71. Il tesoro nel campo

da qui

A partire dalla bellezza, si entra nel mondo dello spirito. Non a caso Dostoevskij, nel romanzo L’idiota, ripete più volte il ritornello della bellezza che rovescia il mondo. Bisognerebbe dunque, il più presto possibile, educare la persona ad apprezzare e riconoscere il bello, anche se, com’è ovvio, si tratta di categorie sperimentate in modo soggettivo. Non solo soggettivo, aggiungo, ma complesso: la realtà umana è fatta di elementi interagenti, per cui si arriva a comprendere che il bello non sussiste di per sé, ma è sempre collegato al buono e al vero. La bellezza resta il punto di partenza: è quello che mi attrae, mi strappa all’autismo e all’egoismo, mi fa uscire da me riportandomi al mio centro, al cuore della mia esperienza e identità. Roberto Assagioli e Abraham Maslow parlano dei vertici qualitativi in cui l’uomo avverte un’ampliarsi della propria coscienza, un’io più rispondente alla sua vera natura, una forma, alla luce del Vangelo, di liberazione e guarigione. Solo in questo contesto – che potremmo dire di grazia – ci si accorge dell’interdipendenza delle categorie dello spirito umano: una cosa non è mai solo bella, vera o buona, ma una sintesi dei tre attributi. E’ da questa fusione che affiora il sapore della vita, la possibilità di amarla anche quando è portatrice di problemi o addirittura drammi, in altri casi intollerabili. Solo con questo orientamento si intercetta la realtà, ci si libera per sempre dal desiderio ossessivo di evasione, che è l’effetto di un travisamento dell’essere e del vivere. Ciò che manca, oggi, è il desiderio stesso di pienezza di vita: la causa è l’ignoranza della struttura ontologica dell’uomo, la convergenza di bello, buono e vero nell’esperienza quotidiana. A partire dalla bellezza, possiamo fare nostro tutto questo: il bello è la chiave che ci apre i tesori sepolti nel profondo, e che tanti trascurano, lasciandoli lentamente arrugginire. Il Vangelo sintetizza il tema in una parabola ben nota: Il regno di Dio è simile a un tesoro nascosto in un campo. Un uomo lo trova, lo nasconde di nuovo, poi, pieno di gioia corre a vendere tutto quello che ha e compera quel campo. (Mt 13,44). Ecco il ruolo dell’educazione: sviluppando nell’uomo il suo potenziale di responsabilità e di libertà, lo orienta a cercare ciò che vale davvero nella vita.

10 pensieri su “71. Il tesoro nel campo

  1. Che il bello e l’incantevole
    Siano solo un soffio e un brivido,
    che il magnifico entusiasmante
    amabile non duri:
    nube, fiore, bolla di sapone,
    fuoco d’artificio e riso di bambino,
    sguardo di donna nel vetro di uno specchio,
    e tante altre fantastiche cose,
    che esse appena scoperte svaniscano,
    solo il tempo di un momento
    solo un aroma, un respiro di vento,
    ahimè lo sappiamo con tristezza.
    E ciò che dura e resta fisso
    non ci è così intimamente caro:
    pietra preziosa con gelido fuoco,
    barra d’oro di pesante splendore;
    le stelle stesse, innumerabili,
    se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi
    – effimeri-, non raggiungono il fondo dell’anima.
    No, il bello più profondo e degno dell’amore
    pare incline a corrompersi,
    è sempre vicino a morire,
    e la cosa più bella, le note musicali,
    che nel nascere già fuggono e trascorrono,
    sono solo soffi, correnti, fughe
    circondate d’aliti sommessi di tristezza
    perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
    si lasciano costringere, tenere;
    nota dopo nota, appena battuta
    già svanisce e se ne va.

