Provocazione in forma d’apologo 294

“Vecchio, che fai?” una voce mi fa sobbalzare, ed alzo lo sguardo su un giovane con una maglia senza maniche coperta di scritte, le braccia coperte di tatuaggi e i canini rivestiti di metallo che mandano lampi alla luce della lampada sulla mia scrivania.
“Come, che faccio? E tu, come sei entrato?”
“Non cambiare discorso.”
“Io come vedi sto scrivendo, esattamente la Provocazione in forma d’apologo 294.”

“Bravo, vedo che ti accontenti.”
“Come sarebbe? Senti un po’, non ho tempo per cianciare con chi non so nemmeno chi sia e come sia entrato nella mia casa.”
“Chi sono e come sono entrato qui non c’entra, il fatto è che tu sei ben seduto.”
“Sono seduto infatti. In questo momento. Ma fra due minuti mi alzo e riprendo a vivere la mia giornata da infarto.”
“Seduto, seduto sempre. Mi hai capito benissimo. Scribacchi, vivacchi.”
“Cosa dovrei fare? Intanto per andare in giro conciato come te, per fare quello che penso faccia tu, l’età non ce l’ho più da un pezzo. E poi scrivo, sì, è quello che faccio da quando ero giovane e che credo di saper fare meglio. E adesso non venirmi a dire “Figuriamoci il resto” altrimenti mi arrabbio davvero.”
“Non te lo dico perché non so come scrivi, non ho mai letto quello che scrivi e non me lo sogno nemmeno. Il fatto è che scrivi. In rete.”
“Anche in rete, sì. Ebbene?”
“Ti piace?”
“Ma che domande! Dicono che l’aria sia inquinata, anzi lo è senz’altro, qualcuno si chiede mai se gli piaccia o se potrebbe respirare altro o addirittura imparare a fare a meno di respirare?”
“Posto che il paragone regga.”
“Posto che il paragone regga. E a te, che con la rete ci sei nato, la rete piace?”
“Qui non si parla di me. E ti considerano?”
“Come chi ha un banchetto con quattro alicette in mezzo a stand con cernie da un quintale e tonni di sei metri.”
“Insomma fai il pesce in barile. Ma almeno ti seguono?”
“Non so. La gente vuole piatti garbati che vadano giù in fretta, i miei sono salati e pieni di lische; e non offro speranze né soluzioni, quindi non vedo perché dovrebbero farlo.”
“Ma non eri un poeta? E non si diceva che i poeti sono i nascosti legislatori del mondo?”
“Una volta, e un giorno magari sarà di nuovo così. Al momento si sta tutti nascosti, in bella o brutta evidenza. Tutti, mica solo i poeti. Più che pesci in barile, paguri bernardi in fondali melmosi. Per quanto mi riguarda, meglio passare la mano.”
“E allora?”
“E allora che? Chi sei tu per farmi queste domande?”
“E chi sei tu per non risponderti? D’altra parte ti sei risposto, sgusciando e contorcendoti come un’anguilla ma altroché se ti sei risposto. Ciao nonno, adesso me ne vado. Nonno avvisato mezzo fregato.”
E pluf, l’istante prima c’era e adesso non c’è più. Resto un po’ lì come il cefalo che sono. Mezzo fregato, già, dev’essere proprio così, il cervello sta girando per conto proprio come nel tentativo di recuperare una maionese impazzita.
Riabbasso lo sguardo sul foglio. La Provocazione in forma d’apologo 294 mi sta tutta davanti, praticamente si è scritta da sola. Buttare non si butta, è fuori discussione. Per le eventuali prossime vedremo.

4 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 294

  1. rimaniamo in disparte (anche i poeti o presunti e potenziali) in attesa di ghermire la nostra preda nella triste realtà!
    Per rispondere alla tua provocazione posso aggiungere che ci sono più poeti di quanta la stessa poesia può esprimere. Forse perchè la poesia non scorre sullo schermo e neanche sulle riviste patinate, ma per strada, e t’accorgi d’averla incontrata soltando dopo che ti ha colpito, indipendentemente se se oppure no un poeta.
    A volte può anche essere una “complessa” provocazione!

    Un saluto
    Francesco

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  2. Caro Francesco,
    le cose non sono mai semplici, semplificare può essere disonesto quasi quanto creare complicazioni artificiose.
    Grazie per le tue osservazioni e un saluto,
    Roberto

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