Da “Dove non c’è donna, l’uomo geme randagio”, di don Paolo Ricciardi

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Dove non c’è donna, l’uomo geme randagio

(Siracide 36,27)

Un Percorso attraverso lo Sguardo di alcune Donne della Storia Sacra

Poesie di d. Paolo Ricciardi

Eva, la Madre
Genesi 3

L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì.
Genesi 3,20-21

Da secoli porto il peso della sfiducia originale:
credere nell’Io invece che in Dio.
Da quando mi scoprii nella nudità,
ora non cerco che esser da Lui rivestita.

Eppure, nell’Origine di così tanto Male,
Egli ha seminato ancora e,
nel dolore d’ogni parto, Gen 3,16
ci (mi) ha dato la grazia di procreare.

Ora, ogni volta che un Grembo
si apre,
mi sento “complice” di così straordinario Evento.
E quando, dalla mia stirpe,
una Donna nuova donerà il Figlio,
sarò finalmente libera da ogni peso.

La serpe sarà sotto il suo piede immacolato Gen 3,15
e Lei, per tutti Madre,
per me sarà Sorella.

***

Sarah
Genesi 12 – 23

Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò davvero partorire mentre sono vecchia?”
C’è forse qualche cosa di impossibile per il Signore?
Genesi 18,13-14

Dentro la mia tenda,
dove sono principessa,
giunge l’eco dei viandanti,
che si son fermati al nostro desco.

Tre uomini,
una voce,
che sussurra al mio anziano sposo
e grida al mio orecchio
stanco
di sentire promesse non attuate.

Un Vento, tra le foglie della Quercia,
passa e giunge fino alla mia tenda,
come uno scherzo,
un gioco,
e si confonde con sapori e odori
del pasto che sto preparando:
Tua moglie sarà madre”.

Ride il mio grembo morto
e, mentre sollevo la tenda,
nel loro Sguardo,
mi scopro già guardata, già ascoltata,
finalmente e profondamente amata.
La vecchiaia rifiorisce
in una sorridente giovinezza.

***

Rebecca: “Io parto”
Genesi 24

Chiamarono dunque Rebecca e le dissero:
“Vuoi partire con quest’uomo?”
Ella rispose: “Sì”.
Genesi 24,8

Non posso far altro che lasciar tutto
e partire.
Voglio la Sorgente invece del pozzo.
Voglio conoscere il ragazzo
che è stato legato sul monte, Gen 22
sacrificio mancato,
prova di fedeltà
oltre il possibile umano.

Si può amare Dio più di un figlio?

Io parto.

Voglio conoscerti, Isacco,
amarti più di tua madre.

Voglio vedere tuo padre,
vedere qualcuno
che è visto
da Dio.

***

Lia, la sposa
Genesi 29

Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele.
Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto.
Genesi 29,16-17

Dice che non mi ama,
perché ho gli occhi spenti.
Cos’è che manca
per avere Luce?

Io non l’ho vista nel riflesso del pozzo,
nello splendore dell’acqua.
Non ho avuto neanche una sua lacrima, Gen 29,11
né la fierezza di essere attesa
per sette anni,
come fossero pochi giorni. Gen 29,19-20

Io sono sposa d’inganno, Gen 29,24
immagine e segno di tutte le donne
non amate,
trascurate,
abbandonate.

Che rubano baci e sorrisi,
come fossero oggetti preziosi,
nascosti in qualche angolo del cuore.

***

Sifra e Pua, le levatrici d’Egitto
Esodo 1

Il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua: “Quando assistete le donne ebree durante il parto, osservate bene tra le due pietre: se è un maschio, fatelo morire; se è una femmina, potrà vivere”. Ma le levatrici temettero Dio… Il re d’Egitto chiamò le levatrici e disse loro: “Perché avete fatto questo e avete lasciato vivere i bambini?”. Le levatrici risposero al faraone: “Le donne ebree non sono come le egiziane: sono piene di vitalità. Prima che giunga da loro la levatrice, hanno già partorito!”. Dio beneficò le levatrici… E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una discendenza.
Esodo 1,15-21

Un filo rosso lega
tutte le donne del mondo,
bimba mia.
Non ce n’è una che non senta
la Bellezza e il Grido della Vita.

Noi siamo qui,
quando le acque si rompono,
quando i dolori si acuiscono,
quando i respiri si affannano…
Noi siamo pronte,
noi siamo ponti
che portano alla Luce.

Nessuno può dirci di non farlo,
neanche Faraone.

