Verbo più avverbio

da qui

Molti si chiedono come sia possibile cambiare vita. C’è qualcosa che resiste, dentro, che impedisce di passare all’altra riva, com’è scritto nel Vangelo. E’ come se alla bocca dello stomaco ci fosse un buco nero, un vortice potente che annullasse ogni proposito, e rendesse vana ogni speranza. Alla fine, la persona si sente come un vulcano spento, una fontana secca, una terra inaridita. C’è un segreto per sbloccare il meccanismo, per prendere il largo, come Gesù raccomanda ai discepoli prima della pesca straordinaria nel lago di Genesaret?
Sì, il modo c’è; la formula è verbo+avverbio: accettare umilmente. All’inizio fa male, ma si sa che se il vangelo non fa male non è più vangelo (e quante volte succede, nella Chiesa). Dopo il dolore dell’inizio, si apre un orizzonte nuovo, e finalmente, oltre lo specchio d’acqua, si scorge un altro tratto di terra, un’altra riva: quello che chiamiamo “tu”.

12 pensieri su “Verbo più avverbio

  1. Tutti i tentativi di allontanare
    il cosiddetto calice amaro —
    con la riflessione
    l’impegno frenetico a favore dei gatti randagi
    gli esercizi di respirazione
    la religione —
    sono falliti

    bisogna accettare
    chinare mitemente il capo
    non torcersi le mani
    ricorrere alla sofferenza con misura e dolcezza
    come a una protesi
    senza falso pudore
    ma anche senza inutile orgoglio

    non sventolare il moncherino
    sulle teste degli altri
    non picchiare col bastone bianco
    alle finestre dei sazi

    bere l’estratto d’erbe amare
    ma non fino in fondo
    lasciarne avvedutamente
    qualche sorso per l’avvenire

    accettare
    ma al tempo stesso
    distinguere dentro di sé
    e possibilmente
    trasformare la materia della sofferenza
    in qualcosa o qualcuno

    giocare
    con essa
    ovviamente
    giocarci

    scherzare con essa
    con grande cautela
    come con un bambino malato
    per strappare alla fine
    con sciocchi giochetti
    un esile
    sorriso

    Zbigniew Herbert

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  2. O Dio,
    dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare;
    il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare;
    la saggezza per distinguer le une dalle altre.
    Reinhold Niebuhr

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  3. L’ACCETTAZIONE UMILE è prendere sul serio la Croce:
    “che se essa non lo toccherà nel corpo,
    lo toccherà senz’altro là dove più si sentirà morire”
    ( A. Sicari)

    L’ORIZZONTE NUOVO
    Coloro che amano Dio davvero
    non amano se non cose vere
    e che siano degne d’amore.
    (S.Teresa d’Avila)

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  4. Quando sentiamo il bisogno di cambiare vita o di abbandonare alcune dipendenze ” il nemico della natura umana” (come lo definisce S. Ignazio di Loyola), cambia la sua strategia, fà di tutto per confonderti, ti inganna con mille ragioni, ti fa sentire triste, incerto,scoraggiato e allora cambiare ti sembra impossibile.Se durante questo faticoso percorso hai la fortuna di fare un felice “incontro” che ti invoglia al bene,che ti da coraggio,pace e fiducia e ti dice ” forza cambiare è possibile!”. Non si sostituisce a te, ma di da la lucidità per capire che i sacrifici che si dovranno fare porteranno buoni frutti.

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  5. nessuno è profeta in patria. il tuo amore, il tuo cambiamento, il tuo essere (finalmente) mettono in allarme il tuo più prossimo (sorelle, fratelli, amici…) che dopo un turbamento immediato si mette sulla difensiva e, non “sentendo”, diffida, e per paura, si allontana.
    e allora occorre ricordarsi di quello che hai scritto una volta: ogni tanto bisogna fermarsi, contemplare l’altra sponda, misurare la distanza con malinconia e speranza.
    nessuno può salvarti, neanche l’amore, se non sai ri conoscerlo a un tiro di sguardo.
    i meno prossimi, si turbano molto, e ti accolgono con simpatia ed è bello sorprenderli con un sorriso che da tempo mancava in modo così naturale, sul loro volto.
    poi potranno chiedersi del perchè di questa piccola gioia vera.
    e magari il loro semino si ri sveglierà chissachilosà!🙂
    “nessuno è profeta in patria” è destino singolare
    più mi sei stato e mi sei così “vicino” e più mi sei così “lontano”, ora che ti Amo!
    incredibile!
    io comunque aspetto e ci sono
    molti baci
    la funambola

    era per dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo davvero il mare🙂

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  6. “Con l’esame di coscienza ogni uomo è posto dinanzi alla verità della propria vita. Egli scopre, in questa maniera, la distanza che separa le sue azioni dall’ideale che si è prefisso.”

    Giovanni Paolo II

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  7. L’INGIUSTIZIA

    Caro Fabrizio, quante volte ci hai parlato dall’ambone, nelle tue omelie, di Dietrich Bonhoeffer, il pastore luterano, che visse “tempi malvagi” (nazismo) , tempi in cui “il mondo tace l’ingiustizia”, tempi in cui “l’oppressione dei poveri e di miseri provoca un forte grido rivolto al cielo che lascia indifferenti i giudici e i potenti”; tempi in cui “le comunità perseguitate e sofferenti chiedono aiuto al cielo e giustizia agli uomini sulla terra e non si rileva NESSUNA voce per difendere i loro diritti”.
    Si punta non alla giustizia, ma alla considerazione della persona, al tornaconto, all’accrescimento della potenza, al delirio di Onnipotenza, e si aprono le strade alla violenza e ai genocidi.
    “ Quando la bocca dei padroni del mondo tace per ingiustizia, le braccia si preparano a compiere azioni malvagie. Il linguaggio espresso da questi atti è spaventoso e non crea equità. Da qui nascono la miseria e il dolore del corpo; e la comunità perseguitata , prigioniera e sconfitta, prova il desiderio di redenzione. Abbandonatemi nelle mani del Signore, ma non in quelle degli uomini”.
    Uno che predicava in questo modo , a quei tempi, ( ma io dico in tutti i tempi) , non poteva che essere “impiccato” e infatti Hitler in persona dispose in tal senso . Bonhoeffer fu impiccato all’alba del 9 aprile 1945, nel campo di concentramento di di Flossenburg ,solo pochissimi giorni prima che la guerra finisse. Nello stesso anno la Chiesa Luterana fece la famosa ammissione di colpa: «La chiesa […] è rimasta muta dove avrebbe dovuto gridare, perché il sangue degli innocenti gridava al cielo… Essa è rimasta a guardare quando sotto la copertura del nome di Cristo si sono compiute violenze ed ingiustizie… La chiesa confessa di aver assistito all’uso arbitrario della forza brutale, alle sofferenze fisiche e spirituali di innumerevoli innocenti, all’oppressione, all’odio, all’assassinio senza levare la propria voce in loro favore, senza aver trovato vie per correre loro in aiuto. Essa si è resa colpevole della vita dei fratelli più deboli e indifesi di Gesù Cristo (gli ebrei)… Lo confessa… Non ha rinfacciato al calunniatore la sua ingiustizia e ha abbandonato il calunniato al suo destino».

    LA SOFFERENZA DEL GIUSTO
    “Il giusto – continua Bonhoeffer – soffre per il mondo, l’ingiusto no. Il giusto soffre per le cose che per altri sono naturali e necessarie. Il giusto soffre per l’ingiustizia, l’insensatezza e l’assurdità degli avvenimenti, soffre per la distruzione dell’ordine divino del matrimonio e della famiglia, soffre per questi motivi non soltanto perché gli appaiono come una privazione, ma perché riconosce in essi qualcosa di malvagio, di empio. Intorno a lui tutti dicono: è così, e SARA’ SEMPRE COSI’ e così dev’essere. Il giusto dice: non dovrebbe essere così, è contro Dio. Il giusto si riconoscerà proprio dalla sua SOFFERENZA : egli porta, per così dire, il sensorio del Signore sulla terra. Per questo egli soffre come il creatore soffre nel mondo. Nella sofferenza del giusto , però, c’è sempre l’aiuto del padre, che gli è continuamente vicino. Il giusto sa che lo lascia soffrire affinché impari ad amarlo per causa sua. Nella sofferenza il giusto trova Dio. E’ questo il suo aiuto. Trovate Dio nella vostra separazione e troverete aiuto!

    LA STUPIDITA’ E PEGGIORE DEL MALE
    Ma c’è di peggio del male, caro Fabrizio, e sono sempre i tuoi lontani richiami a Bonhoeffer a suggerirlo. Il pastore protestante luterano aveva scritto che il conformismo, la “normalità”, la massificazione, quella sorta di “globalizzazione dell’indifferenza” – come l’ha definita il Papa -, che riguarda ampi strati della popolazione – ormai impermeabile ai mali che la circondano – proprio mentre l’orrore scorre ogni giorno davanti allo schermo televisivo – ,contro cui lo stesso Francesco ha invitato il mondo intero a sollevarsi, e per il quale – forse – ha indetto il Giubileo straordinario, il Giubileo della Misericordia, – è in realtà una forma di accidia, di “stupidità”. E la stupidità – scrive Bonhoffer – è un nemico del bene assai più pericoloso della malvagità. Contro il male si può protestare , si può smascherarlo, se necessario ci si può opporre con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell’autodistruzione e lascia sempre un senso di malessere nell’uomo. Ma contro la stupidità siamo disarmati”.
    Paradossalmente , “il male è fragile” e può essere combattuto, e forse anche sconfitto, mentre la stupidità richiede un atto di liberazione interiore ed esteriore. Che è quello a cui si richiama Papa Francesco 70 anni dopo il sacrificio del teologo tedesco, il quale scriveva: “Ogni forte manifestazione di potenza esteriore , sia di carattere politico sia di carattere religioso, investe sulla STUPIDITA’ di una gran parte degli uomini e produce una privazione dell’indipendenza interiore dell’individuo, sopraffatto dall’impressione che su di lui esercita la manifestazione di potenza.

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  8. “Da quando si ferì il mio cuore/non c’è più scampo nè fine”; il dolore è come una indecifrabile tempesta che sradica un albero alla radice quando ci si credeva pronti alle nozze e si esultava per lo Sposo. Fare -proprio- il dolore è “trasformare la materia della sofferenza in qualcosa o qualcuno”: “aprire un orizzonte nuovo..un’altra riva che chiamano -tu-“. Ma un prodigio è il mare dell’amore, mi sconcerta la sua infinità, “Dio della mia vita”, sempre pronto a riavventurarti in una mia nuova creazione. A me che manca il respiro spetta solo l’umile accettazione mentre “Cristo mi preme il cuore” e abilita all’amore.

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  9. Mi piace questa attenzione sulla stupidita’, nessuno osa farne parola,non si sa bene cosa sia..io stessa faccio fatica a riconoscerla..ma dentro di me ,sicuramente c’e’ un angolino stupido..

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  10. Cara Chiara, io credo che “l’angolino stupido”, come dici tu, ce l’abbiamo un po’ tutti, ma fare della stupidità ( che è “privazione dell’indipendenza interiore dell’individuo” ) una costante del nostro essere credo che sia abbastanza grave. E’ un non vivere, o vivere in prestito.

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