IN/SOFFERENZE LEOPARDIANE: Viaggio a Recanati e visione del film di Martone

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di Max Ponte

LA CASA MUSEO DEL POETA E I SERVIZI
Quest’estate ho avuto modo di entrare nell’universo leopardiano contemporaneo. Di ritorno dal Festival della Poesia di San Benedetto del Tronto mi sono fermato a Recanati. La località è presentata come “Città della Poesia”. Abbiamo seguito il percorso di un normale turista interessato alla figura del sommo poeta. La visita interna al palazzo della famiglia Leopardi si è rivelata abbastanza deludente, troppo breve per un luogo di tal prestigio. La piccola mostra temporanea sottostante, dedicata ai libri della collezione leopardiana, non ha destato impressioni migliori. L’allestimento in alcuni punti si è rivelato precario (un intero pannello sporco o consumato al termine della mostra).

Usciti dalla visita, erano le 15 circa di martedì 28 luglio, siamo andati alla ricerca di un luogo dove pranzare, nelle vicinanze. Il ristorante davanti all’ingresso del palazzo, l’Osteria di via Leopardi, aveva già chiuso la cucina e il cameriere ci fa capire che non c’è nulla da mangiare, neanche un panino. E non siamo certo in un periodo di grande affluenza. A questo punto ci aggiriamo come lupi famelici, trovando vari locali chiusi; un passante ci consiglia un agriturismo che risulta sbarrato e scendiamo vicino al parcheggio, trovando finalmente un bar aperto. Il locale nel quale ci rifugiamo si trova all’ingresso della città e assomiglia ad un circolo, ma sono molto gentili e disponibili, si chiama “L’Infinito Caffè”. E dopo una piadina con Chinotto, saliamo a vedere anche il Colle dell’Infinito.

Ci addentriamo anche nel centro cittadino finalmente. Recanati è una città pulita e ordinata, ma non ci pare votata all’accoglienza né adeguata a ricevere veramente il turista. Di poesia pensavamo di trovare molto di più. Sarebbe stato bello essere accolti con la lettura di un brano leopardiano, anche breve. Perché non impegnare alcuni ragazzi, durante l’estate, nell’accoglienza poetica del visitatore?

IL GIOVANE FAVOLOSO

Arrivato a casa ho deciso di proseguire il viaggio nel mondo leopardiano vedendo il film di Martone, Il giovane favoloso. L’inizio del film è una schifezza, con Leopardi che emerge come masturbatore accanito e a un certo punto scopro anche un errore del regista. Nei primi minuti trovate un’inquadratura della campagna recanatese dove è ben visibile una strada asfaltata e un’aratura a grandi zolle, da trattore, particolari non esattamente ottocenteschi.

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Il film, con lo scorrere della pellicola, migliora, ma continua a non convincere. Il protagonista pare un degenerato più che un intellettuale e poeta di spicco. La figura del padre Monaldo è troppo scontata, quella dell’amico Ranieri invece mi pare ben delineata.

In ogni caso non voglio esser distruttivo nei confronti di questo lavoro. Se il film è servito a ridestare l’attenzione nei confronti del poeta e della poesia in genere, ben venga. Mi preoccupa però questa mania italiana di adottare come pappagalli termini desunti dai titoli dei film. Dopo la “bellezza” de La grande bellezza, ora “favoloso” viene impiegato per qualsiasi cosa, anche per descrivere un panino nel menù di un locale che troviamo comunque chiuso a Recanati.

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Testi e foto di Max Ponte

4 pensieri su “IN/SOFFERENZE LEOPARDIANE: Viaggio a Recanati e visione del film di Martone

  1. Come sappiamo accogliere noi italiani i turisti non ci riesce nessunooooo! Il problema è che noi siamo italiani non oso immaginare quello che pensano gli stranieri. Bah lasciamo correre!!!

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  2. Recanati non è mai stata una città dall’animo “turistico” e lo dico da persona del luogo. Il film invece, rasenta il pietoso a mio parere.

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