Perché Vita vince sempre su ogni “no”,
Vita non è schiava di nessuno
ed acque nuove si romperanno ancora.

Rosso il filo che ci lega, bimba mia,
Rosso il mare di tutte le acque del mondo
che si romperanno ancora,
per permettere a figli, fratelli, nipoti
di Passare.
Liberi.

*** Es 14

Betsabea
2 Samuele 11

Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: “È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Ittita”. Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Ella andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla sua impurità. Poi ella tornò a casa. La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: “Sono incinta”.
2 Samuele 11,2-5

So che sei fedele a me
ed al tuo re,
fino a morirne, Urìa.

Conosco la tua onestà,
e ora conosco il re,
che il mio corpo ha accolto
senza pensarti.

Lui non è più
il ragazzo che ha sfidato il gigante,
non il cantore di salmi di lode,
non il pastore conquistatore di monti.

È un uomo stanco
che manda in guerra te,
al posto suo.
Che cercherà Misericordia,
mentre io la chiedo a te, Urìa.

Pur nell’abisso del tradimento,
nella morte innocente e nel suo tormento,
il suo Signore ricolmerà il mondo
di perdono
e Vita.

Tra la fionda e la spada,
la cetra abbandonata
riprenderà a vibrare.

***

Giuditta
Giuditta 8 – 16

Giuditta, fermatasi presso il letto di lui, disse in cuor suo: “Signore, Dio d’ogni potenza, guarda propizio in quest’ora all’opera delle mie mani per l’esaltazione di Gerusalemme. È venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio progetto per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi”.
Avvicinatasi alla sponda del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: “Dammi forza, Signore, Dio d’Israele, in questo giorno”. E con tutta la sua forza lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa.
Giuditta 13,5-8

Lodata sarò sempre
da tutte le donne,
per averle riscattate.
Temuta sarò da ogni uomo
illuso di vincer con la spada.

Il mio gesto – staccar la testa di Oloferne –
non fu violenza.
Fu un taglio netto alla Paura,
fu la rivincita della Bellezza.
È la certezza del trionfo del Bene,
il coraggio femminile di ogni tempo.

Perché solo occhi di donna sanno far perdere la testa,
rivelando ad ogni uomo la sua vulnerabile natura.

Perché è di donna l’odor di primavera,
di donna il grembo della tenerezza,
di donna il seno che ci allatterà ancora.
Di donna le vere lacrime d’ogni amore,
di donna il fascino che ci atterrisce,
di donna il sorriso e la ruga che ci avvolge.
Di donna il dono originale
che fa sì che l’uomo non sia solo.

Se un giorno Dio scenderà dal cielo,
ad Una di noi
dovrà chiedere il permesso.

I testi sono tratti da
Dove non c’è donna, l’uomo geme randagio, Un percorso attraverso lo sguardo di alcune donne della storia sacra. Quadri di Lorella Cecchini, Poesie di don Paolo Ricciardi.

4 pensieri su “Da “Dove non c’è donna, l’uomo geme randagio”, di don Paolo Ricciardi

  1. State molto attenti a non far piangere una donna: poi Dio conta le sue lacrime!
    La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai suoi piedi perché debba essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale… un po’ più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata.
    Torah Talmud

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  2. Apprezzo quest’opera che mi piacerebbe leggere! Belle anche le illustrazioni che ho potuto vedere nel link! Complimenti!!
    Anch’io ho scritto un testo su Rut che fa parte di un oratorio laico “Un sandalo per Rut” di autori vari e curato da Abele Longo. Allego il testo e il link. Sarebbe bello in occasione del giubileo organizzare una lettura dedicata alle donne della Bibbia!!?
    Un cordiale saluto,

    Rosaria Di Donato

    https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/s=un+sandalo+per+rut&submit

    Rut

    da nero velo di precoce vedovanza
    avvolto il corpo custodisce pensieri
    germogli di spighe nuove al sole
    anelanti lungo corsi d’acqua

    in questo deserto che fare senza
    più legami sola nell’oblio di giorni
    muti scanditi da silenzio assordante
    cerbiatta inchiodata al vuoto esistere

    un vortice un’idea di grazia mi inebria
    ecco già l’orizzonte compare altrove
    in terra straniera coltiva il futuro
    lontano da qui nel paese di Abramo

    che patria non è dove nasciamo l’approdo
    piuttosto a un vivere giusto Naomi verrò
    con te la legge del tuo popolo sarà la mia
    il Dio dei patriarchi provvederà

    Rosaria Di Donato

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