Il gruppo, di Joseph O’Connor

Il Gruppo
di Guido Michelone

Riflessioni sul nuovo romanzo del grande autore dublinese

Il grande romanziere irlandese scrive la sua prima opera narrativa interamente dedicata al rock, presentando una storia di pura fantasia, costruendo a tavolino un immaginario, ma credibilissimo quartetto new wave dal nome The Ships, attivo fra il 1981 e il 1987, composto dai compagni di scuola Fran (voce), Rob (chitarre), dai gemelli Trez (basso e violoncello) e Seán (batteria).
Il libro – con Rob voce narrante in prima persona – si svolge quasi tutto come un lungo flashback, con le vicende a ritroso della parabola artistica di The Ships, perché O’Connor immagina che sia uno dei protagonisti a scrivere le memorie del gruppo: già, Il gruppo, titolo italiano quanto mai azzeccato nell’accezione multipla di rock band di quattro amici che fanno squadra, comportandosi come una vera e propria famiglia, disposta a ogni sacrificio in un mondo crudele, bipolare, strampalato come quello del rock degli Eighties, all’epoca tripartito fra Londra, New York e Dublino, non a caso le città di riferimento dei protagonisti medesimi.
Il romanzo, nella parte memorialistica, si incentra innanzitutto sui tentativi di escalation dei quattro giovani, provenienti dalla piccola borghesia, partiti dalle periferie inglesi e approdati alla ‘grande mela’, per tornare quindi all’ovile. Il libro svela, con realismo e verosimiglianza, le difficoltà incontrate all’esterno dai volonterosi musicisti – ma soprattutto dentro se stessi – nel riuscire a imporre le proprie canzoni. E, forse per la prevalenza delle ragioni individuali rispetto alle lusinghe dello show business, O’Connor si abbandona a descrivere i singoli caratteri, arrivando a quattro ritratti esemplari per altrettante sfaccettate personalità: Rob innamorato, insicuro, imprevedibile, Trez bella, colta, decisa, Seán ottimista e solare, Fran provocatore e narciso, cinico e spietato. Dopo la ‘lunga’ storia degli Ships, l’autore prende in mano la questione ai tempi nostri, nel 2012 (con le Olimpiadi nel Regno Unito sullo sfondo), quando gli ex membri del gruppo devono fare i conti con la Storia (con la S maiuscola) e con la loro storia: gli eventi incalzano sul piano narrativo e, anche solo a riassumerne qualche aspetto, si spezzerebbe l’incantesimo di un racconto che vive sui colpi di scena, dove ciò che appare scontato, logico o previsto dalla mente del lettore, viene sconvolto all’improvviso da una tecnica affabulatoria eccezionale. Morale della favola: se al romanzo si chiede ancora una forte dose di sentimenti profondamente espansi tra i meandri dell’umana commedia, Il gruppo non delude, anzi è una delle fiction meglio raccontate degli ultimi tempi: e, in più, ha il vantaggio di far conoscere quanto stia davanti e dietro alla cosiddetta cultura rock, in un modo così autentico, competente, originale, come solo altri due autori – britannico, l’altro irlandese – sono riusciti a fare, sia pur con differenti argomentazioni: il Nick Hornsby di Alta fedeltà e il Roddy Doyle di The Committements (e del sequel recentissimo La musica è finita).

Cfr.: Joseph O’ Connor, Il gruppo, Guanda, Parma 2015, pagine 372, € 18,50.

Un pensiero su “Il gruppo, di Joseph O’Connor

  1. Lento e dispersivo, poca empatia con i personaggi, direi anche noioso… a mio avviso è un romanzo sopravvalutato. Paragonarlo a romanzi memorabili come quelli di Hornby o Doyle mi sembra azzardato. Ma questo solo il tempo lo dirà!

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