Da Bellini a Tiepolo. Brevi riflessioni attorno a una mostra del Forte di Bard

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di Guido Michelone

L’estate è forse la stagione più propizia per il cosiddetto turismo culturale, le esperienze soprattutto visive che attengono alle sfera del sapere (arte, archeologia, architettura), vissute nei luoghi deputati (musei, pinacoteche, palazzi, chiese, monasteri, castelli, fortezze o intere città). In particolare le mostre (pittura, fotografia, oggetti di varia natura), con la loro effimera durata, si prestano bene a una gita anche solo di un giorno, che in questi tempi di crisi è già una piccola conquista. Purtroppo, in Italia, è difficile abbinare la vacanza tradizionale (mari, monti, laghi, terme) al turismo d’arte, nel senso che le mostre sono spesso allestite in città o luoghi lontani dalle spiagge o dall’arco alpino. Fa eccezione il Forte di Bard, che segna il simbolico ingresso nella Valle d’Aosta: caserma settecentesca a difesa dei confini sabaudi (vi soggiornò anche Cavour, per il servizio di allievo ufficiale), Bard è un unicum nella storia dell’architettura militare. Abbandonato dall’Esercito nel dopoguerra, dopo anni di incuria, viene restaurato con successo e oggi è visitabile in ogni suo anfratto (dalle prigioni alle scuderie), permettendo di comprendere come un tempo si svolgesse la vita dei soldati in una postazione demarcata. L’ampiezza del Forte di Bard consente, agli amministratori della Regione Autonoma della Valle d’Aosta, di fondare all’interno un Museo della Montagna permanente e di offrire ben tre differenti spazi espositivi per altrettante mostre diversificate, nonché due cortili dove, d’estate, si organizzano concerti e film all’aperto.
Per l’estate 2015 le mostre di richiamo al Forte di Bard sono due: da un lato Genesi di Sebastiao Salgado, dall’ altro Da Bellini a Tiepolo. Per Salgado non occorrono presentazioni: non a caso, delle due mostre, è quella che vanta il maggior pubblico, attratto dalle inquadrature sulla natura incontaminata, in un bianco e nero drammatico. Ma la mostra su cui vale la pena spendere una giornata di vacanza (ovviamente se si parte dal Nord Italia: Torino è a mezz’ora d’auto, Milano e Genova a meno di due ore) è quella sulla pittura veneta che va da Giovanni Bellini a Giambattista Tiepolo, attraversando svariate epoche artistiche: in ordine di tempo, il Tardogotico, il Rinascimento, il Manierismo, il Barocco, il Rococò, dal Quattro al Settecento. Sono i secoli d’oro per la Repubblica di San Marco, con capitale Venezia, che estende i propri domini dalla Lombardia alle coste dalmate (oggi croate), con avamposti fino all’Asia Minore: un impero marittimo e commerciale, che domina il Mediterraneo nei traffici con l’Oriente. La ricchezza economica si riflette anche nell’ambito sociale e artistico: Venezia diventa lo splendore unico al mondo che ancor oggi tutto conoscono (rispetto alla grandezza, è forse la città turistica maggiormente visitata), le campagne si riempiono delle ville del Palladio e la pittura, per circa quattro secoli, fa una decisa concorrenza alle capitali artistiche del nord, come Milano, Ferrara, Mantova, Bologna, Vicenza, o del centro, quali Firenze, Siena, Perugia, Roma. In più, la cosiddetta scuola veneta che si estende, come già detto, dal XV al XVIII secolo, offre una propria originalissima versione degli stili predominanti in tutta Europa e inventati per lo più a Firenze (rinascimento) e Roma (barocco). Resta però arduo trovare tratti comuni in pittori lontani fra loro nel tempo, nell’estetica, nel sapere, nella tecnica, benché le calde tonalità cromatiche siano una predominante rintracciabile dal fiammeggiante Niccolò di Pietro all’illuminista Alessandro Longhi.
L’esposizione Da Bellini a Tiepolo presenta quindi una cinquantina di opere, soprattutto a olio su tela (ma non mancano quattro tempere e un pastello), di pittori illustri: in ordine cronologico (come appaiono anche nel bel catalogo edito dal Forte di Bard e curato, come la mostra, da Vittorio Sgarbi e Gabriele Accornero), di solito con un quadro a testa, ci sono, ad esempio, Niccolò di Pietro, Giovanni Bellini, Jan Gossaert (Il Mabuse), Palma il Vecchio, Tiziano, Dosso Dossi, Tintoretto, Palma il Giovane, lo Scarsellino, Bernardo Strozzi, il Domenichino, Carlo Loth, Luc Giordano, il Piazzetta, Pietro Longhi, Rosalba Carriera, il Tiepolo e Allessandro Longhi. Ritratti e paesaggi, scene tratte o ispirate al Vecchio e al Nuovo Testamento, alla mitologia classica, alla vita quotidiana, motivi immaginari e bucolici, sono i soggetti più frequenti in quadri che vanno dal piccolo al grande formato. Ce n’è per tutti i gusti, insomma. La novità maggiore della mostra Da Bellini a Tiepolo riguarda però la provenienza delle opere, essendo allestita con elementi della Collezione d’Arte dell’Accademia dei Concordi di Rovigo a Palazzo Roverella: si tratta di una raccolta straordinaria per un museo poco noto al di fuori del Veneto, e in una città scarsamente turistica; in tal senso l’iniziativa del Forte di Bard rappresenta una duplice occasione: la prima è quella di vedere la mostra in sé (con annessi e connessi), la seconda, di rivederla dal prossimo autunno nel contesto originario – appunto Rovigo -, cogliendo l’occasione di visitare una città che riserva anche molte sorprese a un intelligente turismo culturale.

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