pochi, pochissimi, rari, e si rileggono continuamente perché – come disse Calvino – hanno sempre qualcosa di nuovo da insegnarti anche dopo la centesima volta che li leggi. Questi sono i libri che si possono definire “classici”. Io spero e auguro a Fabrizio che uno o più dei suoi libri diventino tali. Se lo merita.

    Liked by 2 people

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...