Perché di questo si tratta. 12.

papiro
B) Il Vangelo come non l’avete mai letto, (2014), si divide in due parti: una prima più esegetica, dove a parlare è lo studioso di Sacra Scrittura e una seconda dove l’esegesi lascia il posto al racconto. Nella seconda parte del libro procedi per immedesimazione, una tecnica che ricorda quella precedentemente utilizzata in Nessuno è più importante di te, e le voci dell’autore e del protagonista spesso si fondono in un’unica voce.

F) Credo sia l’unico modo efficace di leggere il vangelo. Prima o poi bisogna entrarci dentro, superare le barriere del tempo e dello spazio, ritrovarsi a tu per tu con il Maestro, interrogarlo, lasciarsi interrogare, compromettersi con Lui nella più grande avventura che un essere umano possa vivere.

B) Nel libro, ancora una volta ti affidi a quella quotidianità del vivere che, più dei fatti eclatanti, sembra rivelarsi chiave per comprendere la vicenda evangelica. A pag. 140 scrivi: “C’è un punto in cui si può verificare quanto il Vangelo sia entrato nella vita: è la concretezza del giorno dopo giorno, gli atti minuscoli seminati ogni momento nella nostra esperienza quotidiana”.

F) Qualcuno ha detto che la straordinarietà di Gesù non sta nella sua divinità, ma nell’umanità. Sono d’accordo. Se facciamo l’errore di molti testimoni di quel tempo – cercare segni, miracoli, prove inconfutabili del soprannaturale – rischiamo di tornarcene delusi. Se invece cerchiamo il dono quotidiano che Gesù ha fatto di sé, il seme nascosto capace di morire nella terra, allora c’è speranza di cambiare per sempre il nostro cuore.

B) In alcune pagine ti soffermi sulle modalità d’ingaggio, diciamo così, degli apostoli, ponendo l’accento sull’originalità di questo arruolamento guidato da un unico criterio: la fiducia. Gesù non si circonda di esperti di dottrina, di potenti, ma di persone perlopiù rozze e ignoranti, povere, che non capiscono mai quello che dice e la cui fede è alquanto traballante. E sappiamo anche che alla fine qualcuno lo tradirà, qualcun altro lo rinnegherà, altri al momento dell’arresto scapperanno via lasciandolo solo.

F) È curioso come Gesù abbia evitato accuratamente di prendere, tra gli intimi, scribi, farisei o sommi sacerdoti. Sembra propenso a scartare gli uomini del nomos, della legge, troppo chiusi negli schemi per poterlo accogliere davvero. Il vangelo è per i piccoli, gli ultimi, che non sono attaccati con tutta la forza alle loro convinzioni. Il segreto della vita è perdere: figuriamoci quanto Dio possa attecchire in una società fondata sul profitto.

B) Nel libro sostieni che, per un credente, la preghiera dovrebbe essere esigenza vitale, al pari di respirare, bere, mangiare, e scrivi: “Pregare, insomma, per vivere, perché lo spirito non resti soffocato da ciò che gli è contrario”.

F) La vita è preghiera, affidarsi a qualcun altro, fin dalla nascita. L’illusione dell’autosufficienza è il dramma di chi sceglie se stesso anteponendosi all’alterità, che è l’unico senso plausibile dell’esistenza. Oggi tornano di moda concezioni olistiche, che con l’onda anomala della specializzazione si erano smarrite. È il tutto la misura della vita: ed esso si può attingere soltanto nell’esperienza del mistero, di una preghiera fiduciosa.

B) La parola, così importante per chi ne fa strumento privilegiato di comunicazione, come nel tuo caso. Maria Zambrano scrive: “la parola nasce quando c’è pace e riposo e quando non si cerca, quando si è saputo aspettare pazientemente, poiché in fin dei conti, è un dono del cielo. Un modo di invocarla e non di meritarla, dal momento che nessuno la merita, è il silenzio, quello vero, quello interiore, quello che porta l’ordine e la calma in tutto. Quel silenzio in cui la parola si mostra silenziosamente. In esso si sente l’essenza senza nome del reale, e da quel luogo si ama tutto ciò che è reale, persino ciò che ferisce”.

F) Tutto il mio lavoro pastorale nasce dall’ascolto della Bibbia. Salomone, quando Dio gli concede di esprimere qualunque desiderio, chiede un lev shomea, un cuore che sappia ascoltare. San Paolo dice che la fede nasce dall’ascolto. Quando Dio si manifesta a Elia, si fa trovare in una qol demama daqqa, una voce di silenzio sottile. Sono dimensioni inseparabili, perché hanno tutte a che fare con la relazione. “Non c’è più nessuno che ascolti nessuno”, scrive Italo Calvino: è il vero dramma della nostra epoca.

B) La storia che racconti si ferma prima della passione, morte e risurrezione di Gesù, anche se nel corso della narrazione vi accenni per lampi e visioni. Alla fine il lettore rimane da solo davanti a una soglia, oltre la quale per alcuni c’è il mistero, per altri il niente. A questo punto ci sarà chi farà un passo avanti per oltrepassarla, chi rimarrà sulla soglia indeciso sul da farsi, chi tornerà indietro, ugualmente soddisfatto perché ha ascoltato una bella storia (e anche questa non è cosa da poco).

F) L’errore più grande che si possa commettere, nel trasmettere la fede, è farne una dottrina. La Bibbia è un racconto: solo così può coinvolgere il lettore, che non può evitare di essere preso e sorpreso dall’intreccio, come Bradamante nel finale del “Cavaliere inesistente”. Dio non ci annoia con sistemi di pensiero, ma ci affascina con l’arte narrativa: “un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico”. E già ti vedi lì, davanti ai bivi della vita, alle scelte che saranno, un giorno, le tue scelte. Il vero padre dei racconti lo troviamo nei settantatré libri della Bibbia. E quando ti sei fatto afferrare, diventa difficile staccarsene.

FINE

4 pensieri su “Perché di questo si tratta. 12.

  1. L’arte di perdere

    L’arte di perdere non è difficile da imparare;
    così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
    di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
    Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
    delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
    L’arte di perdere non è difficile da imparare.
    Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
    luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
    Nessuna di queste cose causerà disastri.
    Ho perduto l’orologio di mia madre.
    E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
    L’arte di perdere non è difficile da imparare.
    Ho perso due città, proprio graziose.
    E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
    Mi mancano, ma non è stato un disastro.
    Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,
    l’arte di perdere non è difficile da imparare,
    benché possa sembrare un vero (scrivilo! ) disastro.

    Elizabeth Bishop

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  2. Guarda come la natura – gli alberi, i fiori, l’erba – cresce in silenzio; guarda le stelle, la luna, il sole muoversi in silenzio… Abbiamo bisogno di silenzio per riuscire a toccare le anime.
    (Madre Teresa di Calcutta)

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  3. “Dio ci affascina con l’arte narrativa”

    Questo è il tesoro nascosto da secoli in Dio: il Verbo incarnato, Gesù, che gronda luce, ogni sillaba un mistero profondo quanto la divinità, bello quanto la divinità, inaccessibile – beata gratuità, ” vertigine dei pensieri/ e poi nessun pensiero/ solo gioia/ pienezza di gioia”, infinite parole il tuo silenzio: un fruscio di grano d’oro in un mare di vento.

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  4. Nel Vangelo, più lo leggi di più scopri qualcosa nuovo.
    Nella vita, più sei aperto di più riesci scoprire le meraviglie della vita.

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