Perché di questo si tratta. 9.

Stelle
B) I personaggi di Stelle sono colti su di una soglia critica della loro vita. Mentre alcuni si trovano costretti a fare i conti con un fallimento o un inciampo che investe e mette sottosopra la loro esistenza e i loro progetti, altri si scontrano con gli spazi esigui che la realtà mette a disposizione per la realizzazione di aspettative e speranze. Da qui parte una riflessione sull’esistenza, sulla solitudine, sulla difficoltà di accettare e dare un senso alla sofferenza e ai propri limiti, ma anche sulla ricerca della felicità. E loro sono lì, o forse sarebbe meglio dire noi siamo lì, in bilico tra la concretezza fragile del quotidiano e il bisogno, a volte inconscio, di spingersi oltre, verso un qualcosa che la ragione con i suoi limiti non permette di abbracciare, anche perché ritenuto non necessario.

F) Esatto: è la soglia sulla quale l’uomo s’interroga e cerca una risposta. Giovanni Paolo II scrisse, con Vittorio Messori, un libro intitolato Varcare la soglia della speranza: è una bella immagine per dire che la vita è questo stare qui o lì, è una questione di opzioni fondamentali, e restare neutrali priva di certezze, sprofonda nel baratro del nulla. La scienza ha dimostrato che ciò non rientra nel razionalizzabile, che la coscienza risiede non tanto in un’idea, quanto in un grumo di emozioni: la voglia di vivere, di amare, di compiere il salto della fede, per un discepolo di Cristo.

B) Stelle mi sembra anche un romanzo sull’incomunicabilità. I suoi personaggi si sfiorano ma non si incontrano – se per incontro intendiamo una scomposizione e successiva ricomposizione dell’essere -, si parlano ma non si ascoltano. Potrebbe sembrare un paradosso visto che viviamo nell’era della comunicazione.

F) È anche una denuncia dell’incomunicabilità nell’epoca dei social network, che considero un modo per essere soli nella folla. Attingere alla personalità profonda è l’unico modo per incontrare l’altro: se non trovo me stesso, come trovare quello che per me è un estraneo? Le scorciatoie non pagano. Bisogna ricominciare da capo, con coraggio: e il cristiano è uno che ogni giorno ricomincia, che non si stanca mai di mettersi in cammino.

B) Alcune pagine sono soffuse di misticismo e erotismo. E il linguaggio erotico è peculiare della mistica, in particolare della mistica delle visioni.

F) In un romanzo, lo scrittore fa i conti con il proprio mondo, nella sua totalità: Jung parla di Ombra, e dimostra di sapervi guardare fino in fondo. L’amore, com’è noto, ha almeno tre strati di realtà: l’eros, la philia e l’agape. La spiritualità cristiana è tentata sempre di mettere tra parentesi qualcosa, ma credo sia un errore. Come dici, l’esperienza mistica è legata alla sessualità; tra estasi mistiche ed orgasmo non mi pare ci sia molta differenza. Nell’arte, basti pensare alla statua di Santa Teresa del Bernini.

B) Nel racconto Rose, contenuto nella raccolta Prê(re) à porter, scrivi: “Dio è uno che lancia rose a vuoto, disposto ad accettare la nostra indifferenza. Il prete, figlio di tanto Dio, deve fare lo stesso. Riempie il mondo di rose, a volte inutilmente”. Da queste parole si intuisce anche la sofferta impotenza di colui che, per il ruolo che ha, dovrebbe saper trovare la chiave per comunicare l’incomunicabile. Si può comunicare un’idea del divino, ma un’esperienza diventa quasi impossibile farlo, dal momento che coinvolge l’individuo nella sua totalità e unicità. Mi sembra che la consapevolezza di questa impotenza permei le pagine di Stelle.

F) Non c’è niente di più difficile che comunicare un’esperienza trascendente. Esiste un alfabeto dello Spirito del tutto sconosciuto alla gran massa della gente. Nelle omelie, la fatica maggiore è tradurre i contenuti in un linguaggio comprensibile all’assemblea domenicale, che spesso è priva delle basi più scontate e elementari. È una sfida che raccolgo pensando all’esempio di Gesù. Lui parlava del Regno utilizzando immagini comuni: greggi e pastori, amministratori disonesti, vigne, tesori, contadini. Ha dimostrato che chi vuol farsi comprendere, alla fine ci riesce.

B) Flannery O’Connor scrive: “A me sembra che ogni buon racconto parli di conversione, di come cambia un personaggio”.

F) Nella fede, spesso, c’è un equivoco: si pensa che basti ascoltare la Parola, frequentare culti e riti, compiere le cosiddette buone azioni. Tutto questo può lasciare le cose come prima. La fede autentica è permettere che Dio irrompa nella storia: allora si può star sicuri che qualcosa cambierà. Nel romanzo è lo stesso: se l’autore non è uno scribacchino, è orientato al cambiamento.

4 pensieri su “Perché di questo si tratta. 9.

  1. “UN’ESPERIENZA TRASCENDENTE”
    Gesù, Dio celato, parlava di primizie divine in forma di parabole in attesa di dire senza parole, in un linguaggio sublime cose sublimi, nella pienezza di altri tempi. “So ben distinguere io/ la tua voce../anche non udendola mai”, voce che si adegua alla mia deficienza ma dice in fulgore di fuoco, di Te: la Luce, il Verbo, la Verità. Non si può abbracciare la Verità: Verità è Dio che attraversa il suo pensiero, lo si può percepire nel silenzio per quanto è concesso alla miseria della natura umana e alla sua possibile fruizione dell’Infinità.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...