    Così il nostro cuore è consacrato
    con fraterna fedeltà
    a tutto ciò che fugge
    e scorre,
    alla vita,
    non a ciò che è saldo e capace di durare.
    Presto ci stanca ciò che permane,
    rocce di un mondo di stelle e gioielli,
    noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
    sospinte in eterno mutare.
    Spose di un tempo, senza durata,
    per cui la rugiada su un petalo di rosa,
    per cui un battito d’ali d’uccello
    il morire di un gioco di nuvole,
    scintillio di neve, arcobaleno,
    farfalla, già volati via,
    per cui lo squillare di una risata,
    che nel passare ci sfiora appena,
    può voler dire festa o portare dolore.
    Amiamo ciò che ci somiglia,
    e comprendiamo
    ciò che il vento ha scritto
    sulla sabbia.

    Hermann Hesse

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  2. Il più bello dei mari
    è quello che non navigammo.
    Il più bello dei nostri figli
    non è ancora cresciuto.
    I più belli dei nostri giorni
    non li abbiamo ancora vissuti.
    E quello
    che vorrei dirti di più bello
    non te l’ho ancora detto.

    Nazim Hikmet

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  3. Bellissima pagina. Non è’ facile svincolarsi dalla quotidianità’ ma mi fa bene sapere che ognuno di noi può trasformare qualsiasi giorno bruttissimo in qualcosa di bello.

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  4. IL TESORO NEL CAMPO.
    Una delle più belle metafore di Dio e anche uno dei nomi più belli di Dio è -TESORO- : Bellezza che rovescia il mondo e Carità diffusiva e ancora tutto quello che non dico. Come chiamarti con un altro nome che nulla a pieno ti comprende e ti esprime e le tue infinite perfezioni, in Te, non sono che unità senza distinzione, pienezza d’essere, perchè tutto quello che è in Te, sei Tu!
    Trascendenza d’Amore dalla cui profondità uscii da dove a me tanta tenebra e morte che mi sei dentro come il respiro! io devo ridiscendere nel “segreto della mia identità profonda” e “ricercare la Luce seguendo la Luce” per risalire “al rifugio anteriore alla mia nascita”: ritrovare Te, ” gioia vista da dentro”, e ritrovarmi, perchè “siamo figli dell’Altissimo”: “la capacità di ricrearsi”.
    Ti adoro, ti lodo, ti amo..ti voglio bene, Tu lo sai che ti voglio bene e Tu non arretri per la miseria “della mia struttura ontologica”, Tu sorridi di me, Amore, neanche mi chiamassi Isacco, per essere il tuo sorriso.

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  5. Diversi anni fa diedi la caccia ad un libro che nelle librerie della mia città non riuscivo a trovare. Si trattava di un bellissimo libro di fotografie dal titolo “Il gioco rubato”, di Fernando Moleres. L’autore attraversò molti paesi, e durante i suoi viaggi documentò attraverso immagini lo sfruttamento dei bambini nei paesi più poveri del mondo. Finalmente riuscì ad averlo e ne rimasi incantata e al tempo stesso sconvolta. Incantata perché si trattava di bellissime foto in bianco e nero e sconvolta perché quella bellezza riguardava la sofferenza di bambini che con ogni probabilità non sono riusciti a diventare adulti. Come potevano, mi chiedevo, andare d’accordo, coesistere tanta bellezza e tanta sofferenza? Come posso definire bello qualcosa che mi fa vedere la sofferenza inaccettabile dei bambini? Se devo essere sincera ancora oggi non lo so. Forse il fotografo era riuscito, e non soltanto con la tecnica, a superare e a farmi superare una soglia, soglia oltre la quale può esistere solo e soltanto la bellezza o principio o essenza, comunque quel qualcosa lo si voglia chiamare. Forse.

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  6. Invece Pawlow parlava del reagire ad abitudini. Ha fatto esperimenti con i cani – suonava campanello e portava da mangiare ai cani; ogni volta quando i cani sentivano campanello cominciavano bavare perché aspettavano cibo.
    Anche noi abbiamo nostro reagire ad abitudini- ogni volta quando si incontriamo con la cattiveria, istintivamente rispondiamo con aggressività e cattiveria.
    Istinto d’amore è un istinto che sta sul gradino più alto nella evoluzione.
    Basta uscire dal schemi del abitudine e permettersi di crescere.

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