Letture. Beppe Sebaste, FALLIRE: Storia con fantasmi.

di
Roberto Plevano

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Il nuovo libro di Beppe Sebaste Fallire: storia con fantasmi (Amazon Media EU, 2015. € 2,99) si legge, per ora, soltanto con l’app kindle. Il titolo nel margine superiore di ogni pagina porta la dicitura (ITALIAN EDITION). Messa lì per esigenze di catalogazione? Auspicio di prossima traduzione? Sul sito Amazon sta riscuotendo un certo successo: a qualche giorno dalla pubblicazione raggiunge l’alta classifica di vendita nel genere Fantascienza, Horror e Fantasy.

E davvero questo è un libro infallibilmente italiano: ripercorre un passaggio di anni (2006-2011) che in Italia hanno allargato una voragine in cui sono precipitate intenzioni e residue speranze della parte pensante e sensata del paese, testimonia il compimento di uno scenario collettivo mentale e psichico preparato nei decenni precedenti, registra l’ectoplasmatica condizione individuale e sociale degli intellettuali, per i quali il mestiere stesso, scrivere, è divenuto una specie di incursione in una casa stregata o in un cimitero popolato da zombi. Scrivere è un’evocazione di spettri, di cose mancate e di cose che non ci sono più. A Sebaste è capitato di vivere nel tempo in cui la scrittura ha abdicato – o è stata spodestata – alla funzione per la quale è forse nata: validare la realtà, fissare ciò che è ammissibile. Nell’universo ricorsivo e autoreferenziale, scrivere è mero accessorio, attività parassitaria rispetto a discorsi generati e circolanti in un altrove privo di definibili connotazioni, discorsi che hanno avuto vita in un altro tempo, ma oggi inafferrabili per chi tenta di interpretare: come le anime che Ulisse tenta di abbracciare nella dimora di Ade, essi volano via.

Le circostanze della pubblicazione “indipendente” di Fallire: storia con fantasmi sono conosciute: Beppe Sebaste difende il passaggio diretto al mercante Amazon,

la decisione di affidare all’universo del web, il mio nuovo libro, se si chiama ancora così, un romanzo alla mia maniera

additando la crisi culturale dell’editoria, in cui dominano oggi logiche di marketing che mal si adattano alla merce libro e al non occasionale suo consumatore. Si comprendono le difficoltà di pubblicare e promuovere un oggetto letterario complesso, che trascende i generi del mercato della letteratura (anche se Amazon i generi li usa, eccome!), però occorre dire che forse Sebaste ha affrontato quella che chiama “un’esperienza nuova, un’avventura” un po’ a cuor leggero. Il Moloch Amazon ha cambiato le regole del gioco della distribuzione libraria, e a farne le spese sono state anche le librerie indipendenti, proprio quelle che storicamente hanno avuto il compito di mettere i libri in mano ai loro lettori.

Sebaste racconta una storia, che è la storia di un arco di anni del suo autore e parallelamente la storia di uno scrittore alle prese con un progetto di un romanzo horror. I fantasmi sono gli attori umani con cui il bifronte narratore si trova via via ad aver a che fare – e tra essi si trovano personaggi della cronaca, artisti e autori (perlopiù deceduti) di libri –, e le entità, evocate più ancora che narrate, che prendono e perdono forma nel canovaccio dell’horror. Ma fantasma è il narratore stesso: il romanzo è raccontato in seconda persona, un tu colloquiale con cui l’autore parla a se stesso – non al lettore: chi si ostina a scrivere indulge nel gioco solipsistico – in modo via via ironico, commosso, sarcastico, rabbioso, malinconico, occasionalmente pietoso. Lo sdoppiamento nello specchio della seconda persona moltiplica le prospettive riflesse, le fughe, il correre via dello sguardo e parallelamente l’impulso ad allontanarsi rapidamente dall’esserci nel qui e nell’ora. L’aspetto filosofico della faccenda – lo statuto ontologico della realtà, come si potrebbe dire – è esplicitato nel riferimento a una discussione di qualche anno fa a proposito di un rinnovato realismo: “una filosofia che si voleva realista e sosteneva, presentandolo come una svolta, che la realtà esistesse anche «fuori dal testo», fuori dalla parole che ne parlano”. Facile ribattere che “ogni esempio addotto per dimostrare la realtà della realtà” è pur sempre una parola, non se ne esce, e che “alla fine nulla fuori dalla sua enunciazione (fuori dal testo) sarebbe rimasto, tranne l’eco o il ricordo, la traccia o il significato dei suoi enunciati sulle cose, insomma, i fantasmi, i nomi delle cose, senza beninteso vederle né toccarle.

