Nel “Buio assoluto” di Remo Bassini

Bassini Remo
Brevi riflessioni sui nuovi racconti dello scrittore cortonese

di Guido Michelone

Remo Bassini è un autore noto ai lettori de La Poesia e lo Spirito sia per gli interventi sia per le recensioni a lui dedicate: è altresì famoso come blogger, ma soprattutto per un’attività di giornalista (iniziata fin da giovane) e di romanziere (di epoca più recente, e forse per questo oggi come oggi assai continuativa) che lo hanno imposto all’attenzione del pubblico e della critica. Infatti, nell’arco di un decennio scarso, alla soglia dei cinquant’anni, pubblica ben otto romanzi: Il quaderno delle voci rubate (La Sesia Editrice, 2002), Dicono di Clelia (Mursia, 2006), Lo scommettitore (Fernandel, 2006), La donna che parlava con i morti (Newton Compton, 2007), Tamarri (Historica, 2008), Bastardo Posto (Perdisa Pop, 2010), Il monastero della risaia (SenzaPatria, 2010), Vicolo del precipizio (Perdisa Pop, 2011). Sette sono i racconti pubblicati in antologia, ai quali vanno aggiunti questi quattro nuovi, riuniti nel volume dal semplice titolo Buio assoluto, che prende il nome da uno dei brani.
In Segreto di famiglia è un baldo procuratore a scoprire le cause di un atroce delitto, in apparenza dettato da un raptus da parte di un medico in pensione verso il proprio nipotino. Il racconto si svolge su tre piani distinti: le conversazioni in tribunale fra procuratore, segretaria, maresciallo; il dialogo tra l’assassino e la giovane assistente sociale; il diario che tiene il padre del bimbo morto.
Nella prima parte del racconto Nel buio assoluto di un bagagliaio due amanti di mezza età consumano i loro rituali erotici nell’auto parcheggiata nel garage sottocasa, battibeccando su come la donna dovrebbe lasciare il marito; nella seconda parte la scena si sposta nella redazione di un giornale, trovando direttore e articolista a litigare sui dettagli di alcuni fatti clamorosi riguardanti gli amanti di cui sopra.
In Non ti scordar di me un anziano cameriere arriva da Genova a Trino Vercellese, chiamato dalla figlia trentenne dell’ex proprietaria della trattoria in cui egli lavorò per alcuni anni: il pretesto sarebbe la visita al locale ormai in disuso, mentre il vero scopo è ricordare una serie di fatti incresciosi di trent’anni prima, evocando i protagonisti di allora, tra cui un misterioso, eccentrico professore.
Nel Padre strano è il figlio a rievocare il rapporto con il genitore che è durato lo spazio di un mattino, nel senso che il reciproco amore si risolve con la scomparsa improvvisa dell’adulto, che il protagonista inseguirà in una ricerca spasmodica, con colpo di scena finale in stile Edgar Allan Poe, preceduto da un’infinità di sorprese dai toni morbosi o drammatici.
Dopo otto romanzi e sette racconti, Remo Bassini pubblica dunque un libro di quattro lunghi brani, che hanno come filo conduttore il buio assoluto di tipo interiore, morale, psicologico a cui si accenna nel titolo. Sono novelle realiste, fatti – nello stile quotidiano dello scrittore vercellese – che sanno di noir e di mistero: c’è sempre qualcuno che indaga sul passato o sul presente di se stesso o di un altro, fino a scoprire tremende verità. Senza svelare alcun finale, si può dire che i racconti si concentrano su casi risolti o insoluti: il principio costante è l’indagine della coscienza e degli umani destini.

Remo Bassini, Buio assoluto, Historica Edizioni, Milano 2015, pagine 139, euro 14,00.

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