A Giovanni Inzerillo, su Calvino e la musica

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Carissimo Giovanni,
il “Calvino” che mi hai inviato è, come sempre, pieno di sorprese. E questa sorpresa l’hai confezionata ad arte, in un testo che affronta rigorosamente, con piglio filologico, l’avventura calviniana tra le note alte o popolari della musica che, come ricordi nel volume, lo spaventava o lo metteva in soggezione. Tutto ciò, nella fucina candidamente – eppure incisivamente – utopica del Cantacronache, un tentativo abortito ma ugualmente benemerito di desanremizzare la musica italiana. Certo, Calvino è Calvino: e quindi, giustamente, il primo piano tocca alle combinazioni linguistiche e agli effetti sonori, competenza precipua dello scrittore; ma resta il fatto che la musica è stata la “pulce” – come suggerisci fin dal titolo – che ha ossessionato il Nostro, seppure in modo trasversale e – neanche a dirlo – originale. Questa miscela irripetibile spiega come un maestro come Berio abbia potuto restare affascinato dall’idea di una collaborazione a più riprese, dopo aver individuato, in quella calviniana, una delle opere più musicali del Novecento letterario; così come spiega il coinvolgimento profondo di una figura del calibro di Missiroli. Nell’esperienza di Cantacronache confluiscono del resto – come scrivi -, le istanze politico-sociali più vive e vivaci dello scrittore, che riesce a travasare in questa attività “nascosta” la passione e il sogno giovanile di cambiare il mondo. Insomma, Calvino riesce sempre a sorprenderci: e il simbolo che hai scelto per il titolo – quella pulce che viene liberata per sconvolgere la noia che avvolge il mondo -, è l’icona migliore per rappresentare il nostro amato e mai dimenticato Autore.
Un abbraccio e grazie
Fabrizio

Giovanni Inzerillo, La “pulce” musicale di Calvino, Canzoni e Allez-hop, Franco Cesati Editore, 2015.

2 pensieri su “A Giovanni Inzerillo, su Calvino e la musica

  1. SILLOGISMO
    La scrittura è un’ operazione difficile: un’infinità di parole per tradurre l’infinita bellezza dell’anima, per questo la scrittura è bellezza.
    Di Fabrizio, a proposito di Calvino, rimane indimenticabile: “Una trascendenza mancata”.

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