70. Spaccature

da qui

L’unità dell’essere è una questione spinosa. Il suo contrario è la malattia moderna più diffusa: l’uomo dimidiato, spaccato a metà. Non è solo un problema di contraddizioni, che possono anche darsi, finché l’uomo non trova un suo equilibrio: ma egli è cosciente, in questo caso, che si tratta di contraddizioni passeggere, e s’impegna a superarle. L’impasse si manifesta quando l’uomo vive e si comporta da una parte in un modo e dall’altra in un altro: non come fatto occasionale, ma come prassi abituale. È lo status peggiore dell’umanità, perché l’essere è uno. Come si arriva a questo fallimento?
L’antropologia giudaico-cristiana ritiene che Dio non ne sia il responsabile, come si afferma da più parti – sopratutto in certe antiche visioni mitologiche -, ma la vittima. Il responsabile è l’uomo, che rinnega il suo statuto di creatura e rifiuta il criterio con cui è stato stabilito ciò che è bene e ciò che è male. La dissociazione dal Creatore produce una deformazione del Progetto, causa dolori e divisioni, crea disarmonie e fratture a ogni livello: nell’uomo in sé, che conosce la vergogna e l’imbarazzo, simboleggiati nell’accorgersi di essere nudo; con l’altro, che diventa il capro espiatorio, l’accusato; con Dio, di cui ha timore e verso il quale non nutre più fiducia; con la natura, in cui avverte le difficoltà e la fatica del lavoro. Tutto questo porta all’omicidio, per mano di Caino, all’insorgere della vendetta, immortalata nel canto di Lamech, alla rottura del rapporto armonioso con l’ambiente, prefigurata nel diluvio. Nel quadro si inserisce la presenza del demonio, il nemico della natura umana, come l’ha definito sant’Ignazio di Loyola. L’azione del serpente influenza, condiziona, ma non priva l’uomo della responsabilità delle sue azioni: per questo, nel simbolo di Genesi, egli viene punito, ridotto a un’esistenza precaria e infarcita di problemi. La fiducia tradita, il rifiuto della dipendenza di creatura conducono l’uomo a una drammatica lacerazione spirituale, psicologica, sociale. Solo in Cristo, nel ricupero del rapporto con l’Origine, lo strappo si potrà ricucire, dando vita a un’inedita armonia.

4 pensieri su “70. Spaccature

  1. E’ nel giardino del melo la prima esperienza di Dio e la prima esperianza di sè, in quel tempo uscito dal tempo poco prima che fosse, in quella prima consapevolezza dove si perde l’innocenza mistificata dall’affermazione dell’io sotto gli occhi del Creatore nel riposo del primo sabato del mondo.
    E’ nel giardino che si coglie l’altezza dell’Inconoscibile, la sua trascendenza e l’ invalicabile confine dell’essere creato, nel quale Dio si specchia e accoglie in una redenzione vaticinata nella pienezza dei tempi.
    Pienezza dei tempi: la Luce da Luce nella “completezza del suo divenire uomo”!
    L’uomo dovrà attraversare il proprio io, “analizzarsi e amare l’imperfetto..” e “scoprirsi uomo nel fallimento” per ritrovarsi, “homo viator”, verso la completezza del suo divenire umano”, (T.D’Aquino) specchiato in “una mitezza senza nome, una gentilezza senza nome”: la Luce fatta carne.
    E’ nella mia stessa miseria che “salgo i gradini della misericordia, di caduta in caduta, imparo a conoscere il tuo umile cuore nella mia colpa e la tua dolcezza insostenibile, Agnello di Dio-” ,(Raissa Maritain) Amore che è per me perchè esiste e a cui anelo, “la cui assenza, certi giorni, somiglia tanto alla più ardita presenza. (Pozzi)

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  2. A me, a volte si sembra che la gente non vive: corrono, corrono, alla fine da soli non lo sanno dove stanno correndo, cosa stanno cercando, dimenticano di vivere, di godere ogni momento della loro vita. Pensano soltanto che cosa vogliono e non riescono essere felici di questo che hanno.
    A me, a volte si sembra che la gente non è cosciente della loro vita.

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  3. Solo in Cristo, nel ricupero del rapporto con l’Origine, lo strappo si potrà ricucire

    Marzo ’79

    Stanco di tutto ciò che viene dalle parole, parole non linguaggio,
    Mi recai sull’isola innevata.
    Non ha parole la natura selvaggia.
    Le sue pagine non scritte si estendono in ogni direzione.
    Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.
    Linguaggio non parole.

    Tomas Tranströmer

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