BRUNO VALLEPIANO, “OSCURI PERCORSI”: UN ESTRATTO

Da Bruno Vallepiano, Oscuri percorsi, ed. Araba Fenice

Oscuri_Percorsi

Cap. 1

-Eccome se lo conosciamo. Voglio dire io e mio marito. Lo conosciamo benissimo…-
-E non avete idea dove sia adesso?-
-Eh no, questo no. Ci ha parlato di qualche parente. Sapete, aveva anche questa gamba che gli dava fastidio.-
-Fastidio?-
-Sì, sì zoppicava. Aveva questa gamba un po’ …-
L’ispettore Matteo Tarditi, nel pieno della sua funzione investigativa, prendeva appunti mentre chiedeva informazioni alla donna, annotando di tanto in tanto qualche parola su un piccolo notes coi fogli a quadretti.
-Un po’?
-Ma sì non so come dire. Zoppicava, aveva una gamba con un difetto credo; oppure gli faceva male. Che ne so? Non gli ho mai chiesto. Non è mica simpatico chiedere a qualcuno per quale motivo stia zoppicando, insomma…-
-Abitava qui da molto tempo?-
-C’è stato due anni. Sono veramente dispiaciuta che se ne sia andato, sa. Persone così non se ne trovano molte. Ora chissà chi ci verrà ad abitare qui…-
La signora Maria Rosa era appoggiata alla recinzione del piccolo giardino ed intanto che parlava con Matteo guardava la sua collega, che stava sbirciando nel cortile della casa accanto, l’ultima di una serie di villette a schiera contraddistinte solo da tinte pastello di varie tonalità, ma praticamente identiche nella struttura.
-Ispettore, non che io non mi fidi eh. Lei ha la faccia di uno per bene, ma come faccio ad essere sicura che voi siete veramente della polizia?-
-Ha ragione signora, non ci ho pensato prima, mi scusi.- disse Matteo estraendo dalla tasca del giubbotto la tessera della Polizia di Stato e mostrandola all’anziana signora. -Anche lei- e aveva fatto un cenno in direzione di Erika Astolfi- anche la mia collega è una poliziotta.-
Erika aveva visto la scena e, sfoderando un ampio sorriso, si era avvicinata ed aveva mostrato anch’essa il distintivo.
-Fa bene signora ad essere un po’ diffidente, coi tempi che corrono…-
-Vi posso offrire un caffè?- aveva detto la donna facendo scattare la serratura automatica del cancello.
I due si erano scambiata un’occhiata, poi Erika aveva annuito.
-Perché no…-
Erano entrati nel tinello mentre la donna scostava due sedie infilate sotto una tavola tonda coperta da un enorme centrino fatto all’uncinetto, per farli accomodare.
In mezzo alla tavola c’era un ingombrante vaso di Capodimonte che conteneva un mazzo di rose finte; quella stanza, nel suo insieme, sembrava un negozio di souvenir.
Ogni ripiano, ogni spazio piccolo o grande sovrabbondava di ammennicoli di ogni tipo la cui gamma spaziava da un modello della torre di Pisa ad una terribile collezione di nanetti variopinti passando attraverso tutto ciò che di più kitsch poteva esistere.
La donna era andata in cucina ad armeggiare con la macchinetta del caffè e i due si erano scambiati uno sguardo sbigottito.
Erika si era alzata, avvicinandosi alla credenza dov’era il massimo concentramento dell’esposizione. Erano quasi tutti souvenir con l’indicazione di qualche località. Una marmotta di pelo proveniente da Cervinia, una cornicetta di conchiglie targata Rimini, una statuetta della Regina d’Inghilterra, che salutava con la mano, proveniente da Londra, un orologio a cucù montato su una specie di molla che lo faceva ondeggiare arrivava dalla Svizzera, e così all’infinito.
La donna era tornata col caffè ed aveva depositato il vassoio sulla tavola.
-Questo ce lo aveva regalato lui …- aveva detto mostrando una sfera di vetro con all’interno una miriade di pesciolini variopinti.-
-Lui, intende Giuseppe, il vostro ex vicino? –
-Sì certo. É di lui che siete venuti a chiedere, mi pare…-
-Oh, certo- fece Erika senza riuscire a nascondere una vena di sarcasmo- e chissà da dove arriva questo bell’oggettino?-
-Era andato in costa azzurra, a trovare qualche parente, credo. É stato molto gentile ad avere un pensiero per noi…-
Erika aveva rivolto uno sguardo complice a Matteo.
-E si ricorda anche quando è successo?-
La donna dopo aver pensato un po’ aveva azzardato una data.
Altra occhiata. La data coincideva.
-Signora- aveva chiesto Matteo sorseggiando il caffè -Ci racconti un po’ di questo Giusè…-
-Ma non sarà mica successo qualcosa di grave… spero proprio di no.- disse lei con un velo di preoccupazione sul viso, mentre si sedeva di fronte ai due poliziotti.
-A lui non è successo nulla, però lo dobbiamo trovare perché ha informazioni che per noi sono molto importanti e sembra sparito nel nulla.-

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