73. Alla ricerca del senso perduto

da qui

La perdita dell’unità dell’essere è la grande malattia dell’uomo moderno ed è la fonte delle maggiori depressioni che colpiscono i giovani d’oggi, perché perdendo l’unità di se stessi si perde il senso della vita.
Da che dipende un simile processo? E’ noto come, col Rinascimento, si registri un abbandono dell’universo simbolico unitario che aveva ospitato l’uomo fino al Medioevo. Ciò significa il distacco dai punti di riferimento che permettono di collegare realtà molto diverse, personali e materiali. La fede in Dio, nella sua provvidenza, in un ordine riconosciuto di fatti e valori, viene progressivamente soppiantata da idee differenti di socialità, che si avvitano in spirali d’individualismo sempre più sfrenato. L’oggettività lascia il posto a un punto di vista arbitrario che si pone (o contrappone) di fronte alle altre prospettive, ugualmente precarie e insufficienti. Ciò si riverbera nell’arte: tanto nitida e plastica nel richiamo a valori universali, fino al Medioevo, quanto ferita, lacerata, alienata, portatrice di angoscia e di disarmonia nel contesto moderno, contemporaneo e postmoderno: l’uomo è straniero a se stesso e al suo contesto, rifratto in mille schegge che impediscono ti cercare o ritrovare una utopica unità dell’essere. La persona è sola, priva dello specchio che è Dio, di cui ha perso l’immagine e la somiglianza, insieme con la possibilità di riconoscersi in un altro e nell’Altro. Lo spaesamento e la vertigine del vuoto spingono alla ricerca di altri simboli, che però sono lampi nel buio, incapaci di rasserenare e fornire un qualsiasi orientamento al cammino della vita. L’individuo isolato si aggira in labirinti senza fine, il cui sbocco, dopo tanto vagare, è quasi sempre il nulla. L’universo simbolico unitario permetteva all’uomo di cogliere le infinite sfumature di ogni segno esteriore, di rifletterne la ricchezza e lo spessore inesauribile in linguaggi e messaggi che contribuivano a fare del mondo un tesoro da scoprire ogni giorno, con stupore. L’intelligenza tecnologica contemporanea ha respinto o perduto la capacità di collegare, di mettere insieme, che è propria di uno sguardo in grado di abbracciare e contemplare la realtà. Isolamento, egoismo, aridità: segni di un’umanità divisa in sé stessa e dagli altri che cerca un’illusoria soluzione nella solitudine affollata dei mass media, in cui, come ha scritto Calvino, non c’è più nessuno che ascolti nessuno, anche se tutti fingono di farlo, in un delirio egocentrico destinato a scontrarsi con la constatazione del fallimento esistenziale. L’universo privo di Dio rimanda un suono metallico e stridente, che turba le notti insonni dell’uomo che ha perduto l’unità, la verità, l’amore. La soluzione può trovarsi solo in una rinnovata possibilità di collegare l’io al mondo, la coscienza alla realtà.

7 pensieri su “73. Alla ricerca del senso perduto

  1. Spesso ci facciamo ingannare dallo specchio: lo identifichiamo in quello che ci rimanda addosso la nostra immagine così com’è piuttosto che assimilarlo nell’altro, che riflette il nostro modo di essere, con le nostre movenze, comprensive di errori e buoni gesti, tutti quello che da soli non riusciremmo mai a capire..

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  2. Specchio

    Ed ecco sul tronco
    si rompono gemme:
    un verde più nuovo dell’erba
    che il cuore riposa:
    il tronco pareva già morto,
    piegato sul botro.
    E tutto mi sa di miracolo;
    e sono quell’acqua di nube
    che oggi rispecchia nei fossi
    più azzurro il suo pezzo di cielo,
    quel verde che spacca la scorza
    che pure stanotte non c’era.

    Salvatore Quasimodo

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  3. LO SPECCHIO
    Bellezza è Dio che specchia sè nel suo abisso divino che ha nome “Verbum, riferito alla Veritas e Imago, riferito alla Pulchritudo”.
    Nel tempo è la Buona Novella incarnata, perchè Verità incarnata: “tutto quello che si dice è uscito da Te, tutto quello che si pensa è uscito da Te” e Bellezza incarnata, perchè immagine del Dio invisibile.
    Gesù, nella persona del Verbo, anche sulla croce e nella morte, è essenza di divina Beltà.

    Che mi specchi in Te, che in Te mi rimiri, Amore e Tu rapisci questa mente sviata, questo spirito ottenebrato, questo corpo lebbroso, nell’amore tuo, perchè persa la tua immagine e somiglianza ho “perso la possibilità di riconoscermi in un altro e nell’Altro”.
    Cercarti finchè ti fai trovare? quanto manca ancora!
    Tu che ti fai trovare da chi non ti cerca, raggiungimi presto e tutto intero permanga in Te quello che era tuo e che ricomprasti, svenandoTi: sacramento di redenzione.
    IL tuo amore è un divino segreto, nessuno e nulla potè contro l’Amore che non conosce la resa.

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  4. Perdere unità, essere diviso in due tra il giusto e ingiusto che ti fa piacere di fare anche se lo sai che dopo devi pagare le conseguenze dei tuoi sbagli ( sperando che ti cavalchi in qualche modo).

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