Perché di questo si tratta. 7.

Scrivere
B) In È la scrittura, bellezza! proponi una riflessione, ironica ma anche un po’ amara, sulla scrittura e sulla letteratura, sul mondo dell’editoria e quello degli ambienti letterari di tendenza che animano il web e non solo, sugli snobismi intellettuali, nonché sulle scuole di scrittura e l’aspetto più commerciale di questa pratica. Il rischio, mi pare di capire, è che, tra le altre cose, ci si dimentichi che scrivere può anche essere una passione disinteressata, grazie alla quale chi scrive riesce, o almeno ci prova, a dare una forma e una consistenza al mondo e a se stesso. La scrittura, quindi, come processo creativo.
Dopodiché è vero che si scrive per essere letti, nessuno intende certamente negarlo. Così come nessuno intende affermare d’essere immune dalla vanità.

F) Oggi l’editoria è diventata un modo per sbarcare il lunario, sfruttando la vanità che tenta sempre l’uomo: vedere il proprio nome scritto su una copertina, immaginare che qualcuno compri il libro, sognare recensioni sui quotidiani più importanti, sono stimoli che spingono a investire in opere, spesso, pseudoletterarie. Ci vorrebbe educazione riguardo a questi temi: la denuncia di una produzione che ingolfa i circuiti letterari con quantità industriali di residui narcisistici. Anche le scuole di scrittura, non di rado, sono fabbriche impietose d’illusioni. Il risultato è una qualità vieppiù scadente: la scrittura di massa non fa che accelerare l’estinzione del lettore.

B) Sempre in questo romanzo, che in certe parti ricorda un manuale di scrittura – anche se un po’ anomalo – ogni suggerimento proposto per scrivere al meglio una storia, nel momento in cui si affaccia la certezza d’aver individuato quello giusto, ecco che si trasforma nel suo contrario, peraltro altrettanto valido, così che l’unica regola possibile sembra essere la non regola.

F) L’intento è questo: dimostrare che le regole delle scuole di scrittura si possano spesso rovesciare nell’esatto contrario. Ritengo che il medesimo criterio si debba applicare alle omelie del sacerdote: accumula istruzioni e materiali, ma alla fine è lo Spirito che comunica il tono e le parole giuste. Chiudersi in formule vuol dire condannarsi al già sentito, replicare la stessa ricetta inflazionata.

B) I personaggi che animano le pagine di È la scrittura, bellezza!, Yehoshua e Stelle, li racconti più dall’interno che dall’esterno, ne conosciamo i pensieri più che le azioni. Nel racconto L’editore, già citato precedentemente, il protagonista dice: “Il mio interesse si rivolge a bilanci più sottili, di un dare e un avere interiori, perdite e profitti di un’anima in ricerca (…).”

F) Lo scrittore racconta se stesso, la trama di fatti e di persone che esprime la sua vita in quel momento. Per questo la scrittura è anche un’efficace terapia: più parli degli altri, più ti accorgi che parli di te stesso, in un viaggio junghiano dall’io al Sé. In un brano de Le città invisibili, Calvino coglie acutamente la realtà di cui trattiamo:
“- Sire, ormai ti ho parlato di tutte le città che conosco.
– Ne resta una di cui non parli mai.
Marco chinò il capo.
– Venezia, – disse il Kan.
Marco sorrise. – E di che altro credevi che ti parlassi?
L’imperatore non batté ciglio. – Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome.
E Polo: – Ogni volta che descrivo una città, dico qualcosa di Venezia”.

B) Ciascun personaggio di È la scrittura, bellezza!, sembra rimandare a un alter ego, ma è anche vero che a volte si ha la sensazione che i personaggi non siano altro che un uno parcellizzato, pertanto raccontato da diverse angolazioni. Complessità della vita, come hai detto all’inizio, ma anche complessità, nonché mutevolezza, della natura umana in tutte le sue espressioni, tra cui convinzioni e sentimenti sempre pronti a trasformarsi nel loro esatto contrario.

F) In fondo, la scrittura è un invito a scavare dentro sé, a scoprire gli strati accumulati negli anni e nelle fasi della vita, a riconoscere gli errori di percorso e le scelte indovinate. Il finale de Il Barone rampante è un esempio straordinario del rincorrersi del filo d’inchiostro con le svolte sempre nuove della vita. Lo scrittore conosce la parola fine, ma è sempre disposto a ripartire, a guardarsi più in profondo, a inseguire un’Origine che non riesce a possedere.

5 pensieri su “Perché di questo si tratta. 7.

  1. Scavando

    Tra l’indice e il pollice riposa
    La mia penna tozza e comoda come una pistola.

    Sotto la finestra il suono netto e stridulo
    Della vanga che affonda nella terra ghiaiosa:
    Mio padre, che scava. E guardo giù

    Finché la schiena gli si abbassa fra le aiuole
    E torna su come vent’anni di prima
    Piegandosi a tempo tra le piante di patate
    Dove stava scavando.

    Con lo stivale rozzo annidato sul vangile
    Spostava l’asta fermamente contro
    La parte interna del ginocchio. Sradicava le piante
    Affondando la lama lucida e noi raccoglievamo
    Le nuove patate, ci piaceva
    Sentirle fredde e dure fra le mani.

    Per Dio, il vecchio sapeva maneggiare la vanga.
    Proprio come il suo vecchio.

    Tagliava più torba mio nonno in un giorno
    Di ogni altro uomo nella torbiera di Toner.
    Una volta scesi a portargli il latte
    In una bottiglia col tappo di carta. Si alzò
    Lo bevve, e si rimise subito al lavoro
    Incidendo e tagliando nettamente, sollevando
    Zolle sulla spalla, e scendendo sempre più giù
    Per trovare quella buona. Scavando.

    E mi torna in mente l’odore freddo della terra
    Delle patate, lo scalpiccio sulla torba fradicia,
    I colpi risoluti della vanga tra le radici vive.
    Ma io non ho la vanga per seguire uomini così.

    Tra l’indice e il pollice
    Ho la penna.
    Scaverò con quella.

    Seamus Heaney

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  2. CONDOTTI DALLO SPIRITO
    Quando è lo Spirito che guida si aprono orizzonti di Novità, allora il parlare diventa Parola, lo scrivere un Evento, è come se “la miseria è con me, come una cosa/ a cui un miracolo ha tolto il peso”.
    Non chiamate nessuno Maestro, solo uno é il Maestro: “Lui che riveste la luce” e si stende con “gioia semplice” come “un albero immenso a coprire le macerie”.
    Scrivere secondo una direttiva divina è profetizzare, è parlare in nome di Dio, è l’attimo in un bagliore in un linguaggio tutta umiltà, un sospiro in parabola di piccolezza uscito dalla bocca del Verbo “presso il quale è ricchezza e gloria, opere superbe ed equità”.

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  3. E’ Venezia, bellezza! Comunicazione sottile, delicata, non sempre intuitiva. Altro modo di scoprire l’io.

    Scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto.
    Italo Calvino

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  4. ” Per uno scrittore lo scrivere è un verificare e rendere concreta la vita drammatica che trascorre.”
    Francesco Grisi (scrittore italiano)

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