Giacomo Sartori, “Rogo”

sartori_rogo_coverGiacomo Sartori, Rogo, CartaCanta – I Cantastorie, 2014, pp. 199, euro 14,00.

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di Andrea B. Nardi

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Bruciano le parole di Giacomo Sartori, nonostante siano di ghiaccio. L’ambivalenza è segno di questo romanzo, in forma e in merito. La scrittura, da un lato, colpisce acuta, schegge di brace ustionanti, secca e potente; le immagini, dall’altro, evocano cime nevose di freddo e desolazione, frustate da venti gelidi fin nell’anima. Così le storie, sospese nell’ambigua esperienza della maternità, oscillano fra entusiasmo e disperazione, bulimia e vomito, dolcezza sognante e incubi neri. La struttura s’impernia su tre personaggi femminili, tutti coinvolti nel rogo della gravidanza, ognuno a modo proprio, ognuno col suo destino mai coincidente con le aspettative.


La capacità di Sartori, un maschio, d’interpretare le fiamme femminili, per di più durante la gestazione, è stupefacente. La sua bravura riposa non solo sull’immedesimazione di coscienza, ma anche – e, forse, soprattutto – nella resa tecnica, in cui sarebbe bastato poco per tracimare nel troppo, nel pesante, nel fastidioso; invece Sartori vi aleggia sopra senza mai caderci dentro, poetando con le sensazioni di queste donne, sorvolando sui loro abissi, identificando perfettamente i pericoli dell’avere una vita nuova dentro a sé, lastrone di ghiaccio su cui un nulla può condannare alla fine. Da salita a precipizio, da nascita ad aborto.
Toccante nei sentimenti, questo romanzo è un esempio di scrittura matura, dolce e crudele, consapevole e capace. Un raccontare intelligente.

 

 

 

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