Senonché, evocazioni di Derrida a parte, il libro racconta della realtà italiana, che da un paio di decenni è indistiguibile dalla sua rappresentazione, dalla pubblicità, dalla scena insomma, in cui attori a pagamento recitano i tipi a loro assegnati, e si offrono in quella capacità al pubblico del paese. Rintracciare i fili degli avvenimenti, districarli uno a uno, offrire un’ermeneutica, diventa così un esercizio elusivo, e forse, sospetterebbero autore e tu protagonista, futile.

Sebaste rammenta momenti di irruzione di una realtà refrattaria al coerente racconto:

Ti capitò per caso, su Internet: Berlusconi insanguinato come un pugile ferito. Sembrava un fotomontaggio, la parodia di un film di zombi. Lasci perdere quello che stavi cercando e clicchi su un giornale online per trovarne conferma. Rivedi una sequenza di quel primo piano che era già un’icona pop, un evento estetico prima di tutto.

Un avvenimento che pare non avere né passato né distinguibile motivo né discernibile possibilità di elaborazione simbolica – immagine, icona di che cosa? –, oscuramente generato nel corpo inconscio del rancore sociale, tanto che il perpetratore fu giudiziariamente assolto perché non imputabile. Il fatto non divenne mito.

Lo scrittore non ha il dubbio privilegio di operare, e quindi scegliere, selezionare. Non può nemmeno di dire “preferirei di no”:

non serve dire «non guardo la TV», «non leggo i giornali», «non vado su Internet» (tu la televisione non la possedevi da anni malgrado i bollettini di pagamento che ricevevi…) perché nessuno può dichiararsene immune. Quelle immagini ci influenza come un virus, rimbalzano per mille traiettorie e penetrano dentro di noi, le riconosciamo, le possediamo, ne siamo posseduti.”

Credo che a Sebaste non dispiaccia essere accostato al nome di Ulisse. L’Ulisse polytropos, in grado di affrontare diverse situazioni grazie all’ingegno e non alla forza, lascia il campo a un altro Ulisse, testimone sbigottito che la realtà da affrontare si è liquefatta. Rimane irraggiungibile l’isola del tu, naufraga la rete delle relazioni personali e il ruolo sociale di chi parla e scrive. Rimane il ricordo e il rimpianto di un passato mai avvenuto: che scrivere sia stato “la stessa cosa, almeno nei suoi esiti migliori: fermare una bomba con un fiore.

La bomba non si è arrestata, i fucili continuano a sparare. Il disastro del mondo produce un corso di catastrofi, riprodotta nel vissuto più intimo, “l’ictus di tua madre e la separazione da Cathy, la notte del litigio e l’alba della tua partenza per l’ospedale di Parma.” E come si può raccontare lo sgomento davanti al corso aberrante degli eventi? Sono realtà perentoria, imposta, e pure accadimento indeterminato, casualità cosmica. Lo svuotamento dei cassetti nell’appartamento deserto è camminare tra relitti di un naufragio. Tutte le vite sono naufragi in cui nessuno se la sente – non può nemmeno pensare – di essere allegro.

Non si finisce “di svuotare le scatole dell’ultimo trasloco”. Gli scatoloni assomigliano ai loculi della destinazione finale di quello che siamo stati, di quello che crediamo, ci ostiniamo, di essere. Nella riflessione cinematografica di Nanni Moretti: l’inquadratura degli scatoloni che contengono i libri della mamma professoressa, la cui presenza rimane per un poco nei locali dell’appartamento svuotato, nella visita di un antico alunno che non sapeva.

Come Moretti, Sebaste attesta spietatamente che un mondo di individui comporta l’insignificanza dell’individuo. Noi siamo stati la rete di relazioni in cui siamo nati e ci siamo formati, il cosiddetto privato è funzione del pubblico. Le vicende e le responsabilità che portarono alla chiusura dell’Unità, il giornale a cui collaborava, ricordate per cenni, si uniscono all’indebolimento dei legami affettivi del tu protagonista: la fine della relazione con la compagna, l’occasionale convivenza con il figlio adolescente. La linea tra il pudore dell’autore e la laconicità del protagonista è incerta, la passione che fu lascia il posto al ricordo sfumato, che non trova elaborazione.

Allora non stupisce la nitidezza, l’efficacia, con cui l’autore, questa volta in solido con il protagonista, descrive la malattia della madre, il venir meno di forza, memorie, identità. È l’attaccamento disperato alla scena originaria, la sola di significato necessario, indisputabile, e l’intollerabile consapevolezza che un significato alla solitudine non può invece essere trovato. L’autore, il protagonista, il lettore che sbircia vicissitudini e peripezie e fa esperienza di con-patire, sono – siamo – incapaci di solitudine.

Ci affidiamo alla compagnia dei fantasmi. I morti che hanno lasciato una traccia di sé danno ancora indicazioni, sussurri, basta avere coscienza, il coraggio di vedere la vita come la scena del Trionfo della morte di Pieter Bruegel il Vecchio, “colonne di fumo salgono dove c’era una città. Dal nulla incolore che è il cielo viene il gracchiare ossessivo dei corvi e uno scricchiolio continuo, come foglie secche triturate, ma sono gli oggetti che alla rinfusa volano in vortici di vento.” Lo scrittore tarda a capire che il suo creare (ah, l’ostinata metafora romantica sulla produzione intellettuale!) è il medesimo farsi delle molteplici realtà.

Libro anomalo e onestissimo (non saprei trovare qualità migliore in un libro), Fallire: storia con fantasmi ; invita a continuare la lettura innestando sul testo i propri ricordi e affetti.

Chiede la domanda che non si può evitare: che cosa siamo stati?

6 pensieri su “Letture. Beppe Sebaste, FALLIRE: Storia con fantasmi.

  1. bellissimo! ma cazzo cazzo, ci ho da fare mille cose, ci ho da correre e lo sposo è a fare il trasloco al suo sciagurato fratello, sciagurato tutto minuscolato, che di nome fa lo stesso del nostro figliolo diretto…bravissimo roberto plebano, mi pare che questo beppe sebaste sia una persona onesta, cazzo, che adesso mi tocca anche andare a vedere che cazzo ha scritto, che mi pare de averlo incrociato a casa degli indianini timidini timidini…insomma andate un p0′ a fare in culo tutti e due che mi solleticate la curiosità e la speranza che ci sia qualcuno che agisca le Parole, cristo santo, che siamo ancora in tempo, e che siamo almeno in tempo per i nostri bellissimi cagacazzo di fiGLI santi.

    ahahhahhahah
    siamo in paradiso, come dice il mio AZIZ

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  2. Cara fu, santi non so, ma se qualcuno si salverà, sarà attraverso la parola (minuscola). Guarda che il libro di Sebaste è tempo ben speso, ma, come con altro, tu magari ci leggerai dentro cose completamente differenti.

    Caro Sebaste, il lettore dovrebbe ringraziare l’autore, e non viceversa, in un mondo ordinato. Non so se tu creda nelle coincidenze, ma cose per me stra-ordinarie sono accadute il giorno di pubblicazione di questa Lettura. Mi piacerebbe avere una parola o due con lo sciamano che conosci.

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  3. caro roberto
    non ho ancora avuto tempo per sebaste
    che se è portatore do onestà non abbisogna della mia lettura
    per ovvie ragioni no?
    se io sono io e sebaste è me e sebaste è lui ma anche me
    capisci bene che ci leggiamo senza leggerci e non perdiamo tempo, tempo guadagnato per altri che faticano ad essere noi e noi ad essere loro
    per cui, vai tranquillo
    se sebaste agisce la parola che scrive, se sebaste scrive parole oneste
    come potrei leggere cose completamente differenti?
    che…mi sei quel pelino diffidente? :)))

    baci
    la fu

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  4. in un mondo a testa in giù l’autore deve ringraziare il lettore che lo ascolta e lo tiene in vita.
    in un mondo a testa in giù il lettore deve ringraziare l’autore che gli si svela e che non ha pretese di essere Verbo ma semplicemente tentativo di Onestà
    in un mondo a testa in giù tutti, tutti, sono lettori e scrittori
    e nessuno si deve niente
    perchè si deve tutto
    tutto l’Amore di cui siamo capaci
    così…per essere precisa, che a me pisce essere chiara, chiarissima, cristallina

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