Fin dentro il mattino, di Floriana Porta

floriana porta
Una sinfonia della grazia

di Augusto Benemeglio

1. Venaria

Con la sua silloge di poesie, Fin dentro il mattino – Fondazione Mario Luzi Editore , 2015 –, Floriana Porta mi riconduce indietro di anni, quando vivevo a Venaria Reale ( allora ancora si chiamava così), ed ero un bambino spaurito, traumatizzato, annichilito dalla perdita della madre. Per me, Torino ( che ho poi riveduto più volte) era una scacchiera immensa dentro l’eterno dell’adolescenza, e Venaria un incendio freddo e grigio, uno stagno in cui fu domato tutto il mio fuoco e si convertì in infinito dolore e tristezza, ma anche una radiosonda del niente che trasforma il trascendente delle cose.

2. La luce

Ciò premesso , Floriana Porta si trova, invece, in una vigna che è tutta uno scoppio di foglie nuove, tra l’edera e l’erba dei pascoli che sono un manto disteso e un trono di verde della sua terra; si trova al punto giusto della luce, quella luce del suo Piemonte che è in una specie di agonia della neve, con i suoi monti giganteschi, le sue prospettive, le gole, i lunghi e gelidi silenzi: lei “è qui / dov’è sempre inverno”. Ma è anche tra gli “ azzurri silenzi/ di carne e di sillabe/ affidate alla poesia”, versi con cui celebra uno dei suoi poeti prediletti, Mario Luzi. La sua è una poesia di immagini (non a caso è anche fotografa) e di cromatismi, di equilibri sottili , quasi impalpabili , sempre alla ricerca della luce giusta tra una distesa di grigi silenzi e voli d’ insetti, tra rocce e svanite epifanie che non scaldano sempre la memoria e la speranza.

3. Identità segreta

C’è qualcosa in lei, della sua identità intima e segreta che diventa irricuperabile nel momento in cui viene meno la “compassione” cromatica con la natura. E ciò l’accosta in qualche modo – come è stato osservato – allo spirito orientale, alla festa immensa del bianco dei fiori di ciliegio che danzano, a quella danza che si fa notte e preghiera, che apre le serrature del silenzio, che ti intrattiene in un colloquio muto e ti chiama con quel suo andare piano, al rallentatore, dentro nuovi mondi , cosmologie fatte di spazi immensi, infiniti, in cui puoi camminare nel vuoto, cavalcare lo spavento di tutto il buio intorno a te e andare verso le stelle, i morti e i vivi, senza differenza alcuna, con mani intrecciate:
“Mani/ come segni/ in cui soffiano/ i venti/ offerti al cielo/ Mani/ che sento piene/ d’altre mani”.
Infiniti veli di anni nebbiosi stemperano i colori degli attimi presenti. Talora gli occhi della poetessa non vedono ciò che il suo cuore sente. Esiste una musica, tra pensiero e immaginazione, che si dilata, che continua a esistere dentro quelle cose, le fenditure delle rocce, le vene delle foglie, i canti delle cicale, gli afrori, i frutti, i sassi dei torrenti, e il miele delle api. Esiste tutta una vita , tutta un’altra vita che è nei suoi paesaggi interiori:
“La vita / breve come un sorriso (che) si sfalda…/ sulle rive”
Versi che man mano scopre solo attraverso la discesa nella sua anima misteriosa . Tra fuori e dentro, tra fango e ribellione, tra desiderio di fuga e incatenamento, tra te e l’altro , tra istinto animale e collegamento divino s’infiltra una passione – un prurito – che è “ l’altrove”, e che è da te sofferta e accettata, sempre, anche quando ti strazia.
“Che fu dietro quei vetri che straziano il silenzio/ e irraggiano nel vuoto lo stupore/ d’un viso che non sente più il suo rosa?”, si chiede il poeta Luzi.

4. Brindisi tra le ombre

E’ un percorso, un viaggio che Floriana compie, nello strepito assolato di un festino senza senso, disegna altre terre : (“Traccio a matita i solchi casuali/ di un paesaggio che ricalca/ il pavimento di infiniti passi / Ne seguo il cammino/ disegnando altre terre”).
Floriana cerca disperatamente una sua poetica che è costretta, paradossalmente, a ricreare da una materia che non esiste più, da una realtà scomparsa sotto i colpi della guerra sull’anima. Chi sorriderà, sollevando il calice vuoto dell’essere, per il più semplice dei gesti? Le parole non bastano. Mi fanno a pezzi . Lo sento. Vieni, libertà. Sono pronta. E mi assale la frusta. Con coraggio, tra rovi e scoppi, va dentro il suo delirio e fa un brindisi tra le ombre, sulla carcassa di un mondo di ghiaccio, sperando che l’incantesimo s’infranga, e un raggio di malinconia fugga a ricordare all’uomo e all’universo della loro voce : dell’arte, della natura e del cuore.

5. Il trionfo della grazia

Ci sono versi-respiri , nella sua silloge, che si rifanno alla fulmineità, al raptus dei primi ermetici e surrealisti italiani (mi vengono in mente Quasimodo, Scotellaro, Montale, Bodini): “In te/ sorride una promessa…/ di labbra e d’uva
Respiri in sfacelo…/ sotto la crosta sottile dell’acqua”.
Ci sono versi-metafisici, che “ indagano e scompongono la realtà, raccontandone il disorientamento, le ansie”, com’è scritto in prefazione della silloge:
“versi / che ho partorito/ sottovoce/ prima d’ogni inizio/ dentro ogni fine”.
“La sua ricerca è nella direzione giusta, le sue immagini si sciolgono in una specie di candido bagliore psichico” , scrive un poeta del calibro di Giuseppe Conte, perfetto indagatore dell’anima.
Ma il suo retaggio talora si spezza, lungo il filo di una memoria intessuta di mistero, testamento imprescindibile di ogni creazione. E ci sono dei click che non si accendono, dei riti che non funzionano. C’è una lastra grigia, le voci della natura sono incatenate dentro se stesse, nessun ospite del mattino viene da te a far festa, a dirti buongiorno. Che fare? Si rimane in attesa con le mani perfettamente vuote:
“La poesia arriva dopo/ Dopo lunghe pause/ strappate alle montagne/, oltre i muri lividi,/ oltre le preghiere”.
Non sono entrata e uscita dalla storia per il viaggio dell’arte attraverso le radici dell’uomo, dice Floriana.
“Un senso cieco,/ una storia, dopo lunghe apnee”.
Ogni minimo passaggio è una fibra della vita dell’universo che si riconosce. Non senza pianto e senza paure. Ma bisogna essere fedeli alla natura: è quello il dono incompreso, per la sua quiete, per il nostro sforzo di grazia, per la sinfonia della grazia, che è bellezza e verità . E non ammette frontiere di fatica.

Roma, 17 giugno 2015

2 pensieri su “Fin dentro il mattino, di Floriana Porta

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