Al piccolo poeta triste

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di Sabrina Trane

Il visino corrucciato, lo sguardo obliquo, quasi a rimproverare tanta cecità di fronte all’evidenza. “Su bambini, sorridete”.
“No!” Il volto del piccolo poeta si fa ancora più scuro, come l’abito che indossa. E’ il suo modo di comunicare: “Non vedete che mi sento tanto solo, anche tra gli altri? Non capite che il mio cuore ha bisogno di attenzione e tenerezza? Non mi basta ciò che agli altri bambini è sufficiente. Loro sorridono, sanno stare al gioco: io non posso, non voglio. Ho bisogno di qualcosa in più”.
Quel di più se lo sarebbe preso, nella vita. Miriadi di baci, di corpi da stringere, ammirazione e attenzione, modi sempre nuovi per rivelare agli altri il suo mondo così ricco e sensibile.
Nulla di tutto questo, tuttavia, modificava l’espressione del visino, che restava corrucciata, nel profondo.
Un giorno, un uomo pronunciò la frase: “Vuoi salire?”. Quell’uomo sarebbe stato la sua guida, il suo maestro e amico per decenni. L’unico capace di prenderlo, di strappargli un sorriso nascosto nelle pieghe più intime dell’anima.
Quell’uomo salì al cielo, alla fine di una dura scalata, ma non volle rimanere lassù, a godersi il frutto delle sue fatiche, perché il piccolo poeta era rimasto nel suo cuore, e per niente al mondo lo avrebbe abbandonato. Gli volle donare il suo segreto più importante, ciò che gli mancava per poter proseguire la salita. “La mia arma è la Croce”, gli disse. “In vita non te l’ho confidato, perché è dolorosa da portare. Ma adesso, da quassù, vedo tutto molto più nitidamente, e ti aiuto ancor meglio di quando ero vicino. Prendila, impugnala con forza e con coraggio, senza indietreggiare. Io ti sostengo, fidati, non potrai cadere. Solo così potrai sciogliere il tuo cruccio, e i tuoi occhi saranno illuminati. Guarda avanti: ti vedi? Sei sotto la croce, col viso finalmente sereno, l’abito ha cambiato colore, è così candido! Sì, sei sempre tu: ma quanto trasformato!”.
“L’amore è più forte della morte”, diceva quell’uomo. Si era dato fino in fondo, mantenendo le promesse. Perché non credere che le avrebbe mantenute ancora?
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4 pensieri su “Al piccolo poeta triste

  1. La foto e questa bella interpretazione lasciano davvero spiazzati. Nel tempo di uno scatto e’ raffigurato tutto il destino di una vita. Ora tocca al grande poeta felice scattare la prossima foto.

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  2. Che dire! Nel riprendere fiato dopo questa lettura così toccante, non si può che lasciare l’abbraccio di una preghiera.

    Ho capito che la notte non è soltanto una coperta di velluto nero, piuttosto lo sfondo che esalta la luce d’argento di una luna preziosa che non si risparmia. mai. Quella luce che ci trasmette ogni volta, il poeta di Cristo – così come qualcuno lo ha definito – attraverso la sua predicazione e i suoi scritti, voce libera e intensa che grida ancora e sempre “Tuffati!